Teatro Quirino, “Mr. Pùntila e il suo servo Matti” di Bertold Brecht

Il primo Brecht "made in Elfo" diretto da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

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Mai fidarsi dei padroni. Come a dire: è impossibile la mescolanza fra le diverse classi sociali e l’osmosi fra i capitalisti e i proletariato e i contadini, ma è soprattutto importante capire sempre chi si ha davanti.

Questo è il messaggio di Mr. Pùntila e il suo servo Matti, la più popolare e divertente commedia di Bertold Brecht, prima produzione dell’Elfo dedicata al geniale drammaturgo tedesco con la regia di Ferdinando Bruni – Francesco Frongia andato in scena al Teatro Quirino di Roma.

Scritta nel 1940, ma rappresentata per la prima volta nel 1948, Mr.Pùntila forse adesso può apparire, ma solo a prima vista “datata” considerando di quanto l’economia globale sia cambiata andando ben oltre la lotta di classe fra capitalisti e proletariato. E se la ricchezza globale adesso è in mano quinto della popolazione mondiale e la morale è decisamente amara, la commedia di Brecht, che resta a tratti didascalica nei suoi reiterati appelli e pamphlet politici, è ancora semplicemente geniale.

L’allestimento dell’Elfo è pregevolissimo: mantiene del tutto inalterato lo spirito eversivo, politico, comico, ma anche farsesco di un testo (tradotto in modo esemplare e modernissimo da Bruni) ricreando in modo perfetto la società è il teatro brechtiano fra scene rurali e costumi Anni Trenta in stile Hollywood. 

Punto di partenza del testo è la rielaborazione del Dottor Jeckill e Mr. Hyde di Stevenson o la coppia servo padrone (da Don Chisciotte e Sancho Panza a Don Giovanni e Leporello) anche se Matti (l’ottimo Luciano Scarpa) non è certo dimesso, ma sempre virile e autorevole tanto da tentare a provare a sedurre Eva (Elena Russo Arman in versione biondo platino), la figlia di Pùntila, pensando addirittura di sposarla, ma finendo per enunciare l’incompatibilità della classi sociali.

Tutta la dicotomia del testo è ben orchestrata sulla schizofrenia di Ferdinando Bruni-Pùntila, ricchissimo possidente che da sobrio è un odioso capitalista crudele caimano e che sotto l’ebbrezza dell’alcool diventa generoso, disprezza un cicisbeo diplomatico inutile e decaduto a caccia della dote di Eva trasformandosi in essere umano amico di tutti.

Lei però pare essere attratta da Matti e avvolta in lunghi abiti stile diva Hollywood ricalca un po’ i capricci dell’ereditiera Claudette Colbert in Accadde una notte, ma purtroppo la bontà di Pùntila è falsa quanto effimera e dura il tempo di una sbronza. E tutto torna al proprio posto. La modernità dell’allestimento passa anche attraverso la recitazione: volutamente quasi sopra le righe e cinematografico il Pùntila schizofrenico di Ferdinando Bruni, gesti e dizione calibratissima che riempie la scena in ogni dove, coadiuvato da validissimi attori, fra vecchie e nuove conoscenze dell’Elfo. Ottime le musiche originali di Paul Dessau e l’effetto straniamento di Brecht. Da applausi per apprezzare un autore fin troppo poco rappresentato in Italia.

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