Il testamento di Maria

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fotoDal romanzo di Colm Tóibín

Traduzione e adattamento di Marco Tullio Giordana e Marco Perisse

Con Michela Cescon

Regia di Marco Tullio Giordana

Scene, costumi, luci a cura di Gianni Carluccio

Produzione: Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, in collaborazione con Zachar Produzioni

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La regia di Marco Tullio Giordana vanta una scelta scenografica di forte impatto. L’essenzialità dello spazio scenico, in cui tre arcate frontali sono prima disegno a muro e poi porticato, permette, grazie alle finestre laterali, un gioco di luci davvero interessante, creando chiaroscuri funzionali alla narrazione. La partitura, altrettanto essenziale, dei movimenti dell’attrice può così definirsi in un perfetto accordo con i contrasti di luce e ombra, raccontando diversi spazi fisici e insieme dell’animo.

Il testo dell’autore irlandese Colm Tóibín , propone una versione molto concreta della figura di Maria, che si allontana dall’immagine di mater dolorosa spesso diffusa nell’immaginario collettivo. Anche le scelte di interpretazione attoriale seguono questa linea: l’attrice Michela Cescon sostiene con bravura una presenza concreta, sia dal punto di vista fisico che vocale, per tutto il corso del lungo monologo.

Le scene di stampo metafisico e l’essenzialità della narrazione collocano il racconto in uno spazio senza tempo: la storia di Maria diventa quella di una madre che ricostruisce i fatti legati alla morte del figlio e ai suoi ultimi giorni, permettendo aperture di significato verso fatti di attualità.

Nonostante la bravura e la tenuta scenica della Cescon, non sempre il racconto è riuscito a risultare coinvolgente per il pubblico. Il raccontare asciutto dell’attrice, pur partendo da una scelta tecnica di concretezza, che voleva probabilmente escludere toni sentimentalistici ed emozionali, rischia a tratti di risultare lievemente monotono, non approfittando appieno dei punti testuali, che più permettevano di aprire uno scorcio sull’anima della donna. Questo avrebbe permesso di agganciare maggiormente lo spettatore, dandogli la possibilità di una lettura non solo razionale degli avvenimenti.

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