La versione di Barney

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fotoAntonio Salines riporta in scena la riduzione teatrale del best seller dello scrittore canadese Mordecai Richler pubblicato nel 1997, del quale nel 2010 è stata realizzata una controversa trasposizione cinematografica.

Su un palcoscenico scarno di ispirazione metafisica, una poltrona e un attaccapanni, Barney Panofsky, ebreo canadese ultrasessantenne affetto da un incipiente morbo di Alzheimer, mette insieme i pezzi della sua vita, richiamando alla memoria ricordi e aneddoti per comporre un puzzle che lo possa scagionare dall’accusa mossagli dallo scrittore Terry Mclver di aver provocato la morte dell’amico Bernard Boogie Moscovitch.

I ricordi affiorati nei flashback sono confusi e disordinati, privi di una sequenza logica e cronologica. Si mescolano in un grande caleidoscopio, veicolati dalle emozioni del momento, aggrappati al graticcio di una vita ricca di incontri importanti ed eventi straordinari attraversata da persone che hanno lasciato tracce indelebili.

Barney, tra la sofferenza lancinante che alcuni ricordi gli procurano e la fatica di combattere contro la malattia che gli obnubila la mente, tenta di costruire la propria versione della verità sulla sua vita. Accompagnato e contrastato dalla visione di amici e familiari che aggiungono nuove tessere al mosaico, inestricabile intreccio di passato e presente.

Emerge un ritratto a tinte forti e dai contorni slabbrati del vecchio Barney, alcolista incallito, abbandonato dall’ultima moglie. Un monologo che fotografa quarant’anni di frammenti in cui si incastonano i volti degli amici, della figlia, delle donne, delle mogli, soprattutto la terza amata e perduta. I protagonisti di questi frammenti di vita appaiono sullo schermo di fondo, e ciascuno con la propria versione dei fatti fa da intermezzo al fluire emozionale di Barney, attanagliato nella penombra da ripensamenti, balbettii, tergiversazioni: “Sono sopravvissuto alla scarlattina, agli orecchioni, a due rapine a mano armata, alle piattole, all’estrazione di tutti i denti, a un’operazione all’anca, a un processo per omicidio e tre mogli”.

La drammaturgia di Massimo Vincenzi lega con un fil rouge emotivo tutto il racconto biografico, condotto con delicatezza dalla regia di Carlo Emilio Lerici, intercalato dalle musiche originali di Francesco Verdinelli. Partecipano in video Virgilio Zernitz, Gabriella Casali, Fabrizio Bordignon, Monica Belardinelli, Elisabetta Ventura e in voce Carlo Emilio Lerici, Francesca Bianco, Luca Fiamenghi, con la regia video di Enzo Aronica.

Superba l’immedesimazione di Antonio Salines che interiorizza con intensità e realismo i tremori e i pudori di Barney in una confessione che svela gli intimi recessi dell’intelletto e dell’anima. Intimista e meschino, cinico e amaro, egoista e passionale: è il ritratto di un uomo da diverse prospettive, come un’opera cubista, mentre sprazzi di felicità lontana attraversano la sua mente che sconfina nell’oblio, fino ad abbandonarsi al risolutivo sonno finale.

La messinscena si inserisce nel progetto di “residenza” di un gruppo di autori italiani associati al Fondo PSMSAD, che ha sostenuto l’iniziativa, per la costituzione di un repertorio di testi a disposizione di una compagnia teatrale, integrato annualmente con nuove proposte e nuovi autori.

La rassegna, ideata da Massimo Vincenzi con la collaborazione di Carlo Emilio Lerici, vuole mettere in evidenza drammaturghi italiani con opere complete, non semplici corti teatrali. Gli attori e i registi appartengono tutti alla compagnai del Teatro Belli.

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