Il violino di Joshua Bell incanta la Scala

Sul palco del Piermarini con Joshua Bell la Swedish Radio Symphony Orchestra diretta da Daniel Harding

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La Filarmonica della Scala ha ospitato, in questo primo vero lunedì di primavera milanese, la Swedish Radio Symphony Orchestra, diretta dal maestro Daniel Harding, con la partecipazione del noto violinista Joshua Bell.

Il programma ha visto l’esecuzione di Othello, ouverture da concerto op. 93 di Antonín Dvořák; Poème, op. 25 per violino e orchestra di Ernest Chausson; Tzigane, rapsodia da concerto (versione per violino e orchestra) di Maurice Ravel; e della Sinfonia n. 1 in do minore di Johannes Brahms.

Delle scelte certo non così usuali, che però sembravano tagliate su misura non solo per presentare al pubblico scaligero virtuosismi forse sconosciuti, ma anche per il carattere della concertazione di Harding: preciso negli equilibri e nei tempi, ma allo stesso appassionato e ispirato.

Un programma interessante, perché a cavallo tra l’estetica romantica e quella novecentesca, con incursioni stilistiche che si risolvono in richiami wagneriani, virtuosismi sentimentali e moderne costruzioni sinfoniche, in un crescendo interrotto solo dall’intervallo e da qualche applauso fuori luogo tra un movimento e l’altro, seguito dagli immancabili “shhh”.

Harding riesce magistralmente a mettere in luce tutte le anime diverse di questi compositori, equilibrando alla perfezione le sezioni dell’orchestra, curando tutte le dinamiche con una precisione svizzera (o inglese, in questo caso) e riuscendo comunque a restituire al pubblico un suono intriso di sentimento, dalle pause cariche di aspettativa di Dvořák, fino ai crescendo permeati di tensione di Strauss.

Joshua Bell, che entra in scena come violino solista in Poème e Tzigane, ricorda molto Itzak Perlman nello stile, mettendo in scena non un suono perfetto, ma piuttosto utilizzando le imperfezioni dell’archetto come abbellimenti sonori, che trasformano il risultato finale in qualcosa di inedito e irripetibile, ad ogni esecuzione.

Non si tratta solo dei virtuosismi o delle capacità tecniche, innegabili, ma piuttosto del risultato finale, che appare magnificente nella sua “imperfezione”.

Insomma, una serata degna del teatro meneghino e del suo pubblico, entusiasta e prodigo di applausi, in attesa dell’ultimo concerto della stagione, con l’atteso ritorno della bacchetta di Myung-Whun Chung e della Filarmonica della Scala, il 22 maggio.

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