La Voce del Silenzio / Compagnia Montaggio Parallelo

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unnamedEntusiasmo, energia, ritmo e mille sfumature di colore per lo show “La Voce del Silenzio” nell’ambito del “XXII Festival Internazionale del Balletto Città di Rapallo” organizzato da EuroArt.

Una sensazione visiva in cui le innumerevoli declinazioni del ballo si sono affrescate di molteplici gradazioni, toni, intensità, associando movimento e musica in un abbraccio festoso.

“La Voce del Silenzio” nasce come un racconto in danza, uno “spazio” di sperimentazione artistico con un linguaggio moderno e fruibile alla vasta platea, grazie anche alla professionalità di Paolo Limiti nell’arricchire le dinamiche melodiche, sottolineandole da indimenticabili capolavori della musica, interpretati in primis dalle regine Mina e Ornella Vanoni: colonne sonore dell’italica memoria storica.

L’ordine e le fluide trascrizioni dei passi di danza, dell’ingegnosa e brillante Anna Rita Larghi – la quale ha rivelato un gusto raffinato e una sensibilità estetica spiccata – rappresentano una scelta stilistica e narrativa di forte “presa” in cui la “Compagnia Montaggio Parallelo” (formata da talentuosi e plasmati danzatori dotati di espressività, interpretazione e tecnica) ha racchiuso contemporaneamente il racconto arricchendolo di forme e linee simili a una sinfonia: armoniosa e ben orchestrata.

Agli occhi degli spettatori, il succedersi delle scene appare analogo a quello del montaggio cinematografico: “l’uso coreografico delle inquadrature” permette di utilizzare una classificazione in cui il corpo si muove libero per meglio impersonare passi e movenze.

Alla creatività e omogeneità dei danzatori si aggiunge il sofisticato lavoro di ricerca della Larghi dove l’allestimento, simile a una scultura digitale, trasforma gli incipit racchiusi nelle “dinamiche” in un impianto tecnologico di alto livello. Una bellezza astratta, naif e a tratti “vintage” dal sapore marcatamente sensuale in cui ogni motivo della vita affettiva, portato in scena, viene caratterizzato da uno stato di persistente emozione.

La coreografa ha avuto il pregio e l’intuizione di sottolineare la plasticità figurativa della “danza libera” che si rivolge solo in apparenza alla “dimensione teatrale” ma che svolge un ruolo educativo di recupero tra gesto e azione e tra gesto e sonorità, il tutto fortemente animato dall’arte compositiva in accordo con la musica dove primeggia l’eclettismo degli straordinari danzatori (Sonia Lynn Jamieson, Ivan Testini, Alberto Galletti, Massimo Sansotterra, Viola Canu, Jessica Falceri, Lorenzo Soragni, Marta Borlando, Alessia Borlando, Mirko Boemi).

Un ringraziamento alla competenza e maestrìa di Paolo Limiti nella scelta musicale dei brani che hanno dato “vita” alla colonna sonora. Un omaggio all’espressione della musica d’autore italiana per mezzo dell’inconfondibile voce del mito per eccellenza, Mina: cui si può definire con un solo termine “unica”. Perché Mina è stata ed è ancora oggi “unica” in tutto… la sua presenza-assenza ci ammalia e ci accompagna mentre la sua voce crea l’incanto e la magia, avvolgendo gli spettatori di ogni età, soprattutto nel brano che dà il titolo allo spettacolo “La voce del silenzio”, nel quale si raggiungono, in questo show danzato, profondità intense e “poetiche malinconie”.

Anna Rita Larghi, unitamente alla “Compagnia Montaggio Parallelo” ha intessuto una geometria di emozioni. Dieci protagonisti legati da una “storia” per far esplodere un’impressione viva, un turbamento, l’eccitazione di uno stato psichico e affettivo provocato da commozione in contraltare ad euforia.

Una serata ricca d’arte, godibile a tal punto che l’insieme di linguaggi culturalmente strutturati, ha permesso al plaudente pubblico una “limpida lettura” del racconto per mezzo della dimensione corporea e della fisicità tersicorea perché il suono e il ritmo de “La Voce del Silenzio” donano stati d’animo evocativi in cui la danza si sostituisce alla parola grazie a un allestimento ricercato di indiscutibile sensibilità “…ed improvvisamente, ti accorgi che il silenzio, ha il volto delle cose che hai perduto”.

 

 

 

 

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