Accademia di Santa Cecilia, le emozioni di Lisa Batiashvili e di Ennio Morricone

Pappano dirige un programma fra Schubert, Čajkovskij e Morricone per la stagione sinfonica dell’Accademia

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Emozionante: è forse questo l’aggettivo più indicato per indicare il concerto di giovedì scorso in Sala Santa Cecilia per la stagione sinfonica dell’Accademia di Santa Cecilia.

Il concerto, nuovo appuntamento della stagione sinfonica dellAccademia, all’insegna di un programma “bizzarro” come indicato anche da Sir Antonio Pappano, direttore musicale dell’istituzione, per l’occasione sul podio, che accostava a Schubert e Čajkovskij anche Morricone.

Ed è proprio Pappano a prendere la parola in apertura ricordando che i concerti del 7-8-9 dicembre erano stati dedicati ai 50 anni della scomparsa del compositore e direttore dorchestra Victor de Sabata, triestino e forse meno noto rispetto a Toscanini.

Il suo impatto è stato decisivo sulle generazioni future di direttori, come Von Karajan o Maazel ricorda Pappano in apertura travolto dall’entusiasmoe la sua visione della musica è stata caleidoscopica e moderna con una particolare predilezione per Wagner. La sua registrazione di riferimento resta la storica Tosca con la Callas, ma il suo rapporto con Santa Cecilia è stato strettissimo con un di presenze tali di degne di un direttore musicale, pur senza esserlo”.

Dopo la luminosità dell’Incompiuta di Schubert che ha aperto la serata, le emozioni continuano con il Maestro Ennio Morricone, presente in sala che raccoglie con commozione i calorosi applausi del pubblico dopo la sua Musica dal silenzio, cantata di musica assoluta e canto simbolo per tutte le tragedie del mondo con la autorevole voce recitante di Mariano Rigillo.

Emozionante come non mai anche il bellissimo e (famosissimo) Concerto per violino di Čajkovskij interpretato da Lisa Batiashvili, raffinatissima violinista georgiana e artista in residence dell’anno a Santa Cecilia: bella, elegante (in sofisticato broccato verde lungo), coraggiosa (celebre il bis negato a Gergiev, strettissimo amico di Putin per tenere insieme un altro concerto) e anche bravissima ci mette l’anima nel suo Guarnieri del Gesù (del 1739) in un ideale suono equilibrato fra la tecnica e il sentimento.

Tanto travolgente che il pubblico alla fine del primo movimento non ha potuto resistere all’impulso di applaudire. Impossibile non concedere (e senza farsi troppo pregare) un acclamato bis al pubblico che avrà modo di poterla ammirare e ascoltare anche in altri due appuntamenti della stagione, a maggio con il secondo concerto per violino di Prokovev e a maggio per la stagione di musica da camera (insieme al marito, l’oboista francese François Leleux, per il Concerto per violino e oboe BWV 1060 di Bach.

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