Histoire du soldat

Andato in scena al Teatro Vascello di Roma

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Histoire du soldat Il Festival Flautissimo prosegue con l’adattamento italiano di Paola Sarcina a Alessandro Murzi, della composizione dell’opera da camera di Igor Stravinskij, eseguita dall’ensemble strumentale Music Theatre International diretta da Alessandro Murzi in occasione del centenario L’opera da leggere, recitare e danzare in 2 parti, con Marco Serino al violino, Massimo Ceccarelli al contrabbasso, Luca Cipriano al clarinetto, Marco Dionette al fagotto, Andrea Di Mario alla tromba, Luigino Leonardi al trombone, Flavio Tanzi alle percussioni e Massimo Wertmuller nel ruolo del narratore.

Esule in Svizzera dopo la confisca dei beni seguita alla rivoluzione russa del 1917, il compositore sviluppa con lo scrittore Charles-Ferdinand Ramuz, anch’egli profugo, l’idea di un’opera teatrale ambulante da portare nei villaggi insieme al direttore d’orchestra Ernest Ansermet, ispirandosi a due favole popolari russe di Afanas’ev, Il soldato disertore e il diavolo e Un soldato libera la principessa che sottendono il mito di Faust. Per contenere le spese riduce l’allestimento all’essenziale, un narratore, due attori, una ballerina su un palcoscenico portatile, mentre la scoperta del jazz americano influenza la scelta degli strumenti: violino, contrabbasso, clarinetto, fagotto, cornetta, trombone e batteria, imparando a suonarli man mano che compone.

Il soldato Joseph, fermatosi a suonare il violino mentre fa ritorno a casa, viene avvicinato da uno strano signore che gli propone di scambiare lo strumento con un libro che realizza i desideri.

Accetta e diventa ricco, ma si sente solo. Incontra nuovamente il diavolo sotto altre spoglie e riconosce il suo violino, ma non è più capace di suonarlo, così lo distrugge insieme al libro, poi si rimette in viaggio. In una locanda apprende che il re promette in sposa la figlia a chi la guarirà da una grave malattia. Giunto al palazzo reale incontra nuovamente il diavolo a cui sottrae il violino facendolo ubriacare. Al suono dolce dello strumento la principessa si rianima e dopo aver danzato un tango, un valzer e un ragtime gli cade tra le braccia.

È felice ma ha nostalgia del suo paese, cosicché decide di contravvenire al patto di non allontanarsi ma, uscito fuori dai confini del regno, il diavolo se lo porta via al suono di una marcia trionfale.

In questo allestimento l’azione è imperniata sullo scenario delle guerre contemporanee e dei conflitti interculturali, in cui l’essere umano è alla ricerca della propria identità tentando di sfuggire al proprio destino. Il diavolo diventa la metafora del mondo occidentale dominante che non vuole fare emergere le possibili divergenze e differenze presenti in altre culture.

La partitura musicale è costituita da vari ritmi, marcia, pastorale, marcia reale, tango, valzer, ragtime che evocano un’atmosfera lirica e fiabesca nella metafora del mito di Faust mediato attraverso l’esilio, il conflitto, la ricerca della patria, la condizione di profugo.

Hanad Sheikh di origini somale è il soldato, Michele Nardi il diavolo, Federica Lanza la principessa.

L’esibizione è preceduta dalla prima assoluta di Noi e loro. Tre quadri per piccolo ensemble: Versi arsi e diversi di Lucio Gregoretti, Anche le nostre cetre erano appese di Michela Trovajoli e L’ombra di Caino di Alessandro Murzi.

Mise-en-espace di Paola Sarcina, progetto video di Lavinia Maria Mazzi e Linda Bagalini, costumi di Francesca Staccioli.

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