Quelli che la Danza 2014

0
367
Condividi TeatriOnline sui Social Network

fotoLa rassegna “Quelli che la Danza”, promossa e distribuita dal CDTM – Circuito Campano della Danza – sotto la direzione di Mario Crasto De Stefano, si è svolta nel doppio appuntamento tra via Montecalvario e vico Lungo Teatro Nuovo. Un incrocio di storie e performance nazionali ed internazionali all’interno degli spazi, Sala Assoli e il Teatro Nuovo, che sono diventati il centro di chi, danzando, incarna l’essenza stessa del pensiero teatrale.

In apertura, martedì 4, si è dato spazio a due interessanti coreografie selezionate nell’ambito della giovane danza d’autore: Anticorpi eXpLo. Rassegna promossa dalla Anticorpi XL che si svolge ogni anno a Ravenna nel mese di settembre, nell’ambito del festival “Ammutinamenti” e che offre visibilità alle compagnie emergenti. La prima performance, interpretata da Davide Calvaresi e promosso dall’associazione culturale 7-8 chili, dal titolo DISPLAY, è un progetto che fa parte di un percorso di ricerca sulle possibilità di interazioni tra immagine video e movimento. Lo spettacolo racconta l’inadeguatezza e l’isolamento dell’uomo contemporaneo, che da dietro una finestra osserva e gioca a descrive il mondo. La finestra è lo schermo/monitor su lo sguardo si affaccia quotidianamente, il limite che distorce e deforma la visione. Il rapporto video-corpo è la proiezione di un sguardo iper-reale, dove lo schermo si sovrappone al palco. Anche la seconda performance, ALLUMIN-IO, nata da un’idea di Alessia Lovreglio e Laura Russo, esprime il contrasto mediante l’opposizione di due elementi: l’alluminio e la carne. La presenza e l’assenza del performer in uno spazio malleabile e duttile, come l’alluminio, è in grado di esprimere la trasformazione, anche poetica, dei materiali. La prima serata si è conclusa al Teatro Nuovo dove la compagnia diretta da Enzo Cosimi ha messo in scena WELCOME TO MY WORLD. Gli interpreti Paola Lattanzi, Alice Raffaelli, Francesco Marilungo e Riccardo Olivier si muovono in uno spazio visionario, ancestrale, dove il preludio della nascita di un nuovo mondo compone la straordinaria foresta di corpi che la loro interpretazione regala al pubblico. Il rapporto uomo-natura si amplifica grazie alle luci e alle musiche che nello spazio scenico costruiscono e contemporaneamente scompongono la visone degli elementi proposti da Cosimi. Latte e sangue, maschile e femminile sono solo alcuni degli elementi che si contrastano e si uniscono nel viaggio visionario dell’autore. Rimane solo il rimpianto che questo spettacolo, insieme ad altri, sia andato in scena a Napoli solo per una sera.

Mercoledì 5 febbraio il coreografo greco Petros Gallias ha portato in scena il suo lavoro frutto di un laboratorio con giovani ballerini italiani dal titolo IN STATO DI ALLERTA IV. Nel segno della poesia di Nikos Kavadias, poesie di ombre e dell’amore, si compone questa esercitazione che trasforma questi elementi in movimento, suono, parola, immagine, colore, ma rimane sempre una prova di resistenza e di prontezza. Eppure non è una semplice esercitazione, né un risultato di un processo laboratoriale, ma una performance che grazie alla poetica di Petros Gallias e alla freschezza d’animo che riescono a mettere in scena i suoi ballerini – Luisana Vinci, Francesco Borriello, Giorgio Loffredo, Noemi Capuano, Roberto Barra – regalando al pubblico una tra le migliore espressioni della rassegna. BODY MOODS: WHICH ONE IS YOURS? è il secondo appuntamento della serata con la direzione coreografica di Caludio Malangoni. Prima dello spettacolo viene chiesto al pubblico di rispondere ad un breve questionario così da indicare il proprio biotipo. I risultati del test compongono la struttura dello spettacolo diviso in quattro parti, una per ogni categoria: sanguigno, collerico, flemmatico e melanconico. Seppur l’idea di partenza sembra essere molto interessante il risultato dell’esecuzione, accompagnata dall’ottima prova di Marta Cinicolo, Adriana Cristiano, Marianna Russo, Vincenzo Capasso e Alessandro De Santis, risulta a tratti scontata e didattica.

CARMEN DUO è il lavoro interpretato e ideato da Giovanna Velardi in scena alla Sala Assoli giovedì 6 febbraio. Accompagnato dall’attore Filippo Luna interpretano, secondo la visione della Velardi, Don José e Carmen, portatano in scena di due identità contrapposte: il maschile virile, forte e disperata mentre il femminile è vitale, sensuale, coraggioso, irriverente. La versione contemporanea dell’opera di Merimee/Bizet distorce il sentimento e disumanizza fino alla violenza e all’incomprensione il loro incontro scenico. Carmen/Velardi è l’incarnazione dell’energia che diventa libertà, che si accende e brucia nel segno dell’amore. Decisamente diversa è ideazione, regia e coreografia per SYRENE di Maria Grazia Sarandre e con le letture di Caterina Vertova. Non convince questo spettacolo, che nel rincorrere il troppo, l’estetico per l’estetico, si perde come tra i canti delle sirene restando un vuoto via vai di bei costumi.

All’insegna della visionarietà si apre la serata di venerdì, prima con REQUIEM K626 di Simona Lisi e poi con SUB ROSA_C.S.O. di Nicoletta Cabassi. Musica per occhi, questo è il tentativo di Requiem in re minore, opera incompiuta di Mozart che Lisi usa come ispirazione per un lavoro sul corpo prettamente al servizio della musica. ‘Introitus’ come introduzione al dramma dello scontro tra destino e scelta individuale; ‘Kyrie’ come terreno di lotta interiore; ‘Dies Irae’ come ribellione cieca e violenta; ‘Silenzio’ come luogo della coscienza ritrovata; ‘Communio’ come risoluzione coraggiosa. Completamente visionario è anche l’assolo di Nicoletta Cabassi, che parte dalla relazione con l’opera del fotografo Joel-Peter Witkin. Le immagini sono filtrate,“attraversate” per dirla alla Gilles Deleuze e Antonin Artaud, da corpo avanguardistico della Cabassi. La serata si è conclusa con la perfomance prodotta dal Teatro Stabile delle Marche I WILL BE THERE WHEN YOU DIE di Alessandro Sciarroni. In scena, oltre ai giocolieri Lorenzo Crivellari, Edoardo Demontis, Victor Garmendia Torija e Pietro Selva Bonino, c’è la consapevolezza dell’errore, della gravità. Lo spettacolo verte sulla giocoleria intesa come linguaggio fatto di figure variabili all’infinito. Pratica, regola, disciplina, impegno, concentrazione, costringono gli interpreti a stare nel tempo presente, senza possibilità di tornare indietro, ancora e ancora e ancora.

La penultima giornata di sabato si è aperta con Piera Principe che ha presentato il suo volume ZATTERA DI NESSUNO. DIARIO DI UNA DANZATRICE TRA ABILITÀ E DISABILITÀ. Un diario che è il frutto del laboratorio permanente “per viaggiatori abili e disabili”, rivolto alla scoperta della relazione tra le abilità e i limiti del nostro corpo-voce. Nel libro, edito da Titivillus, l’autrice si scompone in tre piani differenti. L’incidente che ha caratterizzato la sua riscoperta del corpo si intreccia con gli aspetti laboratoriali e storiografici della sua danza verso il limite. Il volume dimostra il livello di impegno politico con cui il teatro sociale di Piera Principe si manifesta nel dare dignità e professionalità ad un’arte a metà strada tra disagio e la cura. Il corpo come superamento di un limite fisico continua nella non-danza di Giulio D’Anna nella messa in scena di PARKIN’SON, vincitore del premio Equilibrio 2011. Figlio e padre (Stefano) D’Anna esplorano la loro relazione sul palco: una collezione di eventi personali, drammatici e non, che trovano la propria testimonianza sulle linee della pelle e sulle forme di due corpi legati dal sangue e dalla propria storia. L’anagrafe degli interpreti s’interseca con il movimento, creando una partitura che si muove tra teatro e astratto, dove la malattia marca limiti da oltrepassare. La DaCruDanceCompany chiude la serata di sabato mettendo in scena KAZE MONONOKE. Ideazione e regia sono a cura di Marisa Ragazzo con il contributo coreografico di Omid Ighani, in scena ci sono Samar Khorwash, Paolo Ricotta, Serena Stefani, Claudia Tloni, Afshin Varjavandi e Tiziano Vecchi. Il tempo e i gusti dell’hip hop si incontrano con la bellezza dei petali in caduta dei ciliegi, facendosi investire da questo fragile vento rosso. La messa in scena rimanda a questo moto malinconico e visionario delle stagioni, che si ripete in quattro diversi movimenti con proiezioni e una serie ci colonne sonore che rendono pop il linguaggio.

L’ultimo giorno si è chiuso con due spettacoli alla Sala Assoli . EX-SISTERE – ALTERITÀ DEL VINO con Alessandro Certini, un canovaccio duttile e ironico, tra danza, testo e musica, che raccontando delle qualità intrinseche del vino, ci riporta sulla soglia tra natura e cultura, dove l’uomo usa l’arma che gli è propria, il pensiero, e nel pensiero osserva se stesso, l’altro e quella condizione di innocenza a cui aspira senza poter tornare. BIRDING (ANIMAL ART), nato da un’idea di Charlotte Zerbey e Alessandro Certini viene messo in scena da Claudia Catarzi, Massimiliano Barachini, Charlotte Zerbey, Alessandro Certini. Birding è la prima parte del progetto Animal Art il quale pone al centro le forme segrete della vita in natura. La coreografia nasce dall’esperienza sensoriale e prettamente fisica dell’osservazione e dell’ascolto degli uccelli, nata da una ricerca di corrispondenze tra l’esigenza espressiva e l’istinto rituale intorno. La danza diventa il medio che apre al simbolo ciò che è atto fisico: comunicazione istantanea, separazione e contatto, paesaggio di gruppo e solitudine, mondo delle cose e aldilà sospeso. La rassegna si conclude al Teatro Nuovo con Michele Merola – MM Company che presenta CINQUE CANTI: un pretesto letterario sull’amore, un lavoro che rifiuta ogni facile alibi seduttivo e si lascia condurre in un discorso amoroso, tra sincerità e artificio. A parlare cinque coreografi, cinque pezzi originali e differenti ma speculari, nel ritrovarsi in un pensiero comune, rimosso e silente, sull’amore.

LEAVE A REPLY