“Il ritorno di Casanova” di Federico Tiezzi con Sergio Lombardi

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fotoAccettare l’avanzare degli anni è cosa dura per tutti. Se però si è Giacomo Casanova e si è vissuta tutta la vita puntando sul fascino, sulla seduzione e sull’avventura è ancora più difficile diventare vecchi, confrontarsi con lo specchio, con le rughe che segnano il volto, con gli affanni che appesantiscono il corpo. “Il ritorno di Casanova”, per la regia di Federico Tiezzi, andato in scena al Teatro Pubblico di Casalecchio di Reno (BO), riadatta l’omonimo racconto di Arthur Schnitzler in cui l’avventuriero veneziano è giunto all’età di cinquantatré anni ed è oramai stanco della sua vita ricca di avventure erotiche e vizi, e desidera solo ritornare alla sua amata Venezia, dovuta abbandonare dopo la fuga dal carcere dei Piombi.

Ma l’essenza di seduttore brucia ancora dentro quel corpo segnato dal tempo e la passione e il desiderio di conquista, ben presto, riaffiorano dentro di lui. Infatti, ospitato nella tenuta del suo amico Olivo e della moglie Amalia, che fu sua amante prima del matrimonio, Casanova incontra la giovane Marcolina, una ragazza colta e intelligente della quale s’invaghisce e decide di voler conquistare. La noncuranza di Marcolina alle sue avances, l’assoluta indifferenza e disinteresse con cui la giovane donna si rivolge a Casanova, gettano quest’ultimo nello sconforto ma, nello stesso tempo, aumentano il desiderio di voler possedere la schiva fanciulla. Per farlo corromperà l’amante di Marcolina, il giovane e seducente Lorenzi, al quale si sostituirà per una notte di passione con l’ignara innamorata. La luce del sole però non perdona e quando Casanova, come in uno specchio, è costretta a vedere lo sguardo inorridito della ragazza che si accorge di quanto accaduto, il disprezzo di quest’ultima e il suo ribrezzo lo fanno fuggire in balia della disperazione.

Eros e Thanatos sono in continuo conflitto in questa pièce e lo saranno ancora una volta quando il sottotenente Lorenzi, pentitosi del suo gesto, decide di sfidare Casanova a duello perdendo così la propria giovane vita piena di amori da scoprire e di donne da sedurre.

L’eroe veneziano, invece, continuerà la sua esistenza e dovrà fare i conti con il suo declino, con la perdita, forse ancora più grave della vita stessa, dell’amata gioventù che le ha permesso vizi, lusso, passione e vigore.

L’intero spettacolo si regge sul monologo di Casanova, interpretato da Sergio Lombardi, che narra i fatti accaduti. Il tempo che passa trapela in ogni angolo della messinscena. I candelabri, sparsi in tutta la stanza, sono spenti, anch’essi privi dello splendore del lume che dona luce alle stanze. Un volto mascherato segue pedissequamente il protagonista nel suo monologo e lo guarda come una sorta di alter ego al quale non può fuggire. Sì perché quando si è Giacomo Casanova è ancora più difficile arrendersi all’incedere impietoso del tempo. E quella figura mascherata – alla fine scopriremo che, non a caso, dietro quella maschera si cela l’aitante Lorenzi – è come se rappresentasse un Casanova già inserito nel tempo del mito, cristallizzato, circolare, ricorsivo.

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