In memoria di Georges Prêtre

Myung-Whun Chung dirige la Filarmonica della Scala in memoria di Georges Prêtre

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Foto di Brescia e Amisano

Venerdì 17 Marzo, Teatro alla Scala – Milano

L. v. Beethoven | Sinfonia n.3 op.55 „Eroica“

M. Ravel | Ma mère l’Oye

M. Ravel | La Valse

Direttore | Myung-Whun Chung

Orchestra Filarmonica della Scala

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Georges Prêtre è stato legato alla Scala, ai suoi musicisti e al suo pubblico da un rapporto strettissimo cresciuto in dieci lustri di attività insieme.

Se alla sua morte, gennaio 2016, tutto il mondo della classica si rammaricò per la perdita di un grande interprete, pochi oggi, a più di un anno di distanza, ne hanno ricordato la scomparsa.

La Scala, differenziandosi, ha deciso di tramutare quello che in origine era programmato come un concerto dello stesso direttore francese, in un concerto a lui dedicato.

Un concerto che ne fosse celebrazione, da qui la scelta di un repertorio francese, ma che ne fosse anche simbolicamente l’esaltazione del suo apporto alle stagioni scaligere.

A Myung-Whun Chung lo stimolante compito, sul podio della Filarmonica, di officiare tale rimembranza. Il direttore che si è equamente diviso fra le prove di sala in Fenice, dove dirigerà nelle prossime settimana la “Carmen” di Bizet, e i concerti della stagione sinfonica milanese, non ha rinunciato all’opportunità di ricordare il collega.

Ne è uscito un concerto d’alto livello, come più volte sottolineato dagli applausi, tanti e scroscianti, dal pubblico accorso.

Un’esecuzione di pregevole valore, rigorosamente a memoria, in cui il direttore ha dato mostra, se fosse ancora necessario, dell’assoluta padronanza del repertorio classico e di inizio Novecento.

Sarà stata la serafica calma che contraddistingue le esibizioni di Chung o i paterni sorrisi che scambiava con l’orchestra fra una pausa e l’altra, ma la stessa orchestra è apparsa quasi trasformata, sempre precisa, attenta e presente.

Fin dai primi accordi della terza sinfonia di Beethoven.

L’interpretazione, in alcuni punti personale, è apparsa sempre coerente e anche i passaggi fra i tempi, il terzo tempo, ad esempio, apparso molto ‘garibaldino’, hanno sempre trovato una ragione per l’ascolto degli spettatori.

Leggermente sacrificato, nonostante la pausa distensiva, Ma mère l’Oye di Ravel. Un raffinato pezzo di porcellana che dopo la marmorea presenza beethoveniana è sembrato quasi rarefarsi nell’aria.

In conclusione di serata La Valse, unico brano originariamente previsto nel programma di Pretre. Un turbinio continuo, frenetico e a tratti esasperato, dai toni trionfali solo in apparenza con il suo sottotraccia inquieto e dubbioso.

Tutto straordinariamente espresso da Chung e dalla Filarmonica.

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