La dolce guerra

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Foto di Paolo Migliavacca
Foto di Paolo Migliavacca

Di e con Elena Ferrari e Mariano Arenella
Disegno luci Vanni Vallino
Costumi Norma Uglietti
Produzione Compagnia Ferrari/Arenella

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Lo spettacolo La dolce guerra ha come protagonisti un pioniere del cinema italiano e una maestra elementare.

1914. Olmo e Ada amano il proprio lavoro. Ogni giorno lui si affanna per girare una scena del proprio film, lei per educare i bambini a diventare dei giovani “italiani”. Possono farlo. Il periodo storico in cui vivono è carico di entusiasmo, la fiducia nel futuro è alta, e la loro vitalità sarà sicuramente premiata.

Ma come si racconta una storia vera?

Quali immagini devono rimanere impresse nella pellicola?

Quali parole devono essere dettate durante una lezione?

Domande che anche oggi dovrebbero essere alla base del lavoro di insegnanti, giornalisti e artisti.

Senza rendersene conto, ottengono dei successi inaspettati, e convincono milioni di persone ad abbandonare lo splendore della Belle Epoque per vivere gli orrori della guerra. Fino a quando la guerra non li coinvolgerà direttamente e, vittime della loro stessa manipolazione, entreranno in una terra di disperazione che li porterà a spegnere la cinepresa e a strappare ogni pagina dettata.
È facile raccontare la realtà. Difficile è capire quale realtà raccontare.
La Prima Guerra Mondiale compie cento anni. Un conflitto che nel nostro immaginario collettivo viene ricordato principalmente per le trincee, le città di Trento, Trieste, e la disfatta di Caporetto. Ma non tutti ricordano che, per la prima volta nella storia, il governo italiano ebbe bisogno del consenso popolare per convincere oltre trenta milioni di persone ad imbracciare le armi. E così nel teatro della guerra fecero il loro debutto i gas asfissianti, il carro armato, l’aereo, ma anche la mistificazione del linguaggio, della realtà e dei sogni.

Il neonato cinema e la vecchia scuola ebbero un ruolo fondamentale in tutto ciò: da innocui e spensierati mezzi culturali divennero potenti mezzi di propaganda.
Le vicende dei due protagonisti scelti prendono spunto dalle biografie di personaggi storici realmente esistiti: lui segue le orme di Giovanni Pastrone, pioniere del cinema italiano, che trasformò, con la sua precisa determinazione e la sua visionaria creatività, la produzione cinematografica da banale divertimento a industria mondiale. Lei quelle tracciate da Fanny del Ry, una giovane maestra, che venuta in contatto con le teorie di Maria Montessori, si staccò dal panorama pedagogico comune portando nella scuola il suo rivoluzionario impegno femminista e antimilitarista.

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Trailer

https://www.youtube.com/watch?v=cZyod8pS3g4

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Lo spettacolo, che ha debuttato lo scorso maggio, è stato scelto quale progetto rientrante nel Programma ufficiale delle commemorazioni del Centenario della Prima Guerra mondiale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli Anniversari di interesse nazionale.

Prima dello spettacolo, per respirare l’atmosfera cospiratoria degli anni del proibizionismo e far rivivere la leggerezza luccicante dei tempi andati, come ogni domenica l’Arci Ohibò ospita “Ape retrò”. Un “aperitivo proibizionista”, con musica d’epoca dal vivo (concerti swing, dixiland, manouche…) e drink ispirati agli anni ‘20-‘30.

L’aperitivo in musica va dalle 18.30 alle 20.30.

Gradito abbigliamento a tema, boa, piume, paillettes e papillon.

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INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

Associazione Culturale ARCI Ohibò

Via Benaco 1, Milano (metro Lodi)

Tel. 02.39468399
info@associazioneohibo.it

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Ingresso

5,00 spettacolo + € 5,00 tessera Arci 2015

oppure

5,00 spettacolo + € 13,00 tessera Arci 2016

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INIZIO SPETTACOLO

Ore 20.30

INIZIO APERITIVO

Ore 18.30

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