Un vizio di famiglia: i Ninchi e il cinema

Dal 7 al 12 marzo al Cinema Trevi, Roma

0
67
Condividi TeatriOnline sui Social Network

«Caro babbo,

non te l’aspettavi, eh? E invece eccoci qua, al Trevi, per la rassegna Un vizio di famiglia: i Ninchi e il cinema. È da quando sei partito che mi frulla in testa quest’idea: riunire tutti i Ninchi in un unico film. Certo, da sola non ce l’avrei mai fatta. Ma Gianfranco Pannone ci ha creduto fin da subito e mi ha portato in Cineteca Nazionale, dove vi hanno scovato dai sotterranei uno per uno!

Dunque ci siamo, da Scipione l’Africano a L’uomo che ama, dal nonno a te, passando per Carlo, Ave e Alessandro: dal fascismo al post-berlusconismo, quasi un secolo di storia è impressa sulle vostre facce… A rivedere i sedici film, più che un album di famiglia sembra un trattato di sociologia, che ci ricorda quanto hanno dovuto cambiare gli italiani per rimanere uguali a se stessi.

Come scrivevi tu dei Ninchi? Ah, ecco, l’ho trovato: “Tutti con una loro strada personale, il più possibile indipendente da un altro membro della famiglia e col terrore, grazie ad un orgoglio smisurato – la malattia più grave e contagiosa della famiglia – di essere tacciato di nepotismo. Ecco perché non c’è mai stata la soddisfazione di poter dire: “Sono insieme”… 

Eccoci invece insieme! Perché se ognuno ha lavorato per sé, io, che con Marina porto avanti il nome e la tradizione, stavolta ho lavorato per tutti. Per cui questa sera fammi un favore: sicuramente dove siete ci sarà un cinema, bene, allora mettetevi comodi, prendetevi i popcorn, lasciate da parte i narcisismi e godetevi la visione. Tutti insieme… orgogliosamente!»

(Arianna Ninchi)

———

Annibale, Carlo, Ave, Alessandro, Arnaldo… i Ninchi sono, accanto ai De Filippo, la più nutrita dinastia di teatranti in Italia. Il rapporto tra la famiglia Ninchi e la professione dell’attore si protrae infatti da più di cento anni e ha coinvolto già tre generazioni. La carriera del capostipite, Annibale (1887-1967), lo colloca di diritto tra i grandi attori tragici del Novecento. Partito dalla nativa Bologna per studiare alla prestigiosa scuola di Luigi Rasi, calcò le scene dei più importanti teatri italiani. Memorabili le sue interpretazioni a Siracusa e, al cinema, quella del padre di Mastroianni ne La dolce vita. Il primo a seguirne l’esempio fu il fratello Carlo (1896-1974) che, già avviato alla carriera militare, il caso volle attore: durante una visita alla compagnia di Annibale, a Forlì, fu “obbligato” a entrare in scena per una sostituzione e provato il mestiere se ne innamorò. Caratterista straordinario, ottenne attraverso il nascente mezzo cinematografico la stessa popolarità che il teatro aveva dato al fratello. Poi fu la volta di Ave (1915-1997) che, quando a Trieste, bambina, vide recitare Annibale, il cugino del padre, subito esclamò: “È un gioco bellissimo, voglio farlo anch’io!”. Come fece poi e con gli esiti che tutti conosciamo. Negli anni a venire nello stesso gioco si cimentarono, e ancora oggi si cimentano, figli e nipoti. Alessandro (1935-2005), nipote di Annibale, è stato anche regista e sceneggiatore. Arnaldo (1935-2013), figlio di Annibale, è stato un appassionato interprete del teatro di Pirandello ma è stata la settima arte a regalargli il ruolo memorabile del boia nel Magnificat di Pupi Avati. Oggi la tradizione dei Ninchi è portata avanti da Marina, figlia di Ave, e Arianna, figlia di Arnaldo.

———
martedì 7

ore 18.00 Scipione l’Africano di Carmine Gallone (1937, 114’) 

Dopo la disfatta di Canne, nel 208 a.C., il senato romano affida a Publio Cornelio Scipione il compito di combattere Cartagine sulla terra africana. Con l’aiuto di Massinissa, Scipione sconfigge Annibale a Zama. Scipione l’Africano doveva rappresentare agli occhi del regime la glorificazione del progetto imperiale di Mussolini, realizzando un perfetto parallelismo tra impero romano e impero fascista. Con Annibale e Carlo Ninchi.


ore 20.00 Giarabub di Goffredo Alessandrini (1942, 94’)

Durante la seconda guerra mondiale, il piccolo presidio di Giarabub viene totalmente isolato dal nemico. L’ultima autocolonna che porta i rifornimenti viene distrutta e il pugno d’uomini rimane alla mercé dell’avversario. Con Carlo Ninchi.

———
mercoledì 8

ore 17.00 Vivere in pace di Luigi Zampa (1947, 89’)

Zio Tigna, contadino benestante, vive in una fattoria dell’Umbria dove trovano rifugio due soldati americani, fuggiti da un campo di prigionia, ai quali si unisce anche un soldato tedesco. Tutti si ritroveranno per alcuni giorni a vivere insieme in una fratellanza che li unirà a dispetto di tutto. Ma la fine del conflitto è ancora lontana e le speranze di tutti si infrangono di fronte alla tragedia di quei giorni. Sospeso a metà tra commedia e melodramma, il film fu acclamato dalla critica newyorchese come un capolavoro neorealista e antibellico. Quella italiana, invece, ne esaltò gli spunti ironici, a tratti comici, che inserirono la pellicola nel filone della nascente commedia rosa. Nastro d’argento per il miglior soggetto e a Ave Ninchi per la migliore interpretazione femminile. 


ore 19.00 L’onorevole Angelina di Luigi Zampa (1947, 95’)

Angelina, moglie di un vicebrigadiere e madre di cinque figli, guida le donne della borgata romana di Pietralata all’assalto dei magazzini di pasta di un borsanerista e, dopo l’alluvione, all’occupazione degli alloggi sfitti di un noto speculatore edilizio. Divenuta paladina della povera gente, quando tenta di entrare in politica, viene ingannata e fatta arrestare. Il film, un successo internazionale, è sospinto dalla carica travolgente della Magnani. Con Ave Ninchi.


ore 20.45 Totò le Mokò di Carlo Ludovico Bragaglia (1949, 90’)

Il famigerato capobanda Pepé le Mokò, che ha il suo quartier generale nella Kasbah di Algeri, viene ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia. La successione viene offerta ad un suo prossimo parente, Totò, suonatore ambulante napoletano che sogna di poter dirigere una banda musicale. Una delle interpretazioni più memorabili di Totò, irresistibile nella parodia dei personaggi dei film esotici francesi, di ambientazione coloniale, come il film del 1937 di Julien Duvivier (Pépé le Moko) con Jean Gabin. Con Carlo Ninchi.

———
giovedì 9

ore 17.00 Emigrantes di Aldo Fabrizi (1948, 105’)

«Giuseppe Borbone, muratore trasteverino, decide di lasciare l’Italia per trasferirsi in Argentina insieme alla moglie Adele e alla figlia Maria. Giuseppe e la figlia sono pieni di entusiasmo mentre Adele, non più giovanissima e prossima a divenire madre, parte a malincuore. Durante il viaggio a bordo di un piroscafo argentino, Adele dà alla luce un bimbo il quale, benché battezzato con il nome di Italo, sarà un argentino. Giunto a destinazione, Giuseppe si mette subito al lavoro e per la famiglia trova presto una casetta, anche se non molto accogliente. Su sua proposta e con l’aiuto degli italiani d’Argentina si dà inizio alla costruzione di case per gli immigrati. Il giovane direttore del cantiere, un ingegnere argentino, che ama, riamato, la figlia di Giuseppe, favorisce l’iniziativa. Adele, però, soffrendo di nostalgia insiste per tornare a Roma» (www.cinematografo.it). Con Ave Ninchi.


ore 19.00 Parigi è sempre Parigi di Luciano Emmer (1951, 89’) 

Le vacanze degli italiani all’estero, in trasferta a Parigi per vedere la partita di calcio: ognuno cerca di divertirsi come può, ma a farla da padrone è il solito provincialismo dei gustosi personaggi in scena. Un Emmer leggero ed effervescente come in Domenica d’agosto, da cui prende la struttura narrativa ad episodi: dopo la grande stagione del dopoguerra, questo film, scritto tra gli altri da Sergio Amidei, apre le porte alla fase del cosiddetto neorealismo rosa. Con Ave Ninchi.


ore 20.45 La presidentessa di Pietro Germi (1952, 87’)

«Espulsa da una cittadina francese come fonte di scandalo, Gobett (Pampanini), avvenente soubrette, si rifugia in casa del magistrato (Pavese) che l’ha allontanata e, scambiata per sua moglie (Ninchi), seduce il ministro della Giustizia (Dapporto) di passaggio che promuove il magistrato a una sede di Parigi. Tratto dalla pièce La présidente (1912) di Maurice Hennequin e Pierre Veber e sceneggiato da Aldo De Benedetti, “è tutt’altro che un film inguardabile ed esanime, solo che [P. Germi] vi si tiene completamente ai bordi e si guarda bene dal metterci i piedi” (M. Sesti). Una prestazione d’opera, insomma, ma governata da un navigato professionista» (Morandini). Con Ave Ninchi.

———
venerdì 10

ore 17.00 I colpevoli di Turi Vasile (1957, 84’)

«Due genitori (uno dei quali è un giudice) hanno vedute diverse circa l’educazione da dare al figlio: rigido lui, permissiva lei. Quando il giovane ha problemi con la  giustizia, la tensione si acuisce fino alla soluzione finale» (www.cinematografo.it). «Turi Vasile, allettato dalle facilitazioni e dalle suggestioni, tecniche e non, offertegli dalle riprese televisive della commedia di Lelli [Sulle strade della notte] (il film è stato girato in tre settimane, con tre macchine da presa contemporaneamente; ogni sequenza era di otto minuti e mezzo senza interruzione) e influenzato dall’essere egli stesso il regista teatrale della commedia, ha tentato di fare una semplice “regia teatrale per il cinema” […]. Il film ha così lo strano sapore di una commedia registrata per la TV e “fissata” per il cinema». Con Carlo e Alessandro Ninchi.


ore 18.30 La dolce vita di Federico Fellini (1960, 175’)

«Il film è troppo importante perché se ne possa parlare come di solito si fa di un film. Benché non grande come Chaplin, Eisenstein o Mizoguchi, Fellini è senza dubbio un “autore”, non “regista”. Perciò il film è unicamente suo: non vi esistono né attori né tecnici: niente è casuale» (Pasolini). Con Annibale Ninchi.


ore 21.30 Incontro moderato da Boris Sollazzo con Arianna Ninchi, Gianfranco Pannone, Pasquale Pozzessere.

 

A seguire Episodio 1 di Cocapop di Pasquale Pozzessere (2010, 22’)

Tre storie  di dipendenza da cocaina relative a tre differenti generazioni. Nella prima una signora non più giovanissima (Lisa Gastoni) scopre causalmente che il marito (Arnaldo Ninchi) fa uso di cocaina, ma quando lui si accorge che lei sa della sua dipendenza ha una reazione violenta.

———  
sabato 11

ore 17.00 Rimini Rimini di Sergio Corbucci (1987, 114’) 

«L’estate a Rimini: c’è Ermenegildo Morelli, un pretore in vacanza, severo fustigatore di costumi, che, innamoratosi di Lola, una procacissima donna, si ritrova preso a sberle o nudo in mare fino al tramonto e per quella maliarda si travestirà da donna, per venirne smascherato, mentre balla il tango con Pino Tricario, un modesto artista di varietà. C’è Liliana, una giovane signora che un’amica tenta di spingere in braccia virili (il designato è un culturista, che pensa solo ai propri muscoli ed alla sua palestra), e finisce invece sedotta e ricattata dal dodicenne figlio dell’amica. E poi ancora un giovane prete coinvolto in una avventura con una suora straniera, nonché un gruppo di tre fratelli – massicci e burini oltre ogni dire – che fanno di tutto per riportare il sorriso sulle labbra di Noce Bovi, loro sorella, presunta vedova di un creduto disperso in mare e che poi ricompare più gagliardo e voglioso che mai. Il tutto tra affaristi senza scrupoli, prostitute ingaggiate e play-boy» (www.cinematografo.it). Con Arnaldo Ninchi.


ore 19.00 Magnificat di Pupi Avati (1993, 97’)

«È, a parer mio, un bellissimo film, il migliore tra gli italiani di questa stagione, uno dei più belli degli ultimi anni, il risultato più alto nella ventennale carriera di Pupi Avati […]. Il film intreccia una mezza dozzina di storie cui fa da filo conduttore l’itinerario del boia Folco, esecutore di giustizia (l’intenso Arnaldo Ninchi) e del suo giovane assistente, e che convergono a Malfole, all’abbazia della Visitazione» (Morandini). «Volevo rappresentare attraverso una serie di quadri e di personaggi gli elementi di quella società: la fede e la violenza. A quel tempo le pratiche spirituali convivevano con la violenza di tutti i giorni. Nel mio racconto si mescolano dunque le esecuzioni dei boia, l’ingresso di un’oblata in un monastero, le ultime ore del signore del posto, un matrimonio. Su tutto regna il silenzio di Dio, un silenzio che a quel tempo non era motivato dall’assenza, come accade oggi» (Avati). Con Arnaldo Ninchi.


ore 20.45  di Federico Fellini (1963, 138’)

«Un misto tra una sgangherata seduta psicanalitica e un disordinato esame di coscienza in un’atmosfera da limbo» (F. Fellini). «La masturbazione di un genio» (Buzzati). «Una tappa avanzata nella storia della forma romanzesca» (Arbasino). «Una costruzione in abisso a tre stadi» (Metz). Con Annibale Ninchi. 

———
domenica 12

ore 17.00 Il trasformista di Luca Barbareschi (2002, 92’)

«In seguito a una rovinosa alluvione del Po, in un paesino della bassa padana viene alla luce una discarica abusiva di sostanze tossiche. Colpito dalla scoperta dei bidoni di scorie tossiche, il leader ambientalista locale Augusto Viganò, un quarantenne idealista, decide di bloccare il treno speciale con il quale il ministro Antonelli sta girando la zona per verificare i danni causati dalle acque. Antonelli accetta di buon grado di visionare la discarica: fra i due nasce un feeling che, di lì a poco, porterà Augusto diritto in Parlamento a Roma. Ma l’ambiente romano può essere ricco di tranelli e tentazioni…» (www.cinematografo.it). Con Arnaldo Ninchi.


ore 18.45 Giorni e nuvole di Silvio Soldini (2007, 116’)

Elsa e Michele hanno una figlia di vent’anni e vivono una vita agiata e serena. Elsa ha potuto anche realizzare il sogno di lasciare il lavoro per dedicarsi allo studio della storia dell’arte. Proprio subito dopo la sua laurea, quando Elsa si sente finalmente appagata, arriva un fulmine a ciel sereno: Michele confessa di essere stato estromesso dalla società da lui fondata e di essere senza lavoro da due mesi. Elsa, nonostante tutto, riesce a fronteggiare la situazione ritrovando in sé un’insospettata energia, mentre Michele passa dall’euforia alla depressione a seconda di come procede la sua ricerca di lavoro. Il rapporto tra i due si incrina tanto da arrivare alla rottura, ma poi entrambi si rendono conto di non voler perdere l’unica cosa preziosa che hanno: il loro amore. Con Arnaldo Ninchi.


ore 21.00 L’uomo che ama di Maria Sole Tognazzi (2008, 102’)

«Roberto, a quasi quarant’anni, non ha ancora capito il significato del vero amore. Nella sua vita ci sono state due donne importanti, Sara e Alba, ma nei due rapporti l’uomo ha tenuto un comportamento diametralmente opposto: tanto dolce con una, quanto crudele con l’altra. Attraverso le sue esperienze e analizzando la situazione sentimentale di amici e parenti, Roberto cercherà di trovare le risposte e la verità, se davvero esiste, sull’amore» (www.cinematografo.it). Con Arnaldo Ninchi.

———–

Rassegna a cura di Arianna Ninchi

Ingresso libero

Sala Cinema Trevi in vicolo del Puttarello 25

LEAVE A REPLY