“Cassandra” da Christa Wolf

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Partiamo dai commenti. In questo monologo tratto dall’omonimo libro di Christa Wolf la forma prevale sulla sostanza, la musicalità vocale prevale sulla semantica. Il suono, i colori, i chiaroscuri, i toni della voce, le pause dell’eccezionale interprete Ida Marinelli, ci raccontano tutto. Voglio dire che se il testo fosse anche recitato in greco (come Odyssey” diretto da Robert Wilson) le sensazioni, l’emozione che attraverso la voce, gli sguardi, le posture, i gesti dell’interprete ci precipiterebbero senza intermediari (la parola) nel mondo di Cassandra, la sacerdotessa troiana, figlia di Ecuba e Priamo che aveva la capacità di prevedere il futuro. Ma prevedere gli eventi senza avere la capacità di intervenire per modificarne il corso dà a Cassandra lo straniante senso del nulla, di “illuminata” impotenza. Ma la sua è una dote che si trasforma in crudele accettazione di un destino predefinito. La sua pre-visione non le ha impedito di diventare una prigioniera, di essere considerata una pazza, di morire sull’isola di Micene nella più completa solitudine dopo che Agamennone l’ha condotta con sé a seguito dell’epica, distruzione di Troia. E oltre all’intima frustrazione Cassandra deve subire l’ignoranza e l’insensibilità del potere che non ne tollera il disfattismo, la rottura con il padre Priamo accecato dal meccanismo inarrestabile della guerra.La struttura narrativa di Cassandra (trad. di Anita Raja) di Christa Wolf, è fondata sulla rievocazione: un flusso continuo di sentimenti come emergono nella memoria dal presente al passato e ancora al presente, a poche ore dalla morte. Un’elegia con lamenti, invocazioni, paure, amore, odio. Racconta il tramonto e la rovina della sua città e si affollano alla memoria l’uccisione del fratello Troilo da parte della bestia Achille, l’amore per Enea, la vicenda di Paride ed Elena, la vita delle comunità femminili sulle rive del fiume, la smania di piacere, la danza sfrenata e impudica delle donne, l’esperienza dello “sverginamento rituale delle donne nel tempio”, il ricordo della sorella Polissena. In Cassandra si sviluppa una forte coscienza morale, la sua ribellione e opposizione agli inganni, ai vizi dell’orgoglio, alla fabbricazione di falsi pretesti per commettere soprusi, alle ragioni di stato per giustificare ogni oppressione e la guerra. è quanto mai attuale. Francesco Frongia è uno e trino, cura con sapienza la regia, la scenografia e i costumi. Belli i fondali disegnati da Ferdinando Bruni, funzionali le musiche e i suoni di Gionata Bettini e il servizio luci di Nando Frigerio.

Meritatissimi gli applausi e le numerose chiamate alla ribalta della bravissima Ida Marinelli.

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