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Albania casa mia. Storia di due destini incrociati

Dall'8 al 12 marzo al Teatro Franco Parenti, Milano

di e con Aleksandros Memetaj
regia Giampiero Rappa
aiuto regia Alberto Basaluzzo
Produzione Argot

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Non c’è speranza nel ’91 in Albania; il regime comunista che per più di 45 anni aveva controllato e limitato la libertà dei cittadini albanesi è ormai collassato. Migliaia di persone cercano di scappare verso l’Occidente partendo dai porti di Valona e Durazzo con navi, pescherecci e gommoni. Tra i tanti che scappano verso l’Italia c’è Alexander, trentenne che fugge a bordo del peschereccio “Miredita” (Buon giorno) e giunge a Brindisi.
In quel peschereccio c’è anche suo figlio Aleksandros Memetaj, bimbo di 6 mesi, che crescerà in un paesino del Veneto. Aleksandros Memetaj è l’autore e l’interprete di questo testo bello ed efficace che racconta le vicende di due albanesi, Alexander e Aleksandros, padre e figlio che vivono lo strappo dalla propria terra. Il padre costretto ad affrontare le difficoltà e i pericoli del viaggio, il dolore della lontananza e l’ odio e amore per la propria patria. Il figlio invece che vive un’identità frammentata, con il suo stesso nome che gli appare estraneo; cifra del disagio identitario che caratterizza le seconde generazioni. Memetaj imparerà a usare due lingue e accettare il proprio nome, la propria provenienza, “senza la pretesa di poterlo capire fino in fondo”.
Questo è il compito che gli riserverà la storia.
Solo, in piedi su una mappa dell’Albania, Memetaj racconta le sue esperienza italiane, da cittadino italiano tra gli italiani, da bambino tra i bambini, ma sempre da diverso tra gli uguali.

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Note di regia
Albania casa mia
è un testo divertente e commovente di un giovane attore e autore di 24 anni. Ho incontrato Aleksandros Memetaj due anni fa alla scuola di recitazione Fondamenta mentre si stava per diplomare. Dopo aver fatto due mesi di lezione sono rimasto affascinato dalle sue potenzialità espressive. Vedendolo lavorare ho intuito subito che Aleksandros aveva una ferita nascosta e che forse proprio quella ferita era la sua benzina per volere diventare attore. Ci siamo rivisti a fine corso in un bar perché mi interessava sapere del suo passato. Dopo aver ascoltato alcuni episodi della sua vita, ho invitato Aleksandros a scrivere un monologo sulla sua storia e in meno di un mese è nato “Albania casa mia”. Eravamo d’accordo tutti e due di non volere scrivere uno spettacolo di denuncia sociale. Quello che mi aveva colpito del racconto era la difficoltà che aveva avuto nel cercare una propria identità ma anche il viaggio l’ostinazione del padre per cercare di garantire un futuro a sua moglie e a suo figlio. Questo rapporto tra padre e figlio è molto forte nel testo e rende la storia universale.
Abbiamo lavorato fidandoci del testo, cercando di allontanare ogni forma estetica interpretativa fine a se stessa o inutili patetismi senza musica o luci ad effetto. Ho cercato di mettere Aleksandros nella posizione più scomoda possibile; solo, chiuso dentro i suo confini, quasi in gabbia alla ricerca di un riscatto tramite un racconto che diventa catartico per lui e quindi per noi. La sua azione fondamentale come attore non è solo quella di raccontare il suo passato ma quella di immaginare dentro di sé il desiderio di fare un salto che dopo un’ora di spettacolo gli consentirà di abbracciare il pubblico. Lo stesso salto che i suoi genitori hanno fatto ventiquattro anni fa dopo aver scavalcato un muro di quattro metri e tenendo in mano un neonato di cinque mesi, minacciati da pistole di alcuni poliziotti. Aleksandros durante le prove è stato generoso, instancabile, paziente, orgoglioso, determinato, ottimista proprio come suo padre non appena giunto nel Veneto, contento di lavorare in una pizzeria pur se ingegnere fisico.“Albania casa mia”è un racconto che può essere un buon antidoto alla depressione e alla crisi che ci viene sbattuta in faccia e con la quale dobbiamo fare i conti ogni giorno. Quel salto dal muro di quei tre essere umani, è un invito a non abbattersi e a non avere paura di ricominciare da capo, anche quando tutto sembra essere perduto.

Giampiero Rappa

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PREZZO
Intero 15€; over 65/under 26 12€

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ORARI

mer, ven h 20.00; gio, sab h 21.15; dom h 16.30

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INFO

Tel: 02 59 99 52 06
Mail: biglietteria@teatrofrancoparenti.it

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TEATRO FRANCO PARENTI
via Pier Lombardo 14, Milano

biglietteria@teatrofrancoparenti.itBiglietteria : 02 59 99 52 06


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