Napoli 43: Moscato racconta le Quattro giornate

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Foto di Fiorenzo De Marinis
Foto di Fiorenzo De Marinis

Con il sottotitolo di “Scenario Evento per il 70esimo ‘D.Day’ Napoletano” Enzo Moscato porta al Teatro Nuovo di Napoli un racconto in frammenti. Non un’esaltazione della storia, non una sublimazione degli eventi come si potrebbe facilmente pensare, ma qualcosa di più onirico, una voce flebile di un passato lontano. Presentato in occasione delle celebrazioni del settantesimo anniversario delle “Quattro Giornate di Napoli” promosse dall’Assessorato alla Cultura del Comune, lo spettacolo “Napoli 43” è una produzione della Compagnia Teatrale Enzo Moscato. L’attore, autore e regista partenopeo ha messo insieme una compagnia di talenti, con in prima fila Antonio Casagrande, Benedetto Casillo e Cristina Donadio. La narrazione è quella di un “cunto leggendario” partendo dal buio e dall’essenzialità della scena, come un incubo da rivivere. Quelle quattro giornate del ’43 (27, 28, 29, e 30 settembre), in cui Napoli, da sola, riuscì a liberarsi della presenza nazi-fascista come in un moto di rabbia, non rivivono pienamente nella pièce di Moscato, sono briciole di racconti a farle timidamente intravedere. Come quelli degli scugnizzi che con poche armi a loro disposizione e con l’irrazionalità dettata dagli anni si lanciarono all’assalto dei tedeschi. Come quella di chi resisteva in ogni quartiere della città, di chi finiva deportato, umiliato, fucilato. Moscato con straordinaria coralità, racconta “le vite dei morti”, e quel fare eroico e insieme burlesco di chi ha reagito anche solo lanciando oggetti da balconi o mandando a quel paese verbalmente i tedeschi. Un’ora e quaranta di spettacolo per narrare le ottanta ore di storie, di figure popolari e di sentimenti di quei quattro gloriosi giorni. Una Napoli che non si arrende al nemico (fu infatti la prima città in Europa ad insorgere con successo contro i tedeschi) eppure la prima ad arrendersi al consumismo, i primi a posare le armi e ad impugnare “le spazzole da lustrascarpe”, adescati da cioccolato e sigarette all’arrivo degli alleati. Amara la riflessione sulla mansuetudine odierna, forse nata proprio da quei giorni del 1943, ultimi atti eroici di una città che piano piano ha spento la sua rabbia.

 

Il disegno luci è di Cesare Accetta, i costumi sono di Tata Barbalato, le musiche originali di Claudio Romano. Immagini sceniche di Mimmo Paladino.

Scritto e diretto da Enzo Moscato in scena con Antonio Casagrande, Benedetto Casillo, Cristina Donadio, Salvatore Cantalupo, Gino Curcione, Ciro D’Errico, Enza Di Blasio, Gino Grossi, Carlo Guitto, Rita Montes, Serena Furfaro, Paco Correale, Salvatore Chiantone, i giovani Giuseppe Affinito, Caterina Di Matteo, Francesco Moscato, Giancarlo Moscato, Manuela Mosè.

 

Info: www.teatronuovonapoli.it

 

 

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