Il Ventaglio di Carlo Goldoni

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fotoSi può pensare che Goldoni si sia rivoltato nella tomba l’altra sera guardando la messa in scena del “Ventaglio” da parte della giovane compagnia del Teatro Stabile del Veneto, Teatri e Umanesimo Latino spa.

Sono certo invece che il Maestro, dopo tante noiose rappresentazioni, abbia finalmente ritrovato, con questa fresca ventata di giovinezza, il sorriso. Forse avrebbe preferito una fisicità meno nevrotica, sarà rimasto un po’ basito dall’abbigliamento degli attori e da una serie di oggetti (pistole, cellulari..) a lui sconosciuti, ma vedendo gli spettatori (contrariamente ad altre recenti rappresentazioni) svegli, attenti e allegri, si sarà sicuramente unito agli applausi. In questi ultimi tempi, infatti, più blasonati registi hanno messo in scena Il Ventaglio con una partecipazione del pubblico a scarsa intensità e con la noia che affiorava in modo evidente.

L’originalità dello spettacolo messo in scena da Damiano Michieletto si capisce fin dall’inizio quando un giovane attore con un paio d’ali in veste di un Cherubino presenta questa storia d’amore e, invisibile ai personaggi, ne segue le vicende come un regista provocatore e burlone

In sé, l’idea del ventaglio che, come una freccia scocca dall’arco di Cupido, cade e passa febbrilmente di mano in mano creando equivoci, gelosie, litigi, pettegolezzi, desideri è sicuramente originale e interessante. E ne è coinvolta un’umanità composita fatta di nobili, speziali, osti, servi e artigiani. Ma la moltiplicazione delle trame che si intrecciano, si ingarbugliano e alla fine si riallacciano e i ripetuti intrighi appesantiscono la rappresentazione.

E’ vero che in quest’opera Goldoni tratteggia con finezza la psicologia dei vari personaggi ma è venuto a mancare quell’aspetto comico o boulevardier che svaria dalla commedia dell’arte al vaudevillee si sente la mancanza del coloratissimo vernacolo (pardon) lingua, veneziana.

Molti si sono spesi ad attribuire di significati il ventaglio. Emblema del potere, simbolo di erotismo, indice di smascheramento, incentivo al pettegolezzo. Forse l’oggetto riveste tutti questi significati, anche se credo che Goldoni l’abbia considerato solo un ventaglio.

Se questa sera dunque non ci siamo annoiati, anzi ci siamo divertiti, il merito va alla scrittura originale e piena di invenzioni del regista Damiano Michieletto e ai bravissimi attori: Alessandro Albertin, Silvio Barbiero, Daniele Bonaiuti, Katiuscia Bonato, Giulia Briata, Nicola Ciaffoni, Emanuele Fortunati, Matteo Fresch, Manuela Massimi, Giuseppe Nitti, Silvia Paoli, Pierdomenico Simone. Apprezzati anche il minimalismo scenico di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti e le luci di Alessandro Carletti.

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