Io amo Helen

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fotoLa sala è quasi tutta piena in questa serata di inizio primavera o fine inverno, meteorologicamente parlando, per uno spettacolo che si presenta di non facile lettura. Ma questo pubblico è avvezzo a trovare nel cartellone titoli di diversa impronta e proposte che spesso sono presenti solo nei Festival di Teatro di Ricerca. E poi il TeatroTangram è conosciuto da queste parte, per altri spettacoli ed altri interventi succedutesi nel tempo. Ed apprezzato. E infatti questo lavoro nasce in una nuova versione per essere presentato nella stagione 2011/2012 dell’Odin Teatret.

È tratto dall’autobiografia di Helen Keller, sordo-cieca dall’età di sei anni, e rifacendosi al film di Arthur Penn del 1962 “Anna dei Miracoli”, cerca di analizzare in modo non teorico una delle grandi difficoltà del nostro tempo: come comunicare. Ciò che è, anche solo a livello immaginifico, estremamente complesso come entrare in rapporto con una persona che non vede e non sente, qui viene affrontato in un incontro/scontro fra una bambina di sei anni e Anne Sullivan, che sarà per lunghi anni la sua maestra e colei che le permetterà di comunicare con il mondo.

Lo spettacolo parte con una toccante canzone della Battaglio che crea immediatamente un rapporto quasi fisico con il pubblico, e subito dopo vediamo Helen già adulta che spiega che ciò a cui stiamo per assistere è la sua autobiografia, e di come ella è entrata in contatto con il mondo. Sappiamo che “… dopo aver imparato a comunicare attraverso il linguaggio dei segni, l’alfabeto manuale e il metodo Tadoma, Helen riuscirà a leggere in Braille e infine a parlare, morirà nel 1968, all’età di 87 anni, lasciando un segno indelebile nella consapevolezza che è proprio nella comunicazione che l’uomo esiste e può esprimersi, costruendo così il senso della propria esistenza”.

Tutto è molto fisico, inevitabilmente, e spesso si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad una lotta per la sopravvivenza sia da parte di Helen sia di Anne, che si presenta come una Mary Poppins alla rovescia: vestito scuro, cipiglio severo e nessuna magia da estrarre dalla borsa se non la determinazione di chi è sicuro di ciò che fa. Si capisce che alle spalle di questo lavoro c’è una grossa “ricerca sul piano espressivo e corporeo, che attraverso una gestualità costruita e integrata con la lingua dei segni italiana (Lis) entra in modo evidente nella drammaturgia e nella costruzione scenica dello spettacolo”. La liberazione di Helen avverrà in modo non solo simbolico ma di sostanziale importanza, in un processo di riabilitazione che la condurrà ad appropriarsi di una nuova forma di comunicazione, con l’acqua. È infatti il primo elemento naturale che Helen riscopre e attraverso il quale riuscirà a collegare i pensieri alle parole e le parole alle cose. Infatti l’unico suo ricordo antecedente alla malattia è legato a questo elemento, e il duello-balletto-scontro nella scena porterà all’accettazione di una memoria corporea che sovrasta ogni nostra sensazione. Bravissime le attrici.

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di Silvia Battaglio
con Silvia Battaglio, Patrizia Pozzi
musiche Chopin, Torgue/Houppin
disegno luci Lucio Diana
costumi e scene Silvia Battaglio

produzione Compagnia Silvia Battaglio / Teatro Tangram
con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Piemonte, Città di Torino, Sistema Teatro Torino

 

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