Sun

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Foto di Gabriele Zucca
Foto di Gabriele Zucca

coreografia e musica Hofesh Shechter

scene Merle Hensel

disegno luci Lee Curran

costumi Christina Cunningham

danzatori Maeva Berthelot, Winifred Burnet-Smith, Chien-Ming Chang, Sam Coren, Frederic Despierrre, Bruno Guillore, Philip Hulford, Yeji Kim, Kim Kohlman, Erion Kruja, Merel Lammers, Sita Ostheimer, Marla Phelan, Attila Ronai, Diogo de Sousa e Hannah Shepherd

produzione Hofesh Shechter Company

con il supporto di Bruno Wang e The Columbia Foundation fund della London Community Foundation

co-produzione Brighton Dome & Brighton Festival, Sadler’s Wells London, Melbourne Festival, Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, Théâtre de la Ville – Paris, Festspielhaus St Pölten, Berliner Festspiele – Foreign Affairs, Romaeuropa Festival

con il sostegno del Mercat de les Flors e il Theatre Royal Plymouth

La Hofesh Shechter Company è sostenuta da fondi pubblici provenienti dalla National Lottery attraverso Arts Council England.

Hofesh Shechter è un artista associato del Sadler’s Wells e la Hofesh Shechter Company è compagnia in residenza al Brigthon.

 

PRIMA NAZIONALE

 

«Il sole è bello, luminoso, tutti lo desideriamo, ma è anche molto caldo e pericoloso», spiega Hofesh Shechter a proposito della sua nuova creazione “Sun”, un potente spettacolo di danza che contraddistingue un altro passaggio nella ricerca di questo coreografo anglo-israeliano. Nato a Gerusalemme dove ha studiato danza e musica, come coreografo Shechter muove i suoi primi passi in Gran Bretagna, e oggi la sua compagnia ha base a Brighton: negli ultimi dieci anni si è imposto a livello internazionale grazie a spettacoli come “In my room” e “Political Mother”, entrambi ospiti delle passate edizioni di Romaeuropa. Lo stile che lo ha consacrato si distingue per l’ispirazione nella danza popolare mediorientale o nordeuropea, reinterpretata in chiave contemporanea attraverso energetiche coreografie di gruppo da cui emergono lampi solistici, il tutto plasmato da un ritmo indemoniato, con scene che dissolvono l’una nell’altra come in un montaggio cinematografico, e da una musica potente e aggressiva, che cura lui stesso in parte componendola o attingendola da un repertorio che dalla classica arriva al rock. Un artista dunque ad alta pressione spettacolare, che tuttavia ha anche un lato nascosto: altra caratteristica di Shechter è infatti la capacità di indagare attraverso la danza e il movimento aspetti oscuri psicologici, sociali e antropologici dell’agire umano. Se infatti in “In my Room” l’individuo si specchiava nei rapporti con gli altri, e centro di “Political Mother” erano invece le dinamiche di gruppo, stavolta con “Sun” a tenere la scena è il potere, e le sue logiche crudeli, violente, ma anche grottesche. «Naturalmente è solo danza –aggiunge sornione Shechter–, ma mi piacerebbe che tornando a casa, il pubblico, avesse qualcosa su cui riflettere».

 

 

 

 

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