Die Zauberflöte

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Foto di Ennevi
Foto di Ennevi

Singspiel in due atti

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Libretto di Emanuel Schikaneder

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Personaggi e interpreti:

Sarastro: Insung Sim

Tamino: Leonardo Cortellazzi

Oratore: Andrea Patucelli

Primo sacerdote/Secondo uomo corazzato: Romano Dal Zovo

Secondo sacerdote/Primo uomo corazzato: Cristiano Olivieri

La Regina della notte: Daniela Cappiello

Pamina: Ekaterina Bakanova

Prima damigella: Francesca Sassu

Seconda damigella: Alessia Nadin

Terza damigella: Elena Serra

Primo fanciullo: Federico Fiorio

Secondo fanciullo: Stella Capelli

Terzo fanciullo: Maria Gioia

Papagena: Lavinia Bini

Papageno: Christian Senn

Monostato: Marcello Nardis

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Direttore: Philipp Von Steinaecker

Regia: Mariano Furlani

Scene: Giacomo Andrico

Costumi: Giacomo Andrico, Mariano Furlani

Video: Masbedo – Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni

Luci: Paolo Mazzon

Orchestra, Coro e tecnici dell’Arena di Verona

Maestro del Coro: Andrea Cristofolini

Direttore allestimenti scenici: Giuseppe De Filippi Venezia

Nuovo allestimento Fondazione Arena di Verona

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Dopo Venezia, anche Verona per chiudere la stagione 2014/2015 sceglie Die Zauberflöte in una veste ben più tradizionale rispetto a quella proposta da Damiano Michieletto. Preme infatti alla coppia Mariano Furlani e Giacomo Andrico essere fedeli alla storia, senza alcuna attualizzazione o stravolgimento di sorta, assecondando una piena fiducia nella fiaba di Schikaneder. Da tale scelta scaturisce un prodotto di fruizione immediata, facili da comprendere le atmosfere magiche, cornice del viaggio d’iniziazione verso la Verità. L’impianto scenico pensato da Andrico prevede una scatola magica dove alla base uno specchio proietta sul soffitto in alcuni frangenti le ombre dei cantanti, elementi che scendono dall’alto e poi scompaiono, aperture laterali da cui sbucano i personaggi. Questo scrigno si anima, e sta qui l’originalità del progetto, grazie alla videoarte dei Masbedo, alias Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni. Il video diventa superficie materica viva, descrizione sia di un paesaggio mentale che naturale ricco di flora e fauna, contribuendo a creare un effetto fiabesco di forte suggestione. Paolo Mazzon impiega luci dai toni freddi – blu, grigio, verde – tinteggiando atmosfere notturne ove a fatica il sole rischiara le vicende umane. La regia di Furlani rende l’azione sempre viva, sebbene come s’è scritto l’attenzione dello spettatore sia per lo più catturata dagli artifici scenografici. Tamino e Pamina, anime errabonde nell’oscuro regno massonico di Sarastro, portano lo stesso abito ed entrambi si scambiano qualcosa: il principe non esita ad abbandonarsi a tristezze più muliebri, come la fanciulla appare mossa da uno slancio virile nel voler superare le prove del Tempio. I costumi a quattro mani sono preziosi e originali, così come il trucco e il parrucco. Il globo rosso previsto sullo sfondo durante il coro finale, causa un problema tecnico, non è apparso.

Tamino ha la voce di Leonardo Cortellazzi, sentito il mese scorso in Zápisník zmizelého. La prova mozartiana è ampiamente superata, grazie all’interpretazione matura, omogenea, ricca di passione. Cortellazzi è professionista serio e acuto, dal peculiare gusto per il colore, come dimostra la splendida resa di Dies Bildnis. Sempre perfetta Ekaterina Bakanova, Pamina intraprendente e determinata. Bakanova è artista esperta, una delle voci migliori nel panorama lirico odierno, assai portata per i ruoli classici e verdiani, ove può sfoggiare virtuosismo e fraseggio invidiabili. Christian Senn si conferma ottimo baritono, intonato, generoso e ben calato nella parte, che Furlani-Andrico rivestono di connotati vagamente queer. Sarastro potente quello del sudcoreano Insung Sim, basso profondo dalla tecnica solida e padroneggiata con cura. Alla Regina della notte sono riservate solo due arie, una sconsolata e una di furore, entrambe alla portata solo di voci estremamente qualificate. Non è il caso di Daniela Cappiello che se risolve con sufficienza O zittre nicht, cade inesorabilmente, con tanto di brusio dissenziente del pubblico, sui sovracuti di Der Hölle Rache. Bene le tre dame Francesca Sassu, Alessia Nadin e Elena Serra, come la graziosa e spigliata Papagena di Lavinia Bini. Meno convincente il Monostato di Marcello Nardis, che nell’omonimo titolo in Fenice aveva reso meglio il moro innamorato. Si perdono nella sortita del finale secondo, Bald prangt, den Morgen zu verkünden, i fanciulli Federico Fiorio, Stella Capelli e Maria Gioia, ma vengono riportati sulla retta via da Bakanova e Steinaecker prima dell’uscita di scena. Corretti Andrea Patucelli, Romano Dal Zovo e Cristiano Olivieri. Ben preparato da Andrea Cristofolini il coro.

Philipp Von Steinaecker conosce il repertorio e infonde tra l’orchestra un ampio respiro d’animo tedesco, sempre ben attento a non eccedere e a non uscire da un Mozart patinato e limpido.

Consensi unanimi per il cast tecnico. Applausi prolungati e convinti per tutti, con ovazioni per Bakanova, Cortellazzi, Senn e Sim da parte dell’ottuagenario pubblico che per l’intera durata del Singspiel ha sfogato senza ritegno le proprie patologie pneumologiche, a lungo andare assai disturbanti per l’orecchio.

[La recita del 15 novembre, di cui si è scritto, è stata preceduta da un minuto di silenzio e dalla Marseillaise in segno di solidarietà con i fratelli francesi. Curiosa coincidenza. Risuonavano gli accenti del libretto di Schikaneder, pregno d’inviti alla concordia tra i popoli, proprio il giorno dopo i tragici eventi parigini. Trionferà mai il bene sul male?]

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