Bolzano Danza 2015 – Afectos (prima italiana)

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Foto di Pinco
Foto di Pinco

Ideazione: Rocío Molina, Rosario “La Tremendita”

Coreografia e danza: Rocío Molina

Musica originale: Rosario “La Tremendita”, Pablo Martín Caminero

Canto, chitarra: Rosario “La Tremendita”

Contrabbasso, loop: Pablo Martin Caminero

Sound design: Javier Álvarez, Pablo Martín Caminero

Scenografia, lighting design: Carlos Marquerie

Datore luci: Antonio Serrano

Costumi: Mai Canto

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Ha chiuso Bolzano Danza la star del nuevo flamenco Rocío Molina accompagnata in Afectos dalla cantaora Rosario “La Tremendita” e il contrabbassista Pablo Martín Caminero. Lo spettacolo, nato nel 2012 a Barcellona e itinerante da tre stagioni, vuol essere uno sguardo danzato sulla vita fatta di fragilità, dolore e gioia. I cinque atti in cui viene idealmente ripartito – Intimo, Il mio battito è in te, Esci e fermati bella donna, Caffè con rum, Sentimenti – contengono al loro interno coreografie che fioriscono da uno sguardo, un gesto, un addio o una parola. Dettagli semplici che ispirano arte.

Come in BoleroEffect (leggi la recensione), anche qui le protagoniste sono due donne, mentre l’uomo occupa uno spazio marginale. La bailaora Rocío Molina, classe 1984, coniuga la tradizione del flamenco con linguaggi contemporanei. La personale sperimentazione deriva dalla necessità di andare oltre il secolare patrimonio precostituito senza però obliarlo. Molina crea quindi un modo e un mondo tutto suo, non sempre di facile interpretazione, ma di sicura originalità e virtuosismo. Chiribi Chiribi la vede impegnata ad esibirsi da seduta, mentre Buleria della pescivendola Enriqueta la costringe in un rettangolo di esigua estensione. Avanza con movenze geroglifiche in Petenera della bella donna, avvolta da una suggestiva luce zenitale che lascia il posto al rosso della passione di Caffè con rum, dove maschile e femminile si confondono tra una Rocío ora in chaquetilla, ora in mantón de Manila.

La cantaora Rosario La Tremendita” affianca Molina col cante gitano, quel particolare repertorio di brani che si presume sviluppato dagli zingari immigrati in terra spagnola nel XV secolo. Oltre che con la chitarra, Rosario detta il ritmo con le mani, in alcuni frangenti, come Chiribi chiribi, quasi desiderosa di sopraffare la ballerina, in altri di dialogarci, in altri di condividerne il dolore espresso. Pablo Martín Caminero sfrutta ottimamente il contrabbasso in tutte le sue potenzialità.

Oltre al flamenco, fondamentale è il lighting design di Carlos Marquerie, in cui chiarore e oscurità si alternano, rammentandoci la precarietà esistenziale. I corpi escono dal buio iniziale della mente per lasciarsi avvolgere da una luce che non è mai piena, fino a scomparire di nuovo nelle tenebre di Sentimenti. È proprio quest’ultima parte, ricolma di tinte bluastre, colore della malinconia e dei pensieri notturni, che pare esprimere un’irrimediabile sfiducia negli afectos, contro cui nulla possono il ballo e il canto.

Al termine lunghi applausi da parte della sala piena e silent disco con Mara Cassiani all’interno del teatro.

 

 

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