“Calendar girls” di Tim Firth

Andato in scena il 3 aprile 2018 al Cinema-Teatro Odeon di Latisana (UD)

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Autori: Tim Firth; traduzione e adattamento di Stefania Bertola

Attori: Angela Finocchiaro, Laura Curino, Ariella Reggio, Titino Carrara, Carlina Torta, Matilde Facheris, Corinna Lo Castro, Elsa Bossi, Stefano Annoni, Noemi Parroni

Regia: Cristina Pezzoli

Scene: Rinaldo Rinaldi

Costumi: Nanà Cecchi

Musiche originali: Riccardo Tesi

Disegno Luci: Massimo Consoli

Produzione: Agidi/Enfi Teatro

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La pièce Calendar girls, ispirata ad un fatto realmente accaduto, è stata tratta dall’omonimo film di successo del 2003 con la regia di Nigel Cole, di cui Tim Frith è autore del soggetto e della sceneggiatura insieme a Juliette Towhidi. Rispetto al film di culto (soprattutto per il pubblico femminile) l’adattamento scenico del drammaturgo inglese ci guadagna in condensazione ed essenzialità, pur mantenendo il nucleo drammaturgico di fondo, un azzeccato mélange di moralità e trasgressione. La storia del gruppo di signore di mezz’età dello Yorkshire che decidono di posare nude per un calendario a scopo benefico (l’acquisto di un divano per un reparto ospedaliero oncologico) è diventata popolare a livello internazionale e in Inghilterra Calendar girls va in scena ininterrottamente dal 2008; non poteva quindi non approdare in Italia nell’ottimo adattamento di Stefania Bertola, che ha saputo egregiamente superare le usuali difficoltà legate alla traduzione dall’idioma inglese soprattutto per quel che riguarda la resa dello humour britannico. L’ambientazione e il clima della vicenda rimangono infatti tipicamente inglesi: nel tranquillo paesino di provincia le sei protagoniste tradiscono da subito l’insofferenza nei confronti del Women’s Institute, l’organizzazione di volontariato di cui fanno parte, capeggiata da una direttrice (Marie) di rigidità più che vittoriana, impegnata nella difesa della tradizione e delle buone maniere. Del resto Cora, Chris, Annie, Jessie, Celia e Ruth, accomunate dall’insoddisfazione e dalle frustrazioni di esistenze segnate da matrimoni falliti, mancati, logorati o resi infelici dalle disgrazie (come nel caso di Annie), ritrovano nel loro sodalizio la solidarietà e la complicità di un’ironica e amabile canzonatura reciproca. È l’intraprendente Chris ad avere l’idea dello scandaloso calendario, esagerando poi nella promozione del medesimo attraverso i media televisivi; ma la “giusta causa” da cui prende le mosse l’ardita realizzazione del progetto di “nudo artistico”, rimane sempre legata al lutto di John, marito di Annie, amica del cuore di Chris, e al sentito omaggio che egli fa, in limine mortis, alla bellezza femminile che, come i fiori dello Yorkshire, nell’ultima fase è più radiosa, anche se destinata a sfiorire in breve tempo.

La regia di Cristina Pezzoli, valorizzando il fondo lirico della pièce, ha orchestrato lo spettacolo nello stile della commedia fiabesca, alternando, nella struttura bipartita dello spazio scenico così come nell’interpretazione dei personaggi, la farsa all’intimismo. Sul fondo del palcoscenico poche dune di un verde sfavillante su cui si staglia un cielo dalle tinte accese e cangianti tra arancione, blu ecc., rappresenta l’esterno delle colline inglesi che viene occultato, in modo ugualmente non realistico, dalla discesa di una tenda-muro a rappresentare, nell’area anteriore della scena, la sagrestia sede dell’associazione benefica. La attrici hanno impersonato il vivace e sorprendente gruppo di personaggi femminili adottando uno stile di recitazione corale, modulando le battute argute e i tempi comici sul fondo comune e sempre vivo, di un dramma umano, quello della malattia di John, della pena di Annie e della memoria per il caro defunto. In questo senso, la prova di Angela Finocchiaro (Chris), Laura Curino (Annie), Ariella Reggio (Jessie) Carlina Torta (Ruth), Matilde Facheris (Cora), Corinna Lo Castro (Celia), è stata encomiabile ed è diventata travolgente in particolare nella scena in cui le sei donne sono riuscite a superare i loro pudori nello spogliarsi di fronte alla macchina fotografica, trascinando il pubblico in un ludico e catartico rito liberatorio. Titino Carrara ha tenuto il personaggio di John sulle corde di una delicata ironia e bonomia mentre Elsa Bossi (Marie), Stefano Annoni (il fotografo amatoriale Lawrence e il regista televisivo Liam) e Noemi Parroni (la conferenziera Brenda Hulse, l’aristocratica Lady Cravenshire, l’estetista Elaine) hanno puntato maggiormente su un’efficace raffigurazione macchiettistica.

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