Il fascino dell’impossibile

I Sonics presentano il loro ultimo lavoro, esaltandone l'ambientazione

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In scena al Teatro Nuovo di Torino a cavallo tra 2017 e 2018, la Steam Experience rappresenta una sfida, nelle intenzioni della compagnia dei Sonics, che sappia superare i canoni convenzionali dello spettacolo. A corredo dello show, una live performance accompagnata da dj-set e aperitivo popola il foyer del teatro, agghindato per l’occasione in pieno stile steampunk.

Lo spettacolo, ideato e diretto da Alessandro Pietrolini, si inserisce un questa offerta a tutto tondo che trascende il teatro, ma di per sé basterebbe a giustificare la scelta di un’ambientazione tanto particolare. Il corpo dei performer costituito da Jessica Pioggia, Maria Seckler, Federica Vaccaro, Ileana Prudente, Artur Cacciolari e Vitor Dias si esibisce nel più classico dei teatri circensi, con acrobazie ricercate che pescano dal repertorio classico dei funamboli e ambiscono a offrire persino qualcosa di nuovo; la preparazione atletica dei sei perfomer non è tuttavia il loro solo pregio, se l’abbozzo di vicenda che tratta il tema del viaggio, come presentata in apertura dalla voce fuori campo di Pier Paolo Congiu, emerge timidamente tra le esibizioni.

La partenza del dirigibile disegnato sullo sfondo viene procrastinata fino al termine dello spettacolo e fa da pretesto per la presentazione dei personaggi/performers, delineandone i caratteri e le relazioni: ognuno di loro ha un motivo diverso per viaggiare, ma tutti sono accomunati dal modo cui riescono a intrattenersi in attesa della partenza, come trapezisti e funamboli.

L’espressività scenica che commistiona l’estro circense e coreografico a quello mimico nel raccontare la vicenda finisce tuttavia per preferire la fenomenalità dello show, il fascino dell’impossibile, lasciando l’aspetto più drammaturgico e narrativo in secondo piano. Al pari dell’ambientazione stessa, che fa da sfondo agli incredibili giochi aerei degli acrobati alle prese con anelli, corde e tessuti, perfino un grande telo di plastica!, la vicenda appena accennata non trova gli sviluppi che uno spettatore neanche troppo smaliziato potrebbe pretendere dopo il preambolo iniziale.

È comunque l’ambientazione stessa, insieme al vago riferimento al viaggio, a riempire di significato narrativo la sequela degli episodi scenici: in questa ambientazione impossibile, lo sfondo vittoriano dominato da macchinari e strumentazioni anacronistici disegnato da Cristiano Spadavecchia, gli acrobati appaiono come i normali abitanti di un ambiente in cui sembra assolutamente normale che per combattere la noia ci si dondoli su una sbarra di metallo e si rida a testa in giù. In altre parole, quando la vicenda di Steam viene meno a sostituirla eloquentemente è l’espressione del corpo, nel contesto di una dimensione alternativa della storia.

Abbandonata la pretesa di entrare in sintonia con un qualunque tipo di narrazione, ci si abbandona al ritmato fluire delle esibizioni, apprezzando l’eccellente disegno delle luci di Daniel Saraceno, l’ispirato tappeto sonoro composto da Ruggiero Mascellino, i costumi realizzati da Irene Chiarle.

E ci si accorge che la scelta dell’ambientazione steampunk, lungi dall’essersi adeguata a una moda passeggera, ha ispirato la regia di tutto lo spettacolo, che rifugge da soluzioni sceniche “di tendenza” e adotta piuttosto artifici “analogici” che giocano sui contrasti tra luce e ombra. Rinunciando a ogni scetticismo, si potrebbe quasi credere che Steam sia lo spettacolo di una compagnia dell’epoca vittoriana giunta ai giorni nostri.

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Steam

Ideazione e regia di Alessandro Pietrolini

Team creativo, Coreografie e Performer: Jessica Pioggia, Maria Seckler, Federica Vaccaro, Ileana Prudente, Artur Cacciolari, Vitor Dias
Voce fuori campo e actor training Pier Paolo Congiu
Musiche di Ruggiero Mascellino
Costumi di Irene Chiarle e Ileana Prudente
Disegno Luci Daniel Saraceno, Alessandro Pietrolini
Scenografie Cristiano Spadavecchia, Mimmo Caforio, Vitor Dias, Alessandro Pietrolini
Tecnico di scena Mimmo Caforio

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