Le Troiane. Frammenti di tragedia

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fotoLo spettacolo è il sorprendente risultato di un progetto che le bravissime Mandracchia, Reale, Toffolatti e Torres hanno elaborato attingendo a Euripide, Omero, Seneca, Ovidio, Sartre. Da questo caleidoscopio colmo di frammenti sono uscite immagini di grande impatto emotivo. Di questa pièce ci ha colpito l’intensità, oltre che del testo, dell’interpretazione che le quattro attrici hanno offerto a un pubblico attento e plaudente. Tre hanno partecipato alla drammaturgia e alla regia Manuela Mandracchia (Cassandra), Sandra Toffolatti (Elena), Mariangeles Torres (Andromaca). Il cast è completato dalla straordinaria Gianna Giachetti nella parte di Ecuba.

Le Troianenarra la storia drammatica delle donne troiane che, orfane di padri, fratelli, figli e mariti, si ritrovano schiave dei vincitori i quali, dopo aver messa a fuoco Troia, raccolto il bottino e fatto scempio dei nemici, si spartiscono i loro destini e si apprestano a partire per la Grecia con le donne prigioniere. Elena è “la straniera” sentina di colpe, Cassandra la veggente inascoltata, Andromaca la vedova di Ettore, ma il personaggio centrale è Ecuba la vecchia moglie di Priamo che ha visto il marito ucciso barbaramente nella notte del grande inganno. I Greci si sorteggiano dunque le donne troiane che diventano loro schiave.

La psiche della donna si fa teatro. Uno studio teatrale sulla violenza di genere, la pièce infatti è tutta al femminile, ma l’umiliazione, il dolore, la disperazione, lo sradicamento hanno carattere universale nei confronti di tutte le vittime delle guerre, delle distruzioni che ieri come oggi dilaniano l’umanità. In quei momenti è inevitabile il conflitto fra le vittime e le feroci accuse a Elena la “diversa”. Il delirio fa dire ad Andromaca, disperata per la notizia della crudele uccisione del giovane figlio Astianatte “ è meglio morire che vivere nel dolore”. Ma Ecuba non accetta la rinuncia a combattere perché la vita è speranza, la morte il nulla. Così dalla violenza e dalla crudeltà della guerra può nasce l’attaccamento alla vita (dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior).

Quel che rimane nella mente e nel cuore è il lamento straziante delle troiane che danno voce al popolo dei vinti e degli umiliati e gridano all’orrore e all’assurdità di tutte le guerre.

Se la tensione emotiva non è mai venuta meno lo dobbiamo anche a Mauro De Santis che ha curato la scenografia e le luci e a Francesco Santalucia per le musiche eseguite dal vivo.

Gli applausi, mai così meritati, sono lunghi e commossi.

P:S. Troppo modeste le nostre artiste che si presentano sotto la sigla di produzione di MITIPRETESE…

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