“Miseria e nobiltà” al Teatro Parioli Peppino De Filippo di Roma

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fotoIl Natale e le feste di fine anno al Teatro Parioli Peppino De Filippo di Roma sono all’insegna della tradizione con Miseria e nobiltà, classico del teatro napoletano di Eduardo Scarpetta che molti associano all’indimenticabile film di Mario Mattioli con Totò. A interpretare il ruolo del miserrimo scrivano Don Felice Sciosciamocca (prototipo del napoletano piccolo borghese che sostituisce Pulcinella) è Luigi De Filippo che quattro anni a questa parte dirige il Parioli e che ha curato l’adattamento e la regia del testo mantenendo inalterata l’ambientazione storica e i passaggi cruciali.

La vicenda in realtà è arcinota e racconta di due famiglie poverissime di Napoli, quelle di Don Felice e di Don Pasquale, avvilite dalla miseria e dalla povertà, dalla fame vera e costrette a dividere lo stesso sottoscala: la fortuna sembra bussare alla loro porta quando vengono tutti vengono ingaggiati dal ricco marchesino Eugenio per fingersi suoi parenti davanti alla famiglia della sua fidanzata, la ballerina Gemma, figlia di un ignorantissimo e arricchito cuoco.

Risate, equivoci e la presenza straripante (a tratti anche troppo) di Stefania Ventura (nel ruolo di Luisella) scatenano l’entusiasmo del pubblico: d’altra parte la forza del testo sta nella sua semplicità e nella sua quotidianità, nell’ossessione amaramente spassosa della fame, protagonista assoluta della storia e delle dinamiche dei personaggi. La Compagnia di Teatro Luigi De Filippo, specialista nel repertorio, è sempre molto affiatata nel rinvigorire una storia fatta di equivoci e di miseria e De Filippo si discosta in particolare dalla riconoscibilissima maschera di Totò per rendere il suo Felice più malinconico e riflessivo mentre mentre gli altri personaggi assumono soprattutto maschere folkloristiche ciascuna con una propria umanità e le proprie debolezze esaltate dai costumi e dal trucco.

Uno spettacolo di tradizione, omaggio a Scarpetta e all’intero teatro napoletano che diverte cercando di discostarsi anche dalla pellicola cinematografica e che lascia riflettere sulle miserie umane con amarezza, ma senza rinunciare al sorriso sulle labbra. In scena fino al 10 gennaio 2015.

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