O.Z. storia di un’emigrazione

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Foto di Lorenza Daverio
Foto di Lorenza Daverio

La Compagnia Eco di fondo è lieta di presentare al pubblico la propria nuova produzione, “O.Z. storia di un’emigrazione”, la celeberrima fiaba di L. Frank Baum riletta come metafora del tema dell’immigrazione, in anteprima milanese SABATO 2 MAGGIO alle ore 21 presso lo spazio LAB121, a conclusione del Progetto Residenza presso il medesimo spazio e per il debutto nazionale MERCOLEDI’ 6 MAGGIO al TEATRO VERDI, all’interno del Festival Segnali 2015.

Il racconto di “O.Z. storia di un’emigrazione” è quanto mai attuale: una piccola e viziatissima Dorothy affronta il naufragio della nave da crociera su cui viaggia, ritrovandosi ad attraversare una realtà mai vista prima, fra paesaggi meravigliosi, ma anche terre devastate dalla guerra e dalla povertà. Lungo la strada, Dorothy fa incontri incredibili: una ragazza che vuole conquistare il proprio diritto allo studio (lo spaventapasseri che desidera un cervello); un robot di guerra, un ex-soldato, che desidera riconquistare la possibilità di amare chi vuole (il taglialegna in cerca di un cuore); un disertore che tutti immaginano gloriosamente morto in battaglia (il leone codardo). Tutti sono in viaggio verso O.Z. Verso la speranza, verso l’utopia di cambiare la propria vita. Ma O.Z. è una finzione. O.Z. è solo una delle tante “Lampedusa” dei nostri giorni.

“O.Z. Storia di un’emigrazione” è uno spettacolo trasversale, che parla ai giovani ma anche agli adulti; come scrive Riccardo Noury di Amnesty International nella concessione del patrocinio, “riesce a trasmettere a un pubblico molto giovane temi cosi difficili come quello delle migrazioni e delle discriminazioni.”

Eco di fondo nasce a Milano nel 2009 da Giacomo Ferraù e Giulia Viana, due giovani attori diplomati all’Accademia dei Filodrammatici di Milano nel 2007, che riescono a catalizzare l’interesse di pubblico e critica in un rapido crescendo: dopo aver vinto il Premio Giovani Realtà del Teatro con il loro primo spettacolo insieme, Il più bel giorno della mia vita, si aggiudicano il Premio A.N.P.I. Cultura 2008 Ovest Ticino con il monologo Le rotaie della memoria. A Giacomo Ferraù è inoltre assegnato il Primo premio nazionale e internazionale di regia Fantasio Piccoli 2010 con una versione di Sogno di una notte di mezza estate. Il primo spettacolo di teatro ragazzi della compagnia, Nato ieri, è Finalista Premio Scenario infanzia 2012.

Nel 2014 nasce Orfeo ed Euridice, scritto e diretto da César Brie, con Giacomo Ferraù e Giulia Viana, produzione Teatro Presente/Eco di fondo, che vince il Premio selezione Inbox 2014 e ottiene uno strepitoso successo di pubblico al Teatro Elfo Puccini nel febbraio 2015.

Sempre nel 2014 la compagnia vince il “Premio Pradella” indetto dall’Accademia dei Filodrammatici di Milano per La sensibilità di confrontarsi con il contemporaneo e di svolgere una continuativa ricerca su temi etico sociali”.

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anteprima milanese:  SABATO 2 MAGGIO ORE 21

LAB 121 – Corso di porta Romana, 121 – Milano

RSVP: info@lab121.it / 342 1259421 / (POSTI LIMITATI)

prenotazione e tessera associativa € 5 obbligatorie

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debutto nazionale:  MERCOLEDÌ 6 MAGGIO – ORE 19  – Festival SEGNALI 2015

TEATRO VERDI – Via Pastrengo, 16 – Milano

RSVP: festival.segnali@tiscali.it / 02 27002476

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PROGETTO RESIDENZA LAB121

A partire dall’autunno 2014, LAB121 avvia un progetto di residenza a sostegno del lavoro artistico di due giovani gruppi teatrali: Eco di Fondo e Alice Conti.

Un’iniziativa che ben si colloca nell’anima dell’Associazione, interessata ad accrescere la propria vocazione rivolta alla ricerca e alla sperimentazione, all’insegna della contaminazione dei diversi linguaggi artistici ed espressivi.

LAB121 è un’associazione culturale attiva a Milano dal 2010, la cui direzione artistica è affidata a Claudio Autelli, regista teatrale che dal 2006 lavora nell’ambito del teatro di innovazione e nella ricerca di nuovi linguaggi.

LAB121 è un centro dedicato alla ricerca e alla sperimentazione nel campo della pedagogia teatrale, della creazione e produzione di spettacoli e di progetti in sinergia con altre istituzioni culturali.

Attorno al progetto artistico hanno lavorato professionisti della scena contemporanea, appartenenti a compagnie indipendenti, che sono stati coinvolti in diversi progetti trasversali promossi dall’Associazione, dalla formazione a nuove produzioni, creando reti professionali, contaminazioni, collaborazioni e occasioni per lavorare insieme anche tra di loro.

LAB121 non è una compagnia comunemente intesa ma un centro di aggregazione di artisti che, a seconda della natura del progetto, collaborano alle iniziative dell’Associazione.

Non è infatti composta da un nucleo fisso di collaboratori e artisti che si ripetono in tutti i lavori,  ma da un numero fluido  di professionisti che variano da progetto a progetto e che mantengono un rapporto costante con l’Associazione e la direzione artistica, partecipando all’attività formativa e artistica in base alle competenze, alla disponibilità e alla sensibilità nei riguardi dei progetti di volta in volta proposti.

Quello che LAB121 sta cercando di creare è un nuovo modello di piattaforma produttiva e creativa. Una contaminazione di artisti e progetti di ricerca che possano intersecarsi con continuità e familiarità.  In questi anni LAB121 ha portato avanti un progetto artistico tale per cui attorno alle proposte di Claudio Autelli si sono raccolti artisti e professionisti della scena che in diverse occasioni hanno collaborato insieme, come i light designer Luigi Biondi e Simone De Angelis, la scenografa  Maria Paola Di Francesco, i sound designer Stefano De Ponti e Fabio Cinicola. Tutti gli artisti coinvolti hanno le loro compagnie o gruppi di riferimento ma questo non esclude una continuità di collaborazione con l’Associazione, sia dal punto di vista produttivo che formativo, come gli attori Francesco Villano, Giulia Viana e Giacomo Ferraù, l’attrice Alice Conti, il drammaturgo Raffaele Rezzonico.

Il desiderio di aprire LAB121 alle residenze, deriva dalla rete che si è creata tra gli artisti e le compagnie che gravitano attorno, dall’importanza di creare sinergie tra artisti, dal piacere di condividere una risorsa importante come lo spazio. Uno spazio tecnicamente attrezzato che per l’Associazione comporta un costo significativo, ma che per il momento ritiene importante condividere gratuitamente con gli artisti in residenza.

Uno spazio per provare, per fare ricerca e mettersi in discussione, ma anche uno spazio per il confronto con il pubblico, punto cardine del fare teatrale. In fase di ricerca è fondamentale avere la possibilità di presentare il proprio studio a uno sguardo esterno competente per ottenere i primi riscontri e suggerimenti, per testare l’effetto che crea sugli altri la propria creazione. Per queste ragioni, il periodo di residenza si conclude con un’anteprima riservata ad operatori del settore teatrale.

Gli artisti che inaugurano il progetto di residenza sono l’attrice Alice Conti e la compagnia Eco di Fondo. Tra ottobre a dicembre avranno a disposizione alcuni periodi per provare nello spazio LAB121.

Nel suo periodo di residenza, Alice Conti ha proseguito la sua ricerca su Chi ama Brucia. Discorsi al limite della frontiera tratto dal suo studio antropologico basato sulle interviste originali ad alcuni lavoratori ed ex reclusi del CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione per stranieri) di Torino. Domenica 9 novembre presso LAB121, Alice Conti ha presentato l’anteprima milanese di questo spettacolo che ha già ricevuto premi e riconoscimenti: selezione Premio Dante Cappelletti, vincitore bando ‘Anteprima’ di Scenica Frammenti, menzione ‘Scandalo’ 2014, vincitore ‘Giovani realtà del Teatro 2014 (premio giornalisti), vincitore Direction Under30.

La compagnia Eco di Fondo prosegue la sua ricerca sul suo ultimo lavoro O.Z. , (teatro ragazzi – dagli 11 anni). Un testo originale ispirato al celebre romanzo, dove questo luogo magico rappresenta l’utopia di poter cambiare la propria vita: la piccola Dorothy è una naufraga dei giorni nostri, la cui storia, incontri e desideri non sono molto diversi da quelle che si incontrano nella realtà di Lampedusa.

 

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