L’arte è una caramella, un A solo: conversazione con Carlo Vanoni

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L’arte contemporanea come non l’avete mai sentita: dal 5 all’8 novembre arriva finalmente al Teatro Brancaccino di Roma L’arte è una caramella, un A solo, uno spettacolo di e con Carlo Vanoni.

Non è una conferenza, non è una lezione, ma è un vero e proprio assolo teatrale che racconta attraverso i codici teatrali la storia dell’arte attraverso la performance attoriale di Vanoni, esperto, divulgatore e consulente di gallerie d’arte nonché curatore di mostre.

A parlare dello spettacolo, che emoziona e incuriosisce l’Italia da due anni a questa parte, e del suo rapporto con l’arte, è proprio Carlo Vanoni.

Come nasce lo spettacolo?

Lo spettacolo nasce due anni fa da un libro scritto a quattro mani con Luca Berta, A letto con Monna Lisa, un piccolo saggio sulla storia dell’arte che presentavo nelle librerie come una sorta di monologo. Gian Marco Montesano, che poi è anche il regista dello spettacolo, ha assistito ad una di queste presentazioni e mi ha proposto di trasformarlo in uno spettacolo teatrale nato in collaborazione con Florian Metateatro di Pescara. E così è stato. In generale sfrutto tutti i canali disponibili per divulgare l’arte e questo è uno spettacolo è giovane: interessante è anche il fatto che abbia sempre “girato” con il passaparola fino ad arrivare al prestigioso cartellone del Brancaccino dopo aver toccato molte città italiane, da Asti a Bologna, da Verona a Piacenza.

Come è cambiato lo spettacolo nell’arco di questi mesi?

In qualche modo lo spettacolo è cambiato anche perché facendolo, “si aggiusta il tiro” ed è stato un po’ è stato sistemato e smussato anche scoprendo quando si possa enfatizzare alcuni aspetti o cambiarne altri.

Sento molto il tipo di pubblico che ho di fronte e magari interpreto qualcosa in modo diverso anche se il testo resta scritto e io resto dentro al testo. In realtà si tratta di uno spettacolo teatrale con un codice preciso: è uno spettacolo nuovo sull’arte: non è una conferenza, ma è un vero e proprio spettacolo teatrale, è un sapere con il sapore del teatro.

A chi si rivolge lo spettacolo? Pensa a un pubblico in particolare?

Io credo che si tratti di uno spettacolo trasversale. Parto dal presupposto che l’arte sia nel dna di ogni italiano: nel corso delle repliche ho incontrato gente appassionata di arte o persone diffidenti che si sono ricredute e che mi avvicinano dicendomi di aver rivalutato l’arte contemporanea. In questo spettacolo c’è tutto: è un viaggio che parte da lontano, da Monna Lisa e arriva fino ai giorni nostri.

Quale crede che sia l’artista contemporaneo più rappresentativo?

Non credo ce ne sia uno in particolare anche se c’è un artista, Felix GonzalezTorres a cui indirettamente ho dedicato lo spettacolo da cui prende spunto il testo ispirandomi a una sua opera. Di fatto L’arte è una caramella: sul palco c’è una montagna di caramelle, un’opera d’arte, inizio e fine dello spettacolo che rappresenta quello che è l’arte contemporanea adesso. Per fare altre forme d’arte, come il cinema ad esempio sono necessari mezzi anche potenti mentre per fare un’opera d’arte sono sufficienti le caramelle.

Difenda l’arte contemporanea in poche parole: può l’arte contemporanea competere con quella classica?

Tutta l’arte è contemporanea. Giotto era contemporaneo, Michelangelo lo era nel Cinquecento. Che cosa significa essere contemporanei oggi? Significa adeguarsi alla realtà: se avete il cellulare, se usate il computer, siete contemporanei e anche l’arte contemporanea deve essere tale.

Si tratta in pratica della sostanziale differenza che esiste fra la scrittura e la calligrafia: posso scrivere con il computer una cosa interessante e posso scrivere con una bella grafia e scrivere delle sciocchezze. L’arte è scrittura e calligrafia ed è da stabilire perché cambia il modo di scrivere.

Che ruolo ha la musica nello spettacolo?

Ritorna soprattutto la Pavane di Faurè in diversi momenti e un brano di un compositore di musica contemporanea e poi ci sono due momenti musicali miei in cui spiego l’arte attraverso il linguaggio della musica, prima l’arte astratta con il pianoforte e poi un quadro di Jackson Pollock con la chitarra elettrica.

Le piace fare teatro?

Con il teatro ho scoperto un mondo che mi affascina: io poi faccio teatro da attore atipico. Il mio è un teatro di narrazione dove sfruttando i codici teatrali, io di fatto interpreto me stesso. Sono molto felice di questa esperienza e sto già scrivendo il nuovo spettacolo che solo apparentemente potrebbe sembrare il contrario di questo, ma di fatto mi piace raccontare le cose che conosco.

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Dal 5 all’8 novembre

L’ARTE E’ UNA CARAMELLA

un A solo di e con Carlo Vanoni

regia Gian Marco Montesano

Produzione Florian Metateatro

Testo Carlo Vanoni

Drammaturgia e regia Gian Marco Montesano

Collaborazione al testo Luca Berta

Scena Carlo Vanoni Gian, Marco Montesano

Voci fuori campo Giulia Basel

e Massimo Vellaccio, Umberto Marchesani

Maresa Guerra, Luigia Tamburro, Emiliano Furlani

Registrazioni Globster

Fotografia Stefano Bozzani

Scansione immagini Miriam Doni

In scena al teatro Brancaccino via Mecenate 2 tel.06/80687231 dal 5 al giorno 8 novembre 2015.

Orario spettacoli: dal giovedì al sabato ore 20 domenica ore 17.30.

biglietti intero €15,50, ridotto € 11.50.

www.larteeunacaramella.it

1 COMMENT

  1. Ciao Carlo, come sempre questo contatto non avrà seguito. Avrei piacere di condividere alcuni aspetti dell’arte. Se chiedi a un veneto chi è gaio volteio capitone nessuno sa che oltre ad essere un mio paesano merita almeno una statua invece Giulio Cesare ha preferito ricordare Tito Livio. Goffredo parise e giosetta fioroni, abbiamo il respiro dell’universo sotto i piedi ma non si riesce a farli animare. In carcere per 16 anni ho potuto dedicarmi con serenità alla lettura.il mio commento è che dopo aver restaurato una cappella , con scagliola, marmorino, rasato di calce ed impreziosito i corridoi 20 anni fa con le opere che tu Caramelli, un corso di etica , vangato e scavato a mano 70 bioorto, ho 1000 bozzetti, lavoravo alla Rizzato in piazza Castello ma non esisto. Ho appena dovuto vendere quella terra che negli anni del dopo guerra abbiamo sputato sangue e piombo per pagarle e rilevare dai signori veneziani che invasero i nostri campi che ora sono asfalto per fare biomassa e quelle casali più belle del Palladio perché polivalenti. Mi fermo perché divento noioso, mi chiamo mauro nato tra i gelsi e i Bacchi da seta nel 67 in una casa colonica della piave costruita nel 1860 con l’impero austro ungarico. Le fornaci, l’operaio, e quel nord est da fenomeni non rimane niente perciò caro Carlo noi abbiamo molto materiale fresco ma si pubblicano solo le cagate preconfezionate. Un abbraccio

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