“L’Africaine” atterra a Francoforte

Direttamente dall'Opera di Francoforte, l’ultima opera di Meyerbeer diretta da Tobias Kratzer

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Foto di Monika Rittershaus

All’epoca delle grandi esplorazioni geografiche una traversata in alto mare doveva contenere lo stesso pathos e la stessa paura per l’incognito di una spedizione verso Marte ai nostri giorni. Deve essere quello che ha immaginato Tobias Kratzer con il suo team di regia per mettere in scena l’ultima opera di Meyerbeer, trasferendo lo spettacolo dagli oceani allo spazio. Vasco da Gama diventa un astronauta. Selika e Nelusko non sono più due africani (in realtà indiani, è una delle incongruenze dell’opera), ma due alieni blu in stile Avatar. La corte portoghese si trasforma nel consiglio della NASA.

Foto di Monika Rittershaus

Questa nuova produzione dell’Opera di Francoforte si inserisce nel ritorno di interesse per il teatro di Meyerbeer. Basti rammentare en passant che negli anni recenti la Deutsche Oper Berlin ha riproposto stagione dopo stagione i principali lavori di Meyerbeer, fra cui la stessa Africaine, e la diva Diana Damrau ha inciso di recente un CD interamente dedicato all’operista francese.

Ci vuole senz’altro coraggio per portare in scena questo blockbuster ottocentesco che mette insieme una trama complessa, molteplici personaggi, continui rovesciamenti della sorte e una grande varietà di situazioni sceniche (soprattutto per il terzo atto con la scena ambientata sul veliero). L’opera è anche un po’ sconclusionata per la sua incompiutezza. Meyerbeer morì durante le prove dell’Africaine; Eugène Scribe, il librettista, era già scomparso tre anni prima. L’opera fu presentata per la prima volta nel 1864, un anno dopo la morte del compositore, in una versione rimaneggiata da François-Joseph Fétis. Soltanto nel 2013 l’Opera di Chemnitz propose uno spettacolo basato sul manoscritto originale di Meyerbeer. Fu una riscoperta. Anche questa produzione di Francoforte s’ispira a questa versione.

Foto di Monika Rittershaus

Tobias Kratzer, cui sarà affidato il Tannhauser del 2019 a Bayreuth, trasferisce quindi l’opulenza scenica originale negli spazi interstellari. Il risultato è un fumettone divertente, una sorta di kolossal hollywoodiano trasportato in teatro, con evidenti citazioni cinematografiche e momenti spassosi. Lo spettacolo riesce anche a mantenere la giusta tensione fra la dimensione epica del racconto e la sensibilità sentimentale di molti passaggi dell’opera. Il tutto condito da un tocco leggero che fa scorrere veloci le quasi cinque ore. Da rimarcare il gran lavoro tecnico che supporta la produzione, con astronauti che volteggiano nell’etere à la Odissea nello Spazio. Le luci di Jan Hartmann e i video di Manuel Braun aggiungono forza allo spettacolo. Eccellenti le scene e i costumi di Rainer Sellmaier.

Foto di Monika Rittershaus

Molto bene il cast della serata. Eccelle Michael Spyres nel ruolo di Vasco da Gama che oscilla irresoluto fra Ines e Selika, mosso dall’ispirazione e soprattutto dalle convenienze del momento. Il tenore assolve una parte vocalmente gravosa con brillantezza e senza sforzo apparente, sfoggiando momenti da Heldentenor. Il giovane soprano canadese Kirsten MacKinnon veste i panni (spaziali) di Ines, fidanzata di Vasco a momenti alterni. Voce grande e voluttuosa che sfodera subito nel primo atto con la canzone di addio al Tago “Adieu mon doux rivage”.

Foto di Monika Rittershaus

Claudia Mahnke restituisce con voce sapiente e ricca di colori vellutati gli accenti di Selika, il lato esotico del triangolo amoroso, e il moto del cuore della sfortunata principessa aliena sono accentuati dalla recitazione delicata del mezzosoprano dell’ensemble di Francoforte. Davvero commovente il suo addio alla vita in chiusura d’opera (“D’ici je vois la mer immense”). Brian Mulligan, basso americano di gran potenza vocale, interpreta il nerboruto e fiero Nelusko, una sorta di Lothar dipinto di azzurro. Impressionante la sua ballata “Adamastor, roi des vagues profondes”, un’invocazione selvaggia alle forze primordiali della Natura. Cattivo e potente anche Andreas Bauer nei panni di Don Pedro, il rivale di Vasco da Gama. Antonello Manacorda, ai comandi della Frankfurter Opern- und Museumsorchester, dirige con maestria il programma spaziale dell’Opera di Francoforte. Sempre incisivi gli interventi del coro.

Calato il sipario, applausi convinti per tutti i protagonisti della serata e qualche eco delle contestazioni incassate dalla regia alla première.

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SCHEDA

L’AFRICAINE – VASCO DA GAMA

Giacomo Meyerbeer (1791-1864)

Grand opéra in cinque atti

Libretto di Eugène Scribe

Prima rappresentazione della ricostruzione originale dell’opera il 2 Febbraio 2013, Theater Chemnitz; prima rappresentazione della versione di François-Joseph Fétis il 28 April 1865, Opéra, Paris.

In francese con sottotitoli in tedesco e inglese

http://www.oper-frankfurt.de/de/mediathek/?id_media=151

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Direttore: Antonello Manacorda

Regia: Tobias Kratzer

Scene e costumi: Rainer Sellmaier

Luci: Jan Hartmann

Video: Manuel Braun

Direttore del coro: Tilman Michael

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Cast

Vasco da Gama: Michael Spyres

Selika: Claudia Mahnke

Nelusko: Brian Mulligan

Ines: Kirsten MacKinnon

Don Pedro: Andreas Bauer

Don Diego: Thomas Faulkner

Der Großinquisitor von Lissabon: Magnús Baldvinsson

Der Oberpriester des Brahma: Magnús Baldvinsson

Don Alvar: Michael McCown

Anna: Bianca Andrew

Chor und Extrachor der Oper Frankfurt

Frankfurter Opern- und Museumsorchester

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