Rossana Seghezzi: ricordi di una “spinazitt scaligera”

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fotoCara Rossana, per iniziare ti chiedo di raccontarci la tua formazione. A quanti anni hai cominciato a danzare e come hai scoperto l’amore per la danza?

Ho iniziato a dieci anni, presso la scuola del Teatro alla Scala. In realtà il mio approccio alla danza è stato curioso e inusuale. Non avevo mai pensato al ballo, non più di qualsiasi bimba che sogna di indossare un tutù e per me la ballerina era solo Carla Fracci, che veramente pochi in quel periodo ignoravano. È successo tutto per caso: abitavo a Milano (fortunatamente) e una sera ero con i miei genitori in una pizzeria vicino alla Stazione Centrale. Ero una bimba piuttosto vivace e dopo la pizza mi ero alzata gironzolando tra i tavoli. Ad uno di questi era seduto un signore, che a me pareva parecchio anziano ma probabilmente non lo era in realtà. Aveva capelli e barba bianchi, indossava una giacca nera e a me sembrava somigliasse a Giuseppe Verdi. Mi fece cenno di avvicinarmi a lui, io ero restia perché anche allora i genitori mettevano in guardia i figli dagli sconosciuti. Ma la mia mamma mi disse che potevo avvicinarmi. Lui mi chiese: “sei una spinazitt?” non avevo la minima idea di cosa mi stesse chiedendo. Allora lui si alzò, ci avvicinammo ai miei, lui chiese: “Signori, la vostra bambina studia danza? (già allora avevo lo chignon)” alla loro negazione riprese: “peccato, ha proprio le caratteristiche delle allieve della Scala…” raccontò di essere uno degli orchestrali del grande Teatro e consigliò di leggere il bando di Concorso e di tentare la selezione. Da quel momento mi si aprì un nuovo mondo…

Qual è stata poi la grande occasione che ti ha condotto ad entrare alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala?

Ovviamente seguimmo il consiglio ma anche allora (come oggi) le selezioni erano durissime e le speranze veramente poche… Quell’anno ci presentammo in più di trecento aspiranti “spinazitt” (così erano soprannominate le allieve della Scala in passato a causa della loro pettinatura). La prima selezione fu attitudinale, poi le bimbe scelte dovevano sottoporsi (all’ufficio di Igiene, ricordo, in via Statuto) ad ogni sorta di esame e visita medica specialistica. A questa prima selezione “sopravvissero” una trentina di bimbe e furono ammesse al mese di prova, fra quelle, inaspettatamente c’ero anch’io. Poi solo in quattordici frequentammo il primo corso di danza.

Quali sono i maggiori ricordi di quel periodo?

Quello fu senza ombra di dubbio il periodo più felice, edificante e formativo della mia vita. Potrei parlare all’infinito dei miei ricordi di quel periodo: il grande camerone dove trascorrevamo le pause e le sale danza… Quella dei nostri primi corsi fu la “Sala Cecchetti” .

Che aria si respirava alla Scuola di Ballo scaligera?

Per me quegli anni sono stati come vivere in una favola. Impegnativi, durissimi certo, pieni di sacrifici ma magici. Intanto la scuola era nello stesso Teatro e quindi, oltre alla danza, si respiravano la Lirica, il Teatro… l’Arte insomma. Un ricordo bellissimo era la “merendina” delle dieci (anche la scuola Media era nelle stanze del Teatro) che noi bambini facevamo in “Cambusa”. Era il bar interno e mentre mangiavamo la focaccina, di fianco a noi potevamo avere un soldato romano, una dama dell’ottocento, un antico egizio (le comparse)… insomma la nostra fantasia era senza freni. I nostri camerini erano proprio sopra il palcoscenico e spesso, dall’alto potevamo sbirciare le prove delle Opere o dei Balletti. Mangiavamo alla mensa del Teatro (ricordo ancora lo squisito spezzatino cucinato per ore dalle cuoche; lì ho imparato a gustare il minestrone di verdura e dicevo alla mia mamma che quello della mensa era meglio del suo!!!) Insomma impegno, rigore, tecnica ma tanta, tanta poesia…

Quali sono stati i momenti più importanti ed emozionanti della tua carriera, quelli che hanno determinato una svolta nella tua vita professionale e anche nella tua crescita interiore?

Ce ne sono stati tanti e come ho già detto hanno contribuito soprattutto a formare il mio carattere. Il ricordo più bello però, anche se è il più antico, è la mia partecipazione all’Aida credo del ’63 con la regia del grande Franco Zeffirelli che personalmente si occupò di addestrare noi bimbe della scuola (cosa molto rara per un regista e soprattutto per uno così importante) Era un uomo dolcissimo con noi e ho avuto la fortuna poi di conoscerlo a distanza di molti anni.

Quando poi hai deciso il passaggio da ballerina a maestra di danza?

Ad un certo punto sono passata alla danza moderna con il compianto Jon Ley, bravissimo Maestro e coreografo americano. Poi ho fatto una scelta e mi sono sposata e ho avuto mia figlia. Dopo qualche anno ho iniziato ad insegnare danza perché amo tanto anche i bambini e mi piace l’idea di far nascere e crescere in loro una passione. Credo che la cosa più bella, nella vita, sia proprio coltivare una passione, qualunque essa sia. Il mio motto è e sarà sempre: “Niente ha più senso della passione”.

Io e te siamo amici anche al di fuori del mondo tersicoreo però spesso ci confrontiamo sulle tematiche legate all’ambiente teatrale, culturale e soprattutto della danza. Qual è il tuo giudizio sulla professione dei critici, la quale mi tocca da vicino e soprattutto sul concetto di lealtà, professionalità, competenze e gratitudine?

Hai fatto male a precisare che siamo amici… ora può sembrare che io parli per l’affetto che mi lega a te! Non frequento molti critici ma posso affermare, senza dubbi, che tu sei un professionista competente, corretto ed estremamente onesto. Poi, lo sai, siamo quasi sempre d’accordo sui temi discussi. Per quanto riguarda la gratitudine è una cosa dell’altro mondo… non di questo.

Come si riconosce un buon maestro di danza e anche una “seria e professionale” Scuola di danza, a tuo avviso?

Amando la danza, come io la amo, sono veramente dispiaciuta di constatare lo stato delle scuole di oggi. Nascono come i funghi dopo un temporale: insegnanti improvvisati, locali inadeguati… La danza è una cosa seria, non un gioco. Io non sono d’accordo con questa voglia di far iniziare i bimbi così piccoli, mi arrivano ogni tanto mamme con le bimbe con il ciuccio e il pannolone. C’è un fanatismo pericoloso. Credo che il principale problema sia la disinformazione dei genitori, non hanno la minima idea di cosa sia veramente questa disciplina, anzi quest’arte. Una buona scuola dovrebbe avere Maestri competenti e di esperienza, sale attrezzate e soprattutto dovrebbe spiegare che, per esempio, non si manda in punta un’allieva prima dei 10/11 anni e dopo che ha studiato (seriamente) almeno per tre anni danza. La nostra è una scuola privata e non abbiamo la pretesa di formare ballerini professionisti. Non creiamo illusioni con false promesse. Chi vuole iniziare un percorso serio non ha altra strada che scegliere una delle Accademie Professionali, non esistono scorciatoie!

Quali ricordi conservi maggiormente dei tuoi maestri, quali sono stati e a chi ti senti di dire un “grazie”?

La mia prima Maestra è stata Elide Bonagiunta, bravissima insegnante e donna dolcissima e nello stesso tempo grande educatrice. Poi Carola Zingarelli che a noi insegnava “carattere” e il Maestro Giulio Perugini per il Pas de Deux… Dico grazie soprattutto alla Bonagiunta che, forse anche perché ero piccola quando ho iniziato, ricordo con più affetto. Ah dimenticavo la mitica Direttrice di allora, Esmée Bulnes che noi allievi temevamo e tremavamo anche solo ad un suo sguardo. Di lei ricordo la prima umiliazione della mia vita: noi allievi partecipavamo alla “Befana” dei figli dei militari del “Circolo Ufficiali” a Brera e le mie compagne di corso e io eseguimmo una Tarantella ma su una pedana non molto grande. Noi (fortunate) eravamo abituale al Palco della Scala e io urtai la mia compagna con il tamburello, che mi scivolò di mano e cadde. Cercando di essere disinvolta e aggraziata (come mi avevano insegnato, bisogna continuare a tutti i costi) lo raccolsi e proseguii. Alla fine della manifestazione il Grand’uff., Lup Mann… colonnello o generale non so più, passò e distribuì una medaglia di partecipazione a tutti. Dietro di lui la Bulnes. Dopo medaglia e stretta di mano del Militare a me, la Direttrice alzò il braccio facendo cenno di Alt e davanti a tutti mi strappò letteralmente dal petto la medaglia dicendo: “No questa allieva non l’ha meritata, le è caduto il tamburello!” (semmai a qualcuno fosse sfuggito…) Ho pianto tutte le mie lacrime per l’umiliazione ma ho imparato molto e poi nella vita ho avuto spesso modo di rivalutare quell’insegnamento, anche se al momento era sembrato veramente troppo duro!

Di tutti i tuoi compagni di corso o comunque di Accademia alla Scuola di Ballo a chi eri più legata e con chi oggi sei rimasta in contatto?

Dei miei compagni di scuola ricordo con affetto Claudia Bagnarelli, le gemelle Novaresi, le sorelle Volpari, Anna Maria Grossi e poi Francesco Aldrovandi, Sebastiano Coppa, Paolo Podini e il caro Bruno Vescovo con il quale ancora oggi ho il piacere di trascorrere del tempo ogni tanto. Con Podini, la Grossi e le gemelle poi ho anche trascorso delle bellissime vacanze al mare, quando eravamo ragazzini, a Loano dove io sono nata.

In passato hai partecipato in televisione a diverse trasmissioni sia in video sia nel dietro le quinte tra reti pubbliche e private, cosa ne pensi dei talent show che oggi proliferano, soprattutto riferiti alla danza. Secondo te fanno bene all’arte tersicorea?

Posso essere schietta? Non mi piacciono affatto! Non per il livello ma perché a mio avviso, illudono i giovani con promesse di successi facili. La tv oramai è solo finzione. Ritengo che la danza, ma anche il canto, la recitazione e quant’altro richiedano preparazioni serie e lunghi percorsi e soprattutto, per i più fortunati, tanto paolcoscenico. Oggi ci sono giovani che abbandonano anche gli studi, per inseguire sogni di successi che, nella migliore delle ipotesi, saranno dei fuochi di paglia. In TV non esistono più programmi validi come fu, ad esempio, “Maratona d’Estate” della bravissima Vittoria Ottolenghi… dopo di lei non ne ho più visti.

Tra le tue ultime allieve, due hanno avuto l’onore di aver superato le selezioni per accedere alla Scuola di Ballo della Scala e a Castelfranco Veneto? Immagino la tua grande emozione e orgoglio come ricompensa al tuo insegnamento didattico presso la tua scuola Primaballerina? Chi sono le bambine e com’è avvenuta la selezione?

Ecco, queste sono le soddisfazioni che ti ridanno la carica! Abbiamo riaperto la nostra scuola da undici anni e solo ora due delle nostre allieve hanno deciso di iniziare il percorso seriamente. La più grande si chiama Gaja Bellini ha quattordici anni e ha superato le selezioni per entrare all’Accademia del Balletto di Castelfranco Veneto. Proprio in questi giorni hanno completato uno stage con Bruno Vescovo. L’altra è Sofia Vigilante, dieci anni. È stata confermata, dopo il mese di prova e inizierà il primo corso all’Accademia della Scala. Ora si traferirà a Milano con la sua mamma… dietro ai sacrifici di un allievo spesso ci sono soprattutto quelli di un genitore. Spero che vivano intensamente e si godano queste esperienze… comunque vada in futuro!

La ballerina e il ballerino nel panorama attuale internazionale, a cui riconosci l’eccellenza?

Quando ero giovane i grandi ballerini si contavano su una mano, oggi il livello si è enormemente alzato. Ce ne sono tanti in questo momento mi è difficile rispondere. Ovviamente Roberto Bolle e Svetlana Zakharova, Gillian Murphy, Angel Corella e poi tutti gli emergenti. Ma non amo nessuno come ho amato Michail Barysnikov…

Qual è il balletto che hai più amato del grande repertorio?

Diciamo che il podio comprende senz’altro “Il Lago dei cigni”, “Lo schiaccianoci” e “Giselle”… originale vero?

E il coreografo?

Beh… sempre i classici. Mi piace molto la versione di Rudolf Nureyev della “Bella Addormentata e “Swan Lake” di Matthew Bourne, aspetto la sua nuova versione di “Sleeping Beauty”.

Durante la tua carriera hai conosciuto grandi interpreti della danza… Chi ricordi maggiormente e perché?

In realtà, purtroppo, non ne ho conosciuti personalmente tanti… Oriella Dorella era anche compagna di scuola e gli altri che ho già nominato. Una grande, che ho sempre ammirato, è stata Vera Colombo ma ho avuto occasione di conoscerla e frequentarla solo pochi anni prima che ci lasciasse, l’ho amata in coppia con Paolo Bortoluzzi nel “Lago” e poi la nostra amica Loredana Mapelli.

Hai dei rimpianti legati al mondo della danza?

Sì, di essermene momentaneamente allontanata, per stare vicino al mio ex marito, Gianfranco Funari.

Cosa consigli ai giovani che desiderano entrare nel mondo della danza, in qualunque disciplina essi desiderino?

Tentate di entrare in una grande Accademia, non perdete tempo con altre scuole…

La danza classica è sempre stata vista come un’arte per l’élite. Cosa ne pensi a riguardo?

Mi duole ma è vero, non un’ élite sociale ma purtroppo se non hai certe doti fisiche non ci sono possibilità. Il grave problema di oggi è che non ci sono più, almeno in Italia, accademie gratuite. Tanti che hanno le doti ma non le possibilità economiche, possono essere tagliati fuori in partenza. Forse oggi una grande come Carla Fracci, il cui papà era un tranviere, non potrebbe nascere.

Secondo te chi ha segnato e ha dato la chiave di svolta nella storia della danza mondiale?

Non credo sia stata una chiave sola, ci sono state tante evoluzioni…

Oggi sei la direttrice della Scuola di danza “Primaballerina”, oltre all’insegnamento hai creato anche molte coreografie per spettacoli, saggi di fine e partecipazioni a Rassegne e Concorsi. A tuo avviso cosa non deve mai mancare nella creazione di un balletto per essere soddisfare le esigenze del pubblico?

Se parliamo del pubblico dei genitori delle allieve, per non annoiare chi crede di non amare la danza classica, io amo mettere in scena i balletti classici in versione integrale, anche se con il livello tecnico di una scuola. Mi sembra di riuscire a far amare la danza anche a chi non era appassionato, le scenografie e i costumi sono abbastanza importanti. Poi, ogni tanto, mi piace inserire pezzi accademici per gratificarci un po’ con la tecnica…

Sei famosa anche per il “cucire” e ideare da sola i costumi di scena di tutti i tuoi allievi e anche per altre scuole? Da cosa nasce questa passione o meglio come hai appreso quest’ulteriore Arte?

È stata una mia passione fin da bambina. Il nostro camerino, alla Scala, era di fronte alla porta della Sartoria e le signore sarte ci coccolavano… noi bambine eravamo affascinate da tutti quei meravigliosi costumi e ricordo ancora l’emozione che provavamo quando, sbirciando le etichette trovavamo: “sig.ra Fracci”, “sig.ra Fontaine”, “R. Nureyev”!!

Una tua passione, dopo la danza, sono gli animali e in particolare i cani. Cosa rappresentano per te e quali sono le sensazioni che ti donano?

Fanno parte di me. Non ho mai vissuto e non riuscirei a vivere senza animali. Ho sempre avuto cani, gatti e da un po’ di anni tartarughe d’acqua e di terra. Tutti gli animali se li ami, ti ripagano con il centuplo di quello che gli dai.

Quali sono i coreografi del passato che hai amato maggiormente e quelli del presente?

Come ho già detto Petipa, Bournonville, Roland Petit, Jerome Robbins, Maurice Bejart e Balanchine, anche se amo soprattutto il repertorio classico. Adoro inoltre Matthew Bourne…

Quale metodo di studio della danza classica hai seguito, e quale insegni attualmente nella tua scuola?

Vaganova, tutta la vita… forse è anche nostalgia?

Negli ultimi anni la danza, secondo te, ha avuto un trend negativo o positivo nel nostro paese?

Credo positivo economicamente ma certo negativo per quanto riguarda la qualità delle piccole scuole che, devo rimarcare, trovo migliori al sud che al nord.

Qual è l’arte che ami maggiormente dopo la danza?

Senz’altro le musica ma anche il teatro di prosa e il cinema.

Il tuo compagno nonché anche mio caro amico Egidio La Gioia, è stato un apprezzato e celebre performer nell’ambito delle commedie musicali e dei musical. Raccontami il tuo approccio con queste genere di spettacolo e cosa hai amato di più in questa disciplina artistica stando al suo fianco e vivendo parte della sua carriera?

Amo il musical ma anche qui i miei preferiti sono i grandi classici, soprattutto le opere di Andrew Lloyd Webber. Le altre le considero appunto commedie musicali. Inoltre anche questa forma d’arte oggi è troppo in pasto alle cosiddette compagnie amatoriali.

Quali sono i maggiori valori “etici” che cerchi di donare ai tuoi allievi oltre all’insegnamento dell’arte del balletto?

La modestia, l’umiltà e la tenacia… e spero di riuscirci.

Vorrei, inoltre, ringraziarti pubblicamente per avermi conferito l’ATTESTATO D’ONORE della tua Scuola “Primaballerina” di Castelletto Ticino con la motivazione: “Al critico di danza Olivieri Michele che ha dedicato i propri studi al culto dell’Arte coreutica e ha trasfuso la sua passione, in virtù di grandi capacità organizzative e umane coniugando la caratura internazionale con l’amore per la danza, ponendo al servizio della dea Tersicore ogni sua competenza e intendimento e ponendosi come esempio di equilibrio e disponibilità al servizio della Cultura storica del balletto”. Ti ringrazio per la stima alle mie competenze in materia e al lavoro che da sempre svolgo a favore dell’arte coreutica nel pieno rispetto dei canoni estetici e storici.

Per concludere, tre aggettivi per descrivere l’essenza e la parola della danza?

Grazia, forza e sensibilità.

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  1. Ho un messaggio per la signora Rossana, che spero qualcuno possa riferirle. Ho un suo libro di memorie, arrivatomi non ricordo come, “Amame de’ meno”. Faccio l’editore, ma la mia produzione non prevede libri di memorie (oltre che editare riviste produco anche libri, ma di tutt’altro genere), quindi non saprei come utilizzarlo, ma desidero farle sapere che l’ho trovato molto bello. Oltre che saper danzare sa anche raccontare e rivela classe e nobiltà d’animo. Complimenti.
    Mario Sprea

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