La Regina di ghiaccio. Il musical con Lorella Cuccarini

Andato in scena all’Europauditorium di Bologna

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ispirato alla Turandot di Giacomo Puccini
musiche DAVIDE MAGNABOSCO | PAOLO BARILLARI | ALEX PROCACCI | ALBERTO SCHIRÒ
Testi MAURIZIO COLOMBI | GIULIO NANNINI
con
PIETRO PIGNATELLI Calaf
SIMONETTA CARTIA Chang’è  | SERGIO MANCINELLI Yao
VALENTINA FERRARI Strega Tormenta | FEDERICA BUDA Strega Gelida |  SILVIA SCARTOZZONI Strega Nebbia
GIANCARLO TEODORI Ping | JONATHAN GUERRERO Pong |  ADONÀ MAMO Pang
PAOLO BARILLARI Altoum | FLAVIO TALLINI Principe di Persia | LAURA CONTARDI Zelimaregia
regia MAURIZIO COLOMBI

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Oramai diventata la Signora del musical, Lorella Cuccarini, anche con la sua ultima interpretazione ne “La regina di Ghiaccio”, andato in scena al teatro Europauditorium di Bologna, si conferma sempre più a suo agio in questo genere dove risaltano le sue capacità sia canore, che di ballerina e interprete. Come ogni personaggio famoso, che calca la scena da più di trent’anni, può piacere o non piacere ma è indubbio che le sue qualità la rendano una vera professionista dello spettacolo.

E lo ha dimostrato anche in quest’ultimo musical, una produzione ricca a originale che prende lo spunto da una famosa opera di Puccini, “La Turandot”, e la plasma per essere accessibile, sia dal punto di vista musicale che di sceneggiatura, a un pubblico più ampio come certamente è quello che apprezza il Musical. Sebbene questo spettacolo si ispiri alla famosa opera, la riscrittura del testo di Maurizio Colombi e Giulio Nannini ha apportato importanti modifiche nell’intelaiatura narrativa, aggiungendo elementi magici e fantasy che la rendono più accattivante.

Tra i cambiamenti più evidenti vi è la presenza, costante al fianco di Turandot per tutto lo spettacolo, delle tre streghe, che si presentano come le fiere dantesche ma richiamano una tradizione letteraria molto vasta e importante, tra cui, ad esempio le Norne, streghe presenti nel prologo di Macbeth che bisbigliano segreti e intessono le fila del destino del protagonista proprio come fanno Gelida, Tormenta e Nebbia, che nel musical rappresentano le responsabili della crudeltà di Turandot e il motivo del perenne inverno nel regno di Altoum. Non mancano nemmeno riferimenti religiosi, tra cui spicca l’albero di melo, in riferimento al peccato originale, che consegna alla regina gli enigmi che i principi dovranno risolvere. Ma l’albero dona sempre alla regina una mela nera con un enigma irrisolvibile che porta alla decapitazione da parte della stessa regina dei pretendenti.

Altri protagonisti che fungono da deus ex machina del racconto sono Yao, il Signore del Sole e Cheng’e, la Signora della Luna. Questi personaggi rispettivamente interpretati da Sergio Mancinelli e Simonetta Carta, oltre a essere risolutivi per lo snodo narrativo danno vita anche alla parte più comica dello spettacolo, e viaggiano tra sketch comici e riflessioni sull’esistenza.

Questi espedienti narrativi si incastonano nella trama principale e, grazie anche alla bella scenografia, ai costumi, e agli effetti speciali che coinvolgono anche il pubblico rendono lo spettacolo coinvolgente anche per i più piccoli che, data l’assonanza del titolo con un famoso cartone animato, magari si aspettavano di vedere tutt’altro.

Alla fine, come ogni favola che si rispetti, Turandot riuscirà a liberarsi dall’incantesimo delle tre streghe e si innamorerà di Calif, l’unico principe in grado di rispondere agli enigmi, grazie anche all’aiuto della Signora della Luna, e a riscaldare il gelido cuore della Regina. E vissero tutti felici e contenti.

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