“The Winter’s Tale” di William Shakespeare

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fotoUno spettacolo bello, elegante giocato su una gamma di situazioni che svariano dalla commedia, al dramma, alla tragedia, con sconfinamenti nell’area comica “The Winter’s Tale” è classificata nelle romances (termine che veniva usato per superare la difficoltà di classificare alcune opere come commedie o tragedie con un finale a lieto fine). Ma prima di entrare nella dinamica scenica e prima ancora di render grazie al bardo dobbiamo parlare della straordinaria messa in scena da parte del famoso regista Declan Donnellan. La sua non è una riscrittura contemporanea dell’opera di Shakespeare come parrebbe all’inizio con gli attori in giacca e cravatta, rimane infatti fedele al testo limitandosi ad interpretarne la collocazione temporale in tempi moderni solo per quanto riguarda costumi, musiche e interventi video. Il personaggio che nel secondo atto, microfono alla mano, canta musica rock e intrattiene il pubblico è assolutamente piacevole e funzionale. I giovani attori sono tutti di grande talento, non sbagliano un tempo. Anche nei momenti più riflessivi danno prova di maturità e grazie al regista i ritmi sono scanditi senza una minima sbavatura. Un’interpretazione corale di grande intensità
La vicenda narrata è quella di Polissene e Leonte re di Boemia e di Sicilia nonché amici fin da bambini. Alla fine di un soggiorno di Polissene in Sicilia, Leonte cerca di trattenere ancora l’amico in partenza, e chiede anche alla moglie di esercitare pressione affinché questo accada. In un secondo momento però Leonte diventa inspiegabilmente geloso dell’amico e della moglie arrivando a sospettare che il figlio in arrivo non sia suo, ma frutto del tradimento. Decide così di avvelenare l’amico che tuttavia, avvisato, fugge. La sua fuga è interpretata come prova di colpa e così Leonte fa arrestare sua moglie, che in carcere partorisce prematuramente la figlia Perdita. Il piccolo Mamilio, figlio di Leonte, muore non reggendo il dolore di vedere la madre imprigionata. Intanto l’oracolo di Delfi decreta Ermione innocente, facendo cadere nel rimorso e nella più profonda disperazione Leonte. La piccola Perdita, a suo tempo abbandonata in Boemia, viene adottata da un pastore, e (sono passati quindici anni) divenuta una bella ragazza si innamora del figlio di Polissene Florizel, che non svela a Perdita la sua origine regale. Polissene, scoperta la trama amorosa del figlio si infuria e ai due non rimane altro che fuggire. Il finale è tutto a lieto fine. Leonte avrà un ulteriore prova che i sospetti erano infondati dalla somiglianza con la figlia. Anche Polissene giunto in Sicilia sulle tracce del figlio si riconcilia con Leonte e Paolina, che, con una magia, aveva trasformato Ermione in una statua di sale per non vederla morire di dolore, la riporta in vita. Così tutti felici e contenti con Florizell e Perdita che convolano a felici nozze.

Per riassumere i temi di questa bellissima commedia sono dunque la gelosia assurda e distruttiva di Leonte, l’amicizia fra Leonte e Polissene e fra Paolina ed Ermione, il contrasto generazionale fra padri e figli, la sofferenza di Ermione e del giovane Mamilio, l’amore (tra Florizell e Perdita), il ravvedimento, il perdono e la resurrezione finale. Interviene anche il Tempo per spostare di quindici anni la storia dalla prima alla seconda parte della storia.

Le scene curate da Nick Ormerod sono eleganti nella loro semplicità, un parallelepipedo (diciamo un container) dalla cui parete frontale si aprono tre porte ed altre due da quelle laterali, poi solo tre panche in scena. Tutto il resto è lasciato allo sviluppo scenico e alla fantasia dello spettatore. Funzionali le belle musiche di Paddy Cunneen e il disegno luci di Judith Greenwood.

Gli eccezionale attori sono: Orlando James (Leontes), Edward Sayer (Polixenes), Natalie Radmall-Quirke (Hermione / Dorcas), Eleanor McLoughlin (Perdita), Joy Richardson (Paulina / Mopsa), Grace Andrews (Emilia / Time), Abubakar Salim (Camillo), Ryan Donaldson (Autolycus), Chris Gordon (Florizel), Peter Moreton (Old Shepherd / Antigonus), Sam McArdle (Young Shepherd), Joseph Black (Cleomenes), Guy Hughes (Dion / Live Music Coordinator), Tom Cawte (Mamillius).

Ultimo test positivo: malgrado la lunghezza della pièce (2h e 45m) e l’impegnativa lettura dei sovratitoli il tempo è volato via.

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