La cantatrice calva

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la cantatriceMassimo Castri ritorna al Teatro Metastasio di Prato con la sua ultima regia, “La cantatrice calva” dell’autore Eugène Ionesco. Castri sceglie un testo che è tutt’ora attuale, pur essendo stato scritto a metà del secolo scorso. Il testo ci racconta di come sia difficile la comunicabilità tra gli individui nella moderna società, di come i rapporti tra questi siano falsi, superficiali e spesso annoiati dalla routine di ogni giorno.

Quindi, dietro la scelta registica di portare in scena un testo simbolo di quello che viene definito teatro dell’assurdo, c’è tutta una volontà di mettere in scena uno specchio della società di oggi.

Protagonisti sono due coppie inglesi, i signori Smith e i signori Martin, rappresentanti della tranquilla borghesia di metà Novecento. Lo spettacolo si articola in un crescendo di frasi fatte, quelle che potrebbero sembrare inizialmente chiacchere da salotto tra “signori perbene”, fino ad arrivare ad un’incoerenza e ad un’esplosione verbale, e poi a un’aggressività del linguaggio, un’aggressività che i personaggi sopprimano fino alla conclusione dello spettacolo. Non c’è una vera trama, ma solo un susseguirsi di dialoghi assurdi e incoerenti che animano una situazione comica-grottesca.

Il cast è composto dagli attori della Compagnia Stabile del Metastasio: Valentina Banci, Francesco Borchi, Elisa Cecilia Langone, Mauro Malinverno, Fabio Mascagni e Sara Zanobbio.

Lo spettacolo che era andato in scena al Metastasio già nel 2011, dopo una lunga tournée ritorna al Teatro Stabile. C’è sempre un gran piacere nel rivedere un grande classico teatrale, soprattutto se a metterlo in scena è Massimo Castri. Sono quei testi che non affrontano uno spaccato di storia, ma di vita, di relazioni umane che tendono a rimanere sempre le stesse nel susseguirsi dei decenni. È uno spettacolo “La cantatrice calva” da far vedere ai ragazzini delle scuole, forse proprio perché è uno di quei pochi generi che possono far innamorare un adolescente del teatro. Sicuramente se Ionesco avesse scritto il testo ai giorni nostri avrebbe messo in mano ai suoi personaggi un iPhone da “spippolare” tra una battuta e un’altra.

 

 

 

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