Ferite a morte

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fotodi Serena Dandini con la collaborazione ai testi di Maura Misiti

con Lella Costa, Orsetta de’ Rossi e Rita Pelusio

Messinscena a cura di Serena Dandini

Produzione: Mismaonda – Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano

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Chiusa la scorsa stagione con Svergognata scritto e interpretato da Antonella Questa, il Teatro di Mirano riapre i battenti in rosa con Ferite a morte. Dal 2013 i monologhi di Dandini-Misiti percorrono due strade: quella internazionale “permanente” (New York, Washington, Ginevra, Bruxelles, Londra, Parigi, Lisbona, Tblisi, Città del Messico, Tunisi, Istnbul) e quella nazionale con una compagnia stabile composta da Lella Costa, Orsetta de’Rossi, Giorgia Cardaci, Rita Pelusio. Il tema è quello sempre più frequente del femminicidio. Donne che raccontano la loro storia, seppur di età e provenienze eterogenee, ma accomunate dall’unico destino d’“avere il mostro in casa e non essersene accorte”. Come un pugno nello stomaco, in cento minuti si rivivono vicende che non fanno notizia, culmine spesso di lunghi o meno periodi di violenza domestica. Uomini non degni di questo nome che reificano la compagna, l’umiliano, ne minano l’autostima fino a sottrarle in eterno all’affetto dei propri cari. Serena Dandini, tramite una ricerca certosina nei meandri della cronaca nera, costruisce una geografia del dolore che spazia dal Veneto a Napoli, dall’Ucraina all’Africa lontana. Una sorta di Spoon River pervasa d’una vena leggera di umorismo che aiuta a riflettere in maniera pacata su un tema sovente trattato con toni eccessivamente patetici e inappropriati.

Le tre attrici, età della vita differenti, adempiono a un dovere morale, ricordare più che recitare. Giocoforza, si usano diverse inflessioni dialettali per contestualizzare i drammi. Lella Costa, artista impegnata e socialmente consapevole, è esperta del veneto, toscano, torinese, lombardo. A lei il compito di dar voce alle signore più mature. Orsetta de’ Rossi tratta invece con le donne di un ceto sociale medio-alto, caratterizzate con sagacia pure nell’oltretomba. Rita Pelusio, infine, è l’outsider, colei a cui sono riservate le straniere e le paesane. Tutte di nero vestite, tante parrucche variegate a renderle irriconoscibili e scarpe rosse ai piedi, omaggio forse voluto a Zapatos rojos, installazione collettiva d’arte pubblica della messicana Elina Chauvet ospitata a Genova nel novembre 2012. Le storie si susseguono in una cornice semplice, fatta di volti muliebri proiettati su schermi, trapassi di luce e brevi commenti musicali.

Calorosi gli applausi della sala sold out e presenza delle autorità con fascia tricolore.

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