Non chiamatemi Maestro

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fotoUn profumo di delicata, calda, profonda ed emozionante umanità aleggia sul palco dove agli spettatori – che godono del privilegio di stare seduti intorno a Corrado d’Elia nel sancta sanctorum del teatro – pare di respirarlo a pieni polmoni.

Se lo sgabello su cui è seduto l’attore domina palco e sala, le sedie sul palcoscenico, soprattutto quelle laterali, permettono di fruire di una posizione prospettica privilegiata abbracciando insieme attore e pubblico: un fiume di passione.

Come ogni artista d’Elia, trasmettendo emozioni, entusiasmo, passione e un’umanità palpabile, fa vivere lo spazio teatrale, nello stesso modo il pubblico così vicino sembra interagire con più efficacia, quasi con familiarità, infondendo a sua volta una vis vivificatrice all’attore. Un circuito sacrale di energie ‘violato’ da mani profane che ‘armeggiando’ un cellulare (forse di ultima generazione) offendono la sacralità del luogo: azione quasi ‘sacrilega’ come quelle similari che ogni sera si ripetono moltiplicandosi in modo preoccupante nelle sale teatrali.

E la tensione emotiva fluisce lieve e avvolgente dalla voce morbida e pacata di Corrado d’Elia, un pennello delicato, incisivo e schivo che ricostruisce il ritratto di un grande Maestro, Giorgio Strehler, attraverso l’adattamento di sue testimonianze e scritti da quando vede la luce in Trieste, tenera e rigorosa come quella di Saba, al suo arrivo in una Milano a un tempo ospitale e ostica da cui – acceso da sempre maggiore passione per la professione scelta – non trova il tempo di staccarsi per tornare a casa dalla madre perché il teatro richiede sacrificio e dedizione, rischiando di identificarsi in toto con la vita degli artisti, anche se restituisce infinite soddisfazioni.

E il Maestro storico – anche se non voleva farsi chiamare tale – con le sue molteplici sfaccettature umane e le tappe dell’esperienza artistica diviene il Maestro sul palco con gli stessi dubbi, dolori, follie e soddisfazioni al pari di tutti quelli che fanno vivere l’Arte: eroi del quotidiano che nobilitano la loro vita e quella di chi ne condivide la passione, segno manifesto di un amore per gli uomini tutti che sono teatro il quale con la sua magia restituisce agli stessi la loro vita.

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