Intervista a Daniele Petricciuolo, la vita di uno yogi moderno

Intervista a cura di Michele Olivieri

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Daniele Petricciuolo fin da giovanissimo si trasferisce dall’Italia al Regno Unito, nazione in cui risiede per quindici anni. Inizialmente si accosta al mondo artistico e culturale coltivando i propri interessi nel teatro, nel musical e soprattutto scoprendo, grazie a degli amici ballerini, l’antica disciplina dello yoga. Prende le sue prime lezioni presso la “Dance Work” di Londra e al Neal’s Yard nel quartiere di Covent Garden. Una volta rientrato in Italia, a Napoli viene introdotto nel mondo delle gallerie d’arte contemporanee e moderne dove si costruisce un solido bagaglio di esperienze e di nozioni le quali lo arricchiscono sia dal punto di vista culturale che personale, aprendo così una nuova visione e prospettiva pur continuando a coltivare quotidianamente la passione per lo yoga con l’insegnante di Hatha, Emiliana Mastellone. In seguito si trasferisce a Milano e grazie alla convivenza con il danzatore e coreografo Sebastiano Coppa del Teatro alla Scala riesce a trovare un’inedita dimensione votata ad un ampio respiro che spazia dalla musica, all’arte figurativa, al teatro, al balletto e a tutto ciò che riconduce ad una dimensione filosofica e spirituale, scoprendo così un maggiore nutrimento per l’anima. Studia yoga presso “Kriya Yoga Ashram” a Milano con gli insegnanti Ariane Ravazzi e Cristina Scarpa. Nel 2017 si iscrive alla scuola “Odaka” di Milano dove si certifica come insegnante. Nello stesso anno si reca in Nepal, a Kathmandu presso il prestigioso “Nepal Yoga Home” in cui si diploma e certifica. Nel suo percorso di studio ottiene prima il 200 Y certificato ed in seguito il 500 Y certificato di Hatha Yoga, Pranayama, Meditazione & Filosofia dello Yoga. Apre nel capoluogo lombardo il primo “Temporary Yoga Studio”, novità assoluta a livello nazionale, dove trova sede nel cuore della città e precisamente in via Savona 33 (info mobile +39 3341385729). Tra le sue letture preferite i testi di Osho, Yogi Ramacharaka e Jiddu Krishnamurti. Attualmente il maestro Petricciuolo si dedica all’insegnamento delle pratiche yoga mediante l’insieme dei principi, delle idee e delle concezioni sapendo così estendere la sua attività ed esperienza, con professionalità e competenza, imponendosi in breve tempo come punto di riferimento per una personale attività spirituale che interpreta e definisce i modi del pensare, del conoscere e dell’agire umano.

Caro Daniele, quando ti sei accorto che la “filosofia dello yoga” poteva essere una giusta strada da percorrere e cosa ti ha affascinato nell’approfondire gli studi?

Spesso, nel periodo trascorso a Londra, mi sentito privo di energia, non carico, non concentrato, insomma non pienamente in forma. Frequentavo dei ballerini di danza classica e moderna, con i quali mi confidai e confrontai tanto che mi portarono nella loro scuola di danza, sita al centro di Londra, dove una ex ballerina impartiva lezioni di yoga. L’approccio fu essenziale ed in breve tempo arrivò la svolta, recuperai le energie perdute, ritrovai un generale benessere e la concentrazione aumentò… praticamente riuscii ad ascoltare pienamente il mio corpo trovando da lui un’immediata risposta che mi procurò un notevole giovamento. In quel momento di sospensione capii di dover cominciare a “praticare” il più spesso possibile tale disciplina… Oggi, anche se insegno, mi sento costantemente uno studente, mi pongo sempre in discussione e ad ogni inizio lezione intuisco e desidero far percepire che ciascun attimo vive di una sensazione diversa. I pensieri, il corpo, le pose cambiano di volta in volta e questo è l’elemento che più mi affascina nello yoga. Inoltre, sono certo, che trovando i giusti insegnanti durante il percorso formativo, come è capitato a me, il loro aiuto ti sprona a far comprendere quanto sia importante proseguire ed approfondire lo studio e tutto ciò che ne consegue è il “benvenuto”!

Che esperienza è stata quella vissuta a Kathmandu e come ti sei accostato all’essenza dello yoga in un luogo così carico di “storia”?

L’esperienza che ho vissuto a Kathmandu si è rivelata unica e speciale. Dopo aver conseguito il certificato 200 Y al Centro Odaka di Milano ho capito che quell’esperienza era solo l’introduzione ad un qualcosa di più profondo e ho desiderato allargare il mio sapere e la ricerca personale. Un giorno, casualmente, ho letto dell’esistenza di un Centro Yoga in Nepal dove il Maestro possiede una filosofia molto vicina al mio pensiero. Durante il corso mi sono sentito in simbiosi con il mio “io” più di quanto immaginassi. Trascendere, ritrovarsi e a volte anche ritornare bambini è risultato un viaggio indimenticabile. Visitare quei templi in cui si percepisce forte il passaggio del Buddha, è stato il coronamento di un sogno. Condividere con i maestri, gli assistenti del Centro e con la gente del posto la vita quotidiana, vedere e sentire il loro rapporto con la terra e con gli animali è risultata una sensazione sublime anche perché questa popolazione si accosta perfettamente ed armoniosamente all’ecosistema.

Un tuo ritratto del maestro Prakash Acharya?

Il mio maestro è una persona che nutre un rapporto con gli allievi alquanto professionale, è attento, scrupoloso e preciso… insomma un autentico yogi! I suoi mantra, la sua dottrina e il fatto di riuscire a convogliare così tante persone da ogni parte del mondo, per poi prepararli e formarli, in maniera da renderli a loro volta degli ottimi insegnanti è una virtù più che ammirevole. Prakash Acharya gode di altissimo rispetto in Nepal. Vorrei inoltre citare il nome del Maestro Rajendra Neupane che si occupa del Pranayama e della Meditazione e quello del Maestro di Anatomia del corpo che è il dottor Khanal Suman.

Quali sono le maggiori difficoltà tecniche e fisiche nell’accostarsi a questa pratica?

Le maggiori difficoltà tecniche e fisiche nell’accostarsi alla pratica si racchiudono nel non pensare assolutamente all’impossibilità di possedere le capacità giuste o che ci possa essere un qualcosa di non idoneo o qualsivoglia impedimento nel praticare gli esercizi o le pose. La mente è forte, ci manda costantemente dei segnali, se ci dice di non fare una determinata cosa non ci sarà verso di eseguirla. In molti casi si possono creare degli enormi limiti mentre invece necessita possedere una mente ed un pensiero fluidi e positivi. Difficoltà vere proprie non ne esistono, tutti possono con una pratica costante raggiungere un livello avanzato, il corpo non è rigido al contrario invece della mente!

Da qualche anno convivi con il Maestro Sebastiano Coppa, danzatore e coreografo scaligero di lunga esperienza teatrale, cultore della musica e dell’estetica votata al “bello”. Quanto ti ha aiutato nel tuo percorso la sua presenza e il suo mondo?

La sua presenza nella mia vita è determinante. Mi confronto ogni momento della giornata. Assiste spesso alle mie lezioni, mi consiglia, mi critica, sono momenti difficili e delicati ma all’improvviso tutto prende una piega diversa. Insieme si cerca di analizzare ogni aspetto, parola o pensiero e naturalmente anche tutto ciò che porta verso una direzione errata da evitare. Il suo mondo viene totalmente arricchito nel profondo dell’anima da una nota o da un passo di danza e per me la sua vicinanza è un continuo viaggio che mi sprona e aiuta a far comprendere ai miei allievi che si può dare sempre più con una costante ricerca, sperimentazione e curiosità verso il “nuovo”!

Oggi sei uno stimato maestro di yoga, quanto aiuta lo yoga nel ritrovare un benessere psicofisico?

Amo la mia professione, amo insegnare, credo di essere in un’età giusta per fare docenza. Cerco di essere delicato con i miei allievi, è un momento importante per loro, per alcuni è il primo approccio alla pratica. Mi assicuro che vivano le mie lezioni con “bellezza”, apertura ed emozioni sorprendenti. Uno tra i messaggi più importanti che desidero sempre far giungere ai miei studenti, durante l’ora della pratica, è quello che il corpo possiede una tale ed inaspettata ricezione che poi si rivela fondamentale. Le mie parole partono sempre da questo concetto “ora ci siete solo voi con il vostro tappetino e basta… chiudete gli occhi e…”!

Le “tecniche yoga”, se correttamente utilizzate, possono essere usate oltre che per accelerare il recupero fisico anche per valorizzare tutte le attività che richiedono prestazioni fisiche e motivazionali?

Innanzitutto ci tengo a precisare che il più delle volte le persone tendono a dare maggiore importanza ad una posa difficile invece di focalizzare la propria energia anche su dettagli minimi che garantiscono la differenza. La pratica dello yoga è una perfetta unione tra mente e corpo, è così interessante vedere come esso risponda a determinate pose; il corpo ci parla, riceve e trasforma. Dico sempre ai miei allievi di non reprimere mai ma di assecondare le proprie esigenze… naturalmente con moderazione! Tutti desideriamo una vita di piaceri ed il riuscire a concederseli nella vita quotidiana è un grande dono… essi fanno bene al nostro cuore e al nostro benessere psicofisico: questa è la vita e l’essenza di uno yogi moderno. Oltretutto non va mai dimenticato che “yoga” significa “unione”!

Credo che l’aspetto più interessante sia quello che lo yoga opera sulla mente, tramite il respiro, per migliorare la capacità di concentrazione, determinazione, equilibrio, stabilità ed il massimo controllo nelle situazioni di stress e contemporaneamente lavora sul corpo per ottenere la massima funzionalità fisica. Qual è, a tuo avviso, il miglior modo per accostarsi a tale filosofia?

Come dicevo prima assecondare le proprie esigenze è fondamentale per ottenere stabilità e controllo. È un lavoro dove la costanza e la pratica, applicata almeno due o tre volte alla settimana, riserva dei risultati sorprendenti ed in brevissimo tempo. Questo avviene dopo poche lezioni di qualunque tipo o stile come possono essere il Power, Vinyasa, Ashtanga, Iyengar, Bikram. Tutte servono e portano ad un qualcosa di speciale, l’avviso più importante che io posso dare è quello di avvicinarsi, soprattutto per noi occidentali, alla Madre Terra… ad esempio camminare in casa scalzi più a lungo e più spesso, trovarsi in spazi verdi dove l’inquinamento acustico è inferiore alla norma e poi di tanto in tanto passare del tempo con noi stessi… insomma “ascoltarci”.

Come sono strutturate le tue lezioni?

Le mie lezioni, pur godendo di tutte le pratiche, risultano semplici e alla portata di ognuno. Inizio sempre con il riscaldamento del corpo al fine di preparare la mente e successivamente entro nella pratica con pose più avanzate. La musica di accompagnamento scorre con toni alti e bassi così da far percepire l’attimo del rilassamento o il fluire di movimenti più veloci e dinamici per giungere poi al rilassamento finale, che è il momento che amo maggiormente, perché il corpo si arrende completamente sul tappetino e in quella frazione di tempo non esiste più né sforzo né fatica ma ci si addentra nella totale sospensione che porta ad un distaccamento dal proprio corpo fisico per lasciar vagare la mente in luoghi dove i pensieri appaiono liberi, leggeri e in totale assenza di limiti cosicché da avere poi un ritorno più consapevole, più centrato e più felice!

In conclusione, cosa ti piace maggiormente nel tuo ruolo di docente nel trasferire agli allievi tutto ciò che hai appreso con rigore e dedizione in anni di studio?

L’aspetto che mi appaga di più in questo ruolo è quello di non arrendersi mai. Nella vita tutti abbiamo una seconda possibilità, un traguardo da raggiungere, il prendersi cura di sé stessi e degli altri, l’essere curiosi ma attenti e soprattutto il non nutrire mai un atteggiamento troppo severo con se stessi ma anzi saper ironizzare in ogni situazione e soprattutto saper “vivere nel presente”…

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