Ballata di uomini e cani

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fotodi e con Marco Paolini

dedicata a Jack London

musiche originali composte ed eseguite da Lorenzo Monguzzi con Angelo Baselli e Gianluca Casadei

chitarra e voce Lorenzo Monguzzi – clarinetto Angelo Baselli – fisarmonica Gianluca Casadei

consulenza e concertazione musicale Stefano Nanni – animazione video di Simone Massi

disegno luci Daniele Savi e Michele Mescalchin – consolle audio Gabriele Turra

consolle luci Michele Mescalchin assistenza tecnica Graziano Pretto – direzione tecnica Marco Busetto

elementi scenici, illuminotecnica e fonica Ombre Rosse, Slack Line Lab

produzione Michela Signori, Jolefilm

Lo spettacolo è stato realizzato grazie al sostegno di Trentino spa – I suoni delle Dolomiti

Dal 21 gennaio al 2 febbraio sul palcoscenico del Teatro Argentina di Roma Marco Paolini attraversa i terreni avventurosi dello scrittore statunitense Jack London, muovendosi tra i suoi racconti come in un paesaggio selvaggio, dove la natura estranea e ostile obbliga a lottare per la sopravvivenza e svelare il senso della propria solitudine.

Passaggi di frontiera, terre di confine tra Canada e Alaska e spazi dalla bellezza glaciale, accorciano le distanze storiche della corsa all’oro nel Grande Nord, per restituire lo spirito d’avventura e di libertà di fine XIX secolo che anima BALLATA DI UOMINI E CANI, dedicata a Jack London. Storie di speranze, paure e disperazione nel rapporto-limite tra uomo, natura e morte, che l’abilità oratoria di Paolini ha raccolto dalle pagine di una delle penne più turbolenti del primo Novecento. Sul palcoscenico i tre racconti londoniani, Macchia, Bastardo e Preparare il fuoco, si intrecciano in una sorta di “canzoniere teatrale” con gli episodi giovanili tratti direttamente dalla biografia del romanziere americano, inanellandosi  alle ballate composte ed eseguite dal vivo da Lorenzo Monguzzi, (affiancato in scena da Angelo Baselli e Gianluca Casadei), e alla video-animazione di Simone Massi.

L’antologia di racconti è solo il punto di partenza per costruire un repertorio di storie dove uomini e cani sono coprotagonisti dell’umorismo di Macchia, «l’unico cane da tiro che non tira», animale ribelle e individualista acquistato per tirare la slitta verso la corsa all’oro. Mentre drammatico diventa il rapporto d’amore e odio fra l’uomo e il cane di Bastardo, protagonista di battaglie violente col suo padrone Black Leclèr. Intenso e commovente è il duetto di Preparare un fuoco, l’epica lotta di un giovane camminatore che, avventurandosi nel gelido inverno del Klondike, congela sotto lo sguardo disincantato del suo cane. Portando in scena le avventure scritte e vissute da London, Paolini mette a confronto la spietata stoltezza umana con la lucida istintività animale. Così, l’umana solitudine nell’esperienza personale con la natura, e la piena autenticità nel rapporto individuale con la morte, obbligheranno ad interrogarsi sull’esistenza attraverso lo sguardo, prima ironico, poi crudele, infine solidale dell’unico compagno dell’uomo, il cane.

Ballata di uomini e cani nasce nel 2010, quando Paolini cominciò a raccontarne le storie e le avventure nei boschi, nei rifugi alpini, nei ghiacciai, lasciando che prendessero forma teatrale nel rapporto con gli ascoltatori. «A lui devo una parte del mio immaginario di ragazzo – racconta Paolini – ma Jack non è uno scrittore per ragazzi, la definizione gli sta stretta. È un testimone di parte, si schiera, si compromette, quello che fa entra in contraddittorio con quello che pensa. È facile usarlo per sostenere un punto di vista, ma anche il suo contrario: Zanna Bianca e Il richiamo della foresta sono antitetici. La sua vita è fatta di periodi che hanno un inizio e una fine e non si ripetono più. Lo scrittore parte da quei periodi per inventare storie credibili dove l’invenzione affonda nell’esperienza ma la supera».

Con Ballata di uomini e cani Paolini sospende la narrazione di vicende autobiografiche, civili, politiche o di cronaca, per ritornare al racconto di viaggio, ispirandosi alla vita dello scrittore girovago che diventa una riflessione profonda sulla realtà contemporanea dei nuovi vagabondi. I migranti provenienti dall’Est alla ricerca di una “nuova corsa verso l’oro”, disposti a rischiare la propria esistenza nella speranza di un futuro migliore.

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