Gente di facili costumi

Al Teatro Ghione di Roma fino al 28 ottobre 2018

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Gente di facili costumi Una commedia briosa e densa di ritmo, che mette a fuoco i disagi nei rapporti di vicinato filtrati attraverso l’empatia e la disponibilità per colmare le voragini della solitudine. Così le distanze sociali e culturali si stemperano nel comune auspicio di vivere un’esistenza serena, sostenuta da sentimenti di pacifica convivenza.

Anna esercita la sua professione in squallidi alberghi e quando rientra a notte tarda ripete gli stessi gesti stereotipati: ticchettare sugli stivaletti, accendere il mangianastri che canta “Gloria” a tutto volume, scagliare a terra le scarpe, far scorrere in bagno l’acqua per la doccia, telefonare a voce alta, incurante del contesto che la circonda.

Giunge in pigiama l’inquilino del piano di sotto cui tutto il frastuono impedisce sia di dormire che di lavorare. È, infatti, uno scrittore e sta scrivendo un libro dalla trama visionaria, dal sibillino titolo “Esegesi”, sulla vicenda di una donna che ha una relazione con un computer, sperando che diventi il soggetto di un film. Anche Anna ha un sogno: comprare una giostra per far divertire adulti e bambini, abbandonando il suo triste presente.

Fatte queste confidenze, l’uomo rientra a casa ma ritorna subito dopo avendo trovato l’appartamento allagato dall’acqua della vasca. Sentendosi in colpa, Anna lo invita a rimanere e Ugo può continuare a dedicarsi alla scrittura. Passano i giorni, l’uomo rimane a carico di Anna ricambiando l’ospitalità con dei piccoli servizi, confidando che il rozzo Marinoni produca il film.

La sorte, però, va incoraggiata cosicché Anna si offre di compiacere il grezzo produttore fingendosi moglie di Ugo. Tutto sembra procedere verso l’esito scontato, ma il cuore umano custodisce anfratti inesplorati e ciò che sembra impossibile forse è a portata di mano. Si è disposti a tutto per denaro e successo o la felicità sta nelle piccole cose?

Scritta da Nino Manfredi con Nino Marino, che la diresse e interpretò insieme a Pamela Villoresi nel 1988, la commedia mantiene la freschezza e l’attualità di una vicenda umana attraverso una scrittura realistica che non indulge nelle grossolanità che spesso affiorano nei registri comici odierni, con qualche allusione di costume. Si ride, infatti, delle situazioni e delle battute gergali della parlata romana colorita ma non gratuitamente triviale, com’era d’uso trent’anni fa.

Contrapposti per ceto e stile verbale i due personaggi, accomunati da una profonda malinconia e dall’assenza di ipocrisia, si integrano aiutandosi vicendevolmente: lei impara a esprimersi con più proprietà di linguaggio, lui riceve dedizione e calore umano.

La regia di Silvio Giordani lascia spazio agli interpreti. Ruspante e dall’accentuata vis comica Anna, ben caratterizzata dalla recitazione estemporanea di Paola Tiziana Cruciani; frustrato ed elegantemente verboso Ugo che Pietro Longhi interpreta con stile e misura.

Si ride molto, di getto, di cuore.

Da vedere e godere.

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