Giuseppe Manfridi in “Trafitto da lance”

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Foto di Tedeschi
Foto di Tedeschi

pièce su Dino Campana di Giuseppe Manfridi, fresca di pubblicazione per la casa editrice La Mongolfiera.

Nella mise en espace lo affiancano alcuni allievi del Laboratorio di conoscenza e interpretazione teatrale della vita e dell’opera di Dino Campana

condotto da Giancarlo Cauteruccio

Prosegue il progetto CANTI ORFICI: UN LIBRO TRA DUE SECOLI – nel centenario della pubblicazione del Libro Unico di Dino Campana a cura di Teatro Studio Krypton, e, come settimo appuntamento della rassegna, va in scena il 27 novembre alle ore 21.00 al Teatro Studio, Trafitto da lance in una mise en espace che vede protagonista lo stesso autore Giuseppe Manfridi, con i giovani attori del laboratorio, ad ingresso libero.

Giuseppe Manfridi, una delle voci più autorevoli della nuova drammaturgia nazionale, scrive un testo originale in versi che – come dichiara lo stesso autore – enfatizza un episodio focale della biografia campaniana. Mi riferisco alla riscrittura dei ‘Canti Orfici’: impresa disperata alla quale il poeta si accinse dopo il drammatico smarrimento della prima stesura affidata, in copia unica, a Soffici. Si sa, difatti, come, nell’angustia di una stanzetta del Municipio marradese e affiancato da un funzionario che gli fece da dattilografo, Campana, nell’arco di poche settimane, abbia ricostruito la sua opera intarsiando convulsamente appunti residuati a lacerti della memoria e, soprattutto, ai doni di una nuova e inarginabile ispirazione. Poche settimane che possono, per volontà d’artificio, essere immaginate come un autentico epicentro di febbri… di slanci… di ricordi tracimati dal magma della creatività e di folgoranti annunci di eventi a venire. Su tutti, l’epifania di Sibilla. – A raccontare la storia,  tre figure maschili: l’una che si innerva nell’altra.  Diremo subito di un Coro, in cui è facile vedere lo stesso Campana, ma proiettato oltre il pathos del presente, e capace, perciò, di illustrarsi – spesso, di commentarsi – e di chiarire il senso del proprio divenire e del proprio involvere. Un Coro che determina, in definitiva, l’intelaiatura epica su cui poggia e da cui emerge l’intera vicenda. 

Vi è poi Dino Campana nell’evidenza della sua carnalità. A tratti, un vero e proprio energumeno che non si frena dal dare sostanza piena a tutta la sua furia civile e alla sua ingordigia di miti femminini; nonché a un’indomabile aggressività fisica che lo scaglia, pericolosamente, contro il povero funzionario, reo di seguire a stento quel torrentizio profluvio verbale – un autentico canto ‘in diretta’ – che egli dovrebbe redigere, diligentemente, su carta.  E, da ultimo, vi è, per l’appunto, questo solerte e disorientato copista, che si rivelerà essere una sorta di ‘alter ego’ del poeta: quasi un suo costernato doppio rimesso a fungere da utero prestato di modo che il parto sia possibile. E il parto avviene. Il libro rinasce.  Il copione è scritto in versi al fine di sbalzare con la massima evidenza la corposità molteplice del suono. Nessun tentativo di scrivere ‘alla Campana’!… Pochissime e quasi nulle le citazioni (se non, eventualmente, di carattere tematico). Desiderio, piuttosto, di usare una voce nuova per alludere a una voce antica; con libertà d’invenzione ma nel rispetto di una vita tante volte irrispettata.

INGRESSO LIBERO fino ad esaurimento posti disponibili

Teatro Studio – Via Donizetti, 58 – Scandicci

info 055 7591591 – info@teatrostudiokrypton.it www.teatrostudiokrypton.it

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