“Giselle” di Patricia Ruanne al Teatro dell’Opera di Roma

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Foto di Yasuko Kageyama
Foto di Yasuko Kageyama

Giselle, il balletto romantico per eccellenza, torna in scena al Costanzi di Roma (fino al 27 ottobre) e segna l’inizio del nuovo corso del Corpo di Ballo del Teatro suggellato dalla presenza della neo Direttrice Eleonora Abbagnato.

La Giselle con la coreografia di Patricia Ruanne da Coralli-Perrault (in prima nazionale a Roma) che sostituisce l’annunciata versione di Patrice Bart, la presenza di les étoiles dell’Opéra di Parigi Amandine Albisson e Mathias Heymann, i progressi anche tecnici del Corpo di Ballo: tutto o quasi sembra voler mostrare che qualcosa è cambiato ora e che questo spettacolo rappresenta un numero zero da cui far ripartire il Corpo di Ballo del Teatro con l’intento (e il sogno) di renderlo una vera compagnia.

Lavorando sull’eterno triangolo, l’amore non corrisposto, il tradimento, la colpa e il perdono nella tristissima storia della giovane che impazzisce per amore e che trasformatasi in Villi è condannata a danzare in eterno, la Ruanne ha rimontato il balletto su scene e costumi preesistenti (impeccabili e perfetti nella più classica delle tradizioni) di Anna Anni non intervenendo sul libretto se non con minime variazioni.

Giselle è un balletto romantico che sa ancora parlare al pubblico di oggi. Il movimento restituisce una narrazione logica, attraverso la quale è immediata la comprensione dei personaggi e delle relazioni che li legano. È un balletto in cui è possibile leggere più livelli della tragedia, che non è solo quella di Giselle e di Albrecht, ma di tutti i personaggi che gravitano intorno a loro” ha spiegato la Ruanne.

Pertanto, se le novità a livello drammaturgico sono quasi impercettibili (anche se viene in qualche modo suggerito che Giselle possa essere figlia illegittima di Berthe e del Principe di Curlandia), la Ruanne ha lavorato per una narrazione pulita ed efficace per restituire emozione al pubblico.

Particolarmente coinvolgente è l’intensità drammatica del secondo atto con l’arrivo dell’esercito delle Villi, in impalpabili e candidi costumi bianchi, che con la Ruanne acquistano maggiore grazia e femminilità spesso celate sotto l’aspetto algido e impassibile ed è proprio qui che il corpo di ballo mostra notevoli miglioramenti nelle geometriche coreografie lunari. Bella ed elegante la coppia artistica Amandine Albisson e Mathias Heymann, les étoiles dell’Opéra di Parigi che arrivano a Roma su invito dalla Direttrice Abbagnato.

Lei, già incantevole interprete de La rose malade di Roland Petit in estate a Caracalla, al debutto come Giselle ha interpretato con grazia e leggiadria il ruolo (più brava nel secondo atto), lui è un convincente Abrecht di ottima tecnica. Asciutta e raffinata la direzione del Maestro David Garforth che torna sul podio dell’Orchestra del Teatro dell’Opera per questa impeccabile Giselle.

Si alternano nel ruolo di Giselle Gaia Straccamore, Rebecca Bianchi, Susanna Salvi, nel ruolo di Albrecht Claudio Coviello, Giacomo Luci e Alessio Rezza. In scena fino al 27 ottobre prima della chiusura di stagione con la deliziosa Coppélia di Roland Petit ripresa da Luigi Bonino.

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