Ghetto al Teatro Nazionale di Roma in scena fino al 2 marzo

0
179
Condividi TeatriOnline sui Social Network

Foto di Francesco Squeglia
Foto di Francesco Squeglia

È la musica Klezmer l’anima e il cuore di Ghetto il nuovo balletto di Mario Piazza che porta in scena al Teatro Nazionale di Roma il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. “Attraverso un viaggio virtuale – dice Mario Piazza coreografo e regista dello spettacolo – Ghetto intende evocare l’atmosfera culturale, psicologica ed umana delle genti zingare, ebree, nere”: il balletto in effetti non segue un regolare e prevedibile andamento drammaturgico e narrativo per affidarsi invece attraverso le immagini alla costruzione dei ricordi e della memoria.

Il ricordo del matrimonio di David (Claudio Cocino) e Sarah (Sara Loro), confortati e circondati dal calore dalla comunità diventa l’incipit dell’azione fra gioie e dolori: il balletto rievoca i topoi della tradizione ebraica e nomade attraverso la figura centrale ed eterea di Tikvah, che richiama la leggerezza di Marc Chagall, interpretata dall’étoile Gaia Straccamore, impalpabile presenza in verde smeralda e la presenza reale del Rabbino capo (Manuel Paruccini) che segue la comunità.

Ghetto non è atmosfera di emarginazione e persecuzione razziale, ma si connota come segno di appartenenze, si delinea come parte integrante della storia di recupero delle proprie radici: è vitalità, è espressione fisica e mentale che prede vita attraverso la gioia dei danzatori che delimitano l’identità culturale, l’unità e la collettività fra pas de deux e giocose contrapposizione fra la sfera maschile e la sfera femminile.

Leit motiv del balletto è la scalmanata musica klezmer e le esaltanti musiche di Goran Bregovic tratte da Underground (all’epoca legato in sodalizio artistico con il regista Emir Kusturica) a sottolineare le tensioni emotive, la collettività, la famiglia e le tradizioni, abiti di Anna Biagiotti, che veste gli uomini in abiti tradizionali e le ballerine con colori del sottobosco a richiamare le gonne dei dervisci roteanti.

Ghetto come isola di approdo – dice Piazza – un luogo dove vivono e si esprimono le esperienze delle persone che s’incontrano, in cui le storie di tutti si fondono in un’unica storia dell’umanità”. Ghetto non è segregazione, ma cultura e riconoscimento della propria identità e della proprie radici culturali attraverso un’espressione di gioiosa libertà.

Ultime repliche in programma venerdì 28 (alle ore 20), sabato 1 marzo (alle ore 18), domenica 2 marzo (alle ore 16.30).

LEAVE A REPLY