“La Bohème” di Giacomo Puccini alle Terme di Caracalla di Roma

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Foto di Luciano Romano
Foto di Luciano Romano

Ultima settimana di programmazione della stagione estiva Teatro dell’Opera di Roma alle Terme di Caracalla dove è in scena il Festival dedicato a Puccini con tre delle più amate e popolari opere del maestro di Lucca.

Fra la raffinata Butterfly yankee della Fura dels Bauls e la Turandot metafisica e austera di Krief, La Bohème di Davide Livermore appare il più classico e popolare degli allestimenti che torna in scena dopo il debutto dello scorso anno quando fu funestata da orde di scioperi e da pioggia.

La Bohème proposta al pubblico romano (ma anche internazionale delle Terme), realizzata da Livermore (regia, scene e costumi) in collaborazione con il Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia, è di impatto cinematografico, in termini di regia, di costumi (d’epoca, siamo nella Parigi del 1830), di scene.

Il mio desiderio è semplicemente quello di raccontare la Bohème che considero come uno dei momenti migliori dell’educazione dei nostri affetti – ha detto Livermore spiegando le sue scelte – La mia regia si adatta alla storia e diventa una sorta di storyboard cinematografico”.

Livermore poi sfrutta al meglio l’imponenza dello scenario delle Terme dislocando sette grandi pannelli sul palco e offrendo una carrellata continua e ininterrotta di celebri quadri dell’impressionismo francese (da Van Gogh a Cezanne, da Renoir a Monet, ma non solo) che si animano davanti alla platea creando delle videoproiezioni che ripercorrono tutta l’esperienza pittorica della Parigi di fine Ottocento e travolgono di colori, dall’audace giallo, al profondo rosso, al magnetico blu, la platea romana, senza tralasciare il paesaggio quasi russo di una Parigi innevata. A caratterizzare l’allestimento restano poi dei piccoli, ma interessanti colpi di teatro con tanto di proiezioni semimoventi (dall’occhiolino agli alberi), con la neve che scende sul pubblico sugli spalti nel terzo atto della Barrière d’Enfer dove il regista mette in scena anche la doppia anima dell’amore con la gelosia di Musetta e Marcello e di Rodolfo e Mimì.

In un bel mix di classico e l’audace tocco contemporaneo, Livermore non perde mai un certo tocco eterogeneo di regia assecondando via via la varietà emotiva dei quadri e della partitura: vivacissimo il quadro d’apertura con Rodolfo, Marcello, Schaunard (Alessio Arduini) e gli altri bohèmien che nonostante l’indigenza non perdono mai di vitalità, romanticissimo l’incontro amoroso fra Rodolfo (il giovane Abdellah Lasri che si alterna con Matteo Lippi) e Mimì, garbatissima Serena Farnocchia (specialista nel ruolo che si alterna con Cristina Pasaroiu), toccante la morte della protagonista vinta dalla povertà e dalla tisi. È semplicemente travolgente e quasi felliniano il secondo quadro di Momus, locale del Quartiere Latino punto di ritrovo degli artisti (il coro del Maestro Roberto Gabbiani) che si trasforma in una sfolgorante passerella di clown, trampolieri e ballerine di Degas, signore ben vestite e bambini birichini (gli allievi della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma del Maestro José Maria Sciutto) che ospitano l’entrata plateale della civettuola Musetta, una frizzante Rosa Feola in duetto scontro con Marcello (Julian Kim).

A sostenere questo grande kolossal dei sentimenti riletto in chiave di storyboard cinematografico da Livermore, il Maestro Paolo Arrivabeni al debutto con l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma: direttore musicale dell’Opéra Royal de Wallonie di Liedi, Arrivabeni, specialista del repertorio operistico italiano, ha diretto con piglio elegante questa pittorica Bohème ben indugiando fra la vitalità e il toccante intimismo della partitura sostenuto da un cast bene assortito non solo vocalmente, ma anche di ottima presenza scenica.

Ultime repliche della Bohème stasera, mercoledì 5 e venerdì 7 agosto alle ore 21 prima della chiusura della stagione estiva con l’ultima replica di Butterfly.

 

 

 

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