Jesus

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Foto di Marco Caselli Nirmal
Foto di Marco Caselli Nirmal

SUPERSTART – PROGETTO TEATRO OFF – TEATRO STABILE DEL VENETO

una produzione Babilonia Teatri

di Valeria Raimondi, Enrico Castellani, Vincenzo Todesco

con Valeria Raimondi, Enrico Castellani, Ettore Castellan

scene Babilonia Teatri

luci e audio Babilonia Teatri/Luca Scotton

costumi Babilonia Teatri/Franca Piccoli

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Un cartellone decisamente interessante quello proposto da SUPERSTART, Progetto Teatro Off del Teatro Stabile del Veneto: sono 10 appuntamenti – tra Padova e Venezia – sui temi del contemporaneo. Ha aperto la rassegna la compagnia Babilonia Teatri con lo spettacolo “JESUS” interpretato da Valeria Raimondi.

Dalla vittoria del Premio Scenario 2007 alla prima edizione del Premio Off nel 2010, i Babilonia Teatri hanno portato avanti un percorso artistico coraggioso, anticonformista e irriverente (hanno indagato molti temi scomodi, dalla morte, alla pedofilia, dal razzismo alla disabilità), calcando i più prestigiosi palcoscenici legati al contemporaneo.

Jesus è senz’altro una proposta teatrale d’avanguardia, una proposta che ha – finalmente – della prospettiva. Lo spettacolo si legge su più livelli. C’è la domanda elementare, così banale che è proprio un bambino a porla: perché si muore? Eppure, per quanto banale sia, questa domanda è all’origine di tutte le risposte dogmatiche. Jesus è senz’altro un viaggio nella religione per capire perché si crede. Ma non solo. E’ anche la spiegazione della violenza, della necessità del capro espiatorio (se si muore sarà pure colpa di qualcuno). È anche la rilettura in chiave post moderna della divinità capitalizzata dalla società simulacro. Appare evidente come la sacra ostensione del bene, che dovrebbe portare coesione sociale, degeneri nell’oscenità totalizzante. Pop. Esilarante e illuminante la scena in cui v’è la simbolica messa a morte del Dio: l’agnello di Dio, appunto. La società dei consumi bonifica il religioso ma non rinuncia al cannibalismo del pasto totemico (questo è il mio corpo prendete e mangiatene tutti). Estetizza quindi il rituale e lo consegna alla società dello spettacolo: ecco a voi Master Chef con candido berretto da cuoco che insegna al pubblico devoto come si scanna l’agnello pasquale e ci rende appetitoso il piatto eucaristico. In scena si susseguono momenti di grande intensità intellettuale e la ricerca concettuale che sottende alla critica profonda – e alla profonda ricerca di verità di questo spettacolo – ci fanno sorvolare su alcune debolezze nell’impianto. Azzeccatissimo invece il linguaggio hard boiled che shifta dal dialettale al glamour, dimostrando così la trasversalità – e l’invincibilità – del pensiero religioso. Un plauso, quindi, a Babilonia Teatri, al loro teatro filosofico, di ricerca sperimentale e al loro coraggio, ideologico e sincero.

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