Amore e anarchia

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Foto di Davide Baldrati
Foto di Davide Baldrati

di Luigi Dadina e Laura Gambi

regia Luigi Dadina

scene e luci Pietro Fenati e Elvira Mascanzoni

con Luigi Dadina e Michela Marangoni

suoni Alessandro Renda

produzione Teatro delle Albe / Ravenna Teatro

consulenza e ricerca storica Massimo Ortalli Archivio storico della FAI e Cristina Valenti Università di Bologna

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Sul palco c’è solo un tavolo e due sedie nel buio, i protagonisti sono illuminati solo dalla luce di alcune candele accese. L’atmosfera è quasi magica: udiamo il verso delle creature notturne e le lunghe ombre dei protagonisti si stagliano sul muro.

Conosciamo gli enigmatici protagonisti: Maria Luisa è loquace, vivace, parla e si infervora, si vede il suo carattere forte e indomabile, mentre Francesco è taciturno, sofferente, tormentato, preferisce scrivere piuttosto che parlare. Insieme ci riportano in un’epoca lontana (ma neanche troppo) dove la loro storia d’amore si intreccia con la storia d’Italia indissolubilmente. Il loro amore fu unito dalla lotta, dalle fughe, dai viaggi in giro per il mondo, dalle culture nuove, dagli scontri con la polizia e dalla prigione, dal combattere sempre insieme, loro due e i loro compagni Andrea Costa, Anna Kuliscioff ed Enrico Malatesta. Tramite i loro dialoghi capiamo la loro storia, i loro sacrifici e le loro sofferenze, i loro caratteri forti e indomiti. Ci sembra di tornare per un attimo a quell’epoca e capire profondamente le ragioni di persone che, in fondo, come riflette Maria Luisa, erano come noi.

Francesco e Maria Luisa furono sconfitti in vita: lei provata dal freddo e dalla prigionia di Orbetello, ormai cieca, morì nel 1911, mentre Francesco la raggiungerà sei anni dopo, suicidandosi con un’arma da fuoco, troppo schifato dalla vigliaccheria del mondo intorno a sé. Tuttavia i loro ideali sono ancora vivi e li tengono tra noi, proprio in una scuola, la sede della conoscenza. Loro, sempre insieme, portano ancora avanti le loro idee, senza perdere mai la passione.

Le atmosfere dello spettacolo, frutto delle scene e luci di Pietro Fenati e Elvira Mascanzoni e dei suoni di Alessandro Renda, colpiscono molto, trasportano alla fine dell’ottocento ma allo stesso tempo creando una sensazione di connessione e intimità con lo spettatore.

La regia di Luigi Dadina è ben articolata e riesce a sottolineare la passione e l’amore dei personaggi senza mai sfociare nel retorico e nemmeno servendosi di banali colpi di scena, bensì creando delle scene intelligenti e raffinate, dalla grande delicatezza.

Dadina è anche protagonista dello spettacolo insieme a Michela Marangoni, ed entrambe le performance attoriali sono di grande valore e emozionano lo spettatore più di una volta.

Uno spettacolo per riflettere su chi siamo, su chi eravamo e soprattutto su chi saremo.

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