“Paolo Villaggio: vita, morte e miracoli” testo e regia di Paolo Villaggio

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Un palcoscenico nudo. Una sola sedia sulla quale uno straordinario Paolo Villaggio intrattiene con grande affabilità il pubblico in sala che interagisce con divertita complicità. Poi le luci si spengono e il grande attore comincia a raccontare gli episodi più significativi, belli, allegri, tristi e commoventi della sua vita, ma sempre con un fondo di ironia amara, di surreale comicità. E questo sconcerta lo spettatore. E’ come se Villaggio avesse scelto il palcoscenico per un ultimo amarcord, una sorta di serata d’addio (dalle scene naturalmente, ma In ogni caso il tocco scaramantico è d’obbligo).

Il tono triste e confidenziale e molti riferimenti a personaggi familiari (il fratello gemello, il padre, la madre) e dello spettacolo ormai scomparsi (De André, Gassman, Tognazzi, Fellini) coinvolgono emotivamente lo spettatore facendolo cadere nella trappola del teatro dove è difficile distinguere fra reale e surreale. Una miscellanea di frammenti ricchi di intelligente umorismo e di grande umanità. Una serie di ricordi che Villaggio sviluppa andando a pescare nei recessi della memoria dove i fatti remoti passano attraverso il filtro del tempo che spesso li trasfigura. Il ricordo della notte illuminata dalle lucciole (ora che sono scomparse) ci fa consapevoli che, a distanza di pochi anni, troppe cose sono cambiate e la scomparsa delle lucciole si fa metafora dei valori perduti in una società inquinata dal denaro e dal consumismo.

E, con un linguaggio adatto alle sue corde, Villaggio riesce a far convivere la commozione con la risata. E se si è riso poco lo dobbiamo alla sensibilità dell’attore che ha rinunciato ai facili applausi legati all’ineguagliabile comicità del personaggio Fantozzi.

Grazie Paolo per averci regalato una merce rara, l’emozione.

P.S. Caro Maestro la ringrazio per aver ricordato l’inebriante dolciastro intenso profumo dei pitosfori che in questa calda estate ha inondato, puntuale tutte le sere verso mezzanotte come il fantasma del castello, la mia casa sulla scogliera di Sori. E il profumo del mare e degli scogli, mi creda, riesce ancora a vincere l’inquinamento. Certo che il bicchiere pieno di lucciole lo porterò con me per illuminare la crosa che mi porta al mare.

 

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