“La nobile formazione”, intervista al Quartetto Energie Nove

Carlo Emilio Tortarolo ha intervistato il quartetto d'archi con base a Lugano

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Quartetto Energie NoveAlcune volte si scrive anche di concerti che non hanno avuto luogo.

Il caso del concerto del Quartetto Energie Nove, previsto per lunedì 29 ottobre nell’ambito della stagione della GOG, Giovine Orchestra Genovese, è uno di questi.

L’allerta meteo che fra fine ottobre e inizio novembre ha causato tanti problemi all’Italia intera ha costretto l’organizzazione genovese ad annullare il concerto e a rimandarlo a data futura.

Il primo violino del Quartetto, il M° Hans Liviabella ha concesso comunque un’intervista per i nostri lettori così da scoprire come funzionano i rapporti all’interno di una formazione cameristica e di come reagiscono gli artisti agli imprevisti del mestiere.

  • Il Quartetto Energie Nove ha come punto di partenza l’Orchestra della Svizzera Italiana, di cui tutti e quattro fate parte come prime parti. Il vostro ruolo orchestrale implica già una certa dose di responsabilità e decisione musicale. Al contempo il lavorare in quartetto, cesellando le vostre personali linee melodiche, presumo vi permetta costantemente di conoscervi meglio. Quanto di questo lavoro con i colleghi aiuta poi nella chimica orchestrale? Ci può descrivere quale somiglianze o differenze vede in questi due mondi musicali?

Proprio all’interno dell’Orchestra della Svizzera Italiana che ci siamo incontrati 10 anni fa e questo ci permette fortunatamente di poter coordinare i nostri impegni e le prove più facilmente. Sicuramente tutto il lavoro meticoloso che dedichiamo al quartetto non può altro che riflettersi anche sul lavoro che svolgiamo in orchestra ed essendo le prime parti abbiamo così la possibilità di dare una nostra impronta stilistica ed interpretativa.

La nostra orchestra, in realtà, è da considerarsi maggiormente da camera e dunque l’ideale di fondo sarebbe quello di un quartetto allargato, per lo meno per quanto riguarda la sezione degli archi, dove ci dovrebbe essere un’intesa immediata come quella esistente tra i quattro elementi di un quartetto.

In molte orchestre lavorano come prime parti membri di famosi quartetti d’archi e credo che in tutte e due le direzioni si possa trovare un arricchimento per quanto riguarda l’approfondimento delle interpretazioni.

  • La scelta del vostro nome evoca dinamismo e ricerca del nuovo. E in effetti accostare, per il programma previsto dal concerto, Prokof’ev e Kurtag a Beethoven ci avvicina a queste parole. Interpretare ed eseguire musica moderna o contemporanea, soprattutto di autori così rilevanti della storia della musica, influenza la vostra lettura delle pagine classico-romantiche? E quanto il viceversa?

Ci piace proporre nei nostri programmi accostamenti di compositori di tutte le epoche.

In realtà spesso i compositori contemporanei si rifanno o sono influenzati dal passato, basti pensare in questo caso a Prokof’ev che, durante i suoi viaggi, dedicò molto tempo allo studio dei quartetti di Beethoven.

Dunque ciò che riguarda una base della struttura compositiva si basava anche su schemi del passato. Riporto una sua frase che mi sembra molto esplicativa:

Non voglio niente di meglio, di più flessibile o più completo della forma sonata, che contiene tutto il necessario per i miei propositi strutturali”.

Un esempio per far capire come già la musica stessa ci porti ad interpretare, con una visione molto ampia, brani che sono stati composti in periodi totalmente diversi.

  • L’allerta meteo che in questi giorni sta stravolgendo l’Italia ed in particolare Genova ha portato ad uno slittamento del vostro concerto, con data, ad ora, non ancora comunicata. Imprevisti del mestiere che entrano in conflitto con l’agenda di un artista, spesso già programmata di anno in anno. Come ha affrontato il Quartetto questa situazione?

Imprevisti di questo genere purtroppo possono capitare e viaggiando molto ci si può trovare con facilità a dover fare i conti con qualsiasi situazione. Nel caso del concerto di Genova è stato certamente un caso estremo, ma con razionalità si mette semplicemente mano all’agenda e si cerca di trovare un’altra data disponibile. In ogni modo prima di un concerto, dopo un grande lavoro, si vive una certa tensione ed emozione e sul momento rimane uno strano senso vuoto se un concerto viene annullato.

  • Vedendo l’elenco dei progetti e delle collaborazioni, passate e future, del vostro giovane Quartetto si resta stupiti di quanto siate riusciti a fare nonostante il vostro impegno orchestrale. Che bilancio trarre da questi primi dieci anni di vostra attività? Quale progetto passato le è rimasto più a cuore e perché? E dei futuri vostri impegni su quale ripone maggiore entusiasmo e speranze?

Come dicevo prima la nostra fortuna e quella di lavorare nello stesso luogo e riusciamo a ritagliare tempo per il quartetto in ogni momento possibile: a volte anche nelle pause del pranzo!

Spesso, però, abbiamo anche molti periodi liberi che ci permettono di programmare facilmente la nostra agenda tra concerti e registrazioni. Collaboriamo con la radio della Svizzera Italiana e abbiamo realizzato progetti discografici dal notevole successo che ci hanno portati ad avere un interessante elenco discografico, in continuo aumento.

Pensi che In prossima uscita sono già pronti tre nuovi cd.

Posso dire che il nostro primo disco è forse quello che mi rimane più impresso, i quartetti per archi di Prokof’ev. Un impegno notevole che abbiamo affrontato non consci del successo che poi riscosse, dove già venivamo messi a confronto con i grandi quartetti.

Il nostro prossimo progetto sarà forse ancora più impegnativo. Nel 2020 saremo pronti per presentare una nuova produzione discografica con gli ultimi sei quartetti di Beethoven che per una formazione è l’opera più importante, impegnativa ed emozionante, almeno per noi, da affrontare.

  • Il repertorio per quartetto, da più di tre secoli, continua incessabilmente ad aumentare il proprio volume, accrescendo quindi le possibili scelte per un concerto e allo stesso tempo le esecuzioni di un brano. Che caratteristiche deve avere, nella sua opinione, un lavoro contemporaneo per entrare nell’esecuzione comune? Quale consiglio si sente di dare ai giovani compositori che vorrebbero confrontarsi con questo repertorio?

Siamo sempre felici di affrontare brani contemporanei da proporre al nostro pubblico e proprio per questo nostro interesse alcuni compositori ci hanno già dedicato alcuni brani.

Il quartetto d’archi è stato da sempre definito come la formazione cameristica più nobile ed anche una delle più difficile in fatto di composizione.

Un famoso teorista Heinrich Koch diceva a proposito del quartetto in quegli anni (a cavallo fra Settecento e Ottocento, ndr): “…il quartetto è coltivato molto assiduamente da molti moderni compositori…. il quartetto è uno dei più difficili di tutti i generi di composizione, e solo il compositore che è completamente addestrato ed esperto attraverso molte composizioni può tentare di affrontare (il quartetto, ndr)….”.

I giovani compositori non hanno bisogno di consigli, se ovviamente conoscono a fondo il grande repertorio per quartetto che li ha preceduti. Avranno così una base strutturale sulla quale studiare ed esprimere la loro arte e genialità. E c’è un costante bisogno di novità e di composizioni che sappiano ancora stupirci ed essere ambasciatrici di un messaggio che sappia essere sincero e che venga veramente dal cuore. Sono convinto che l’arte non abbia limiti e che continuerà a stimolarci contro qualsiasi forma di chiusura culturale.

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Quartetto Energie Nove

Quartetto residente a Lugano, prende in prestito il nome da una rivista letteraria italiana dei primi anni del Novecento di Piero Gobetti, che ben esprime il carattere del quartetto e le loro finalità. Il quartetto nasce dall’incontro di quattro musicisti di provenienza internazionale. Vincitori di numerosi concorsi, con alle spalle esperienze professionali di altissimo livello, si sono ritrovati per condividere la passione per il quartetto con l’intento di trasmettere l’ideale comune di vivere la musica come ricerca creativa e stimolante.

In stretto rapporto con la Radio della Svizzera italiana il Quartetto Energie Nove ha iniziato una produzione discografica sotto l’etichetta Dynamic. Le prime uscite con i quartetti di Prokof’ev e i quartetti di L. Janáček (prima mondiale della versione critica e “Urtext”) hanno suscitato un grande successo di critica. Le prossime uscite saranno con i quartetti di B. Smetana, i quintetti di J. Brahms con il violista Vladimir Mendelssohn e i quintetti con pianoforte di C. Frank e G. Fauré con Alexander Lonquich. Sempre in quintetto hanno suonato con il pianista Ivo Pogorelich per una serie di concerti dedicati a F. Chopin.

Il Quartetto Energie Nove ha aperto anche una collaborazione con la Televisione della Svizzera italiana con la quale ha registrato i quartetti op.74 e op.95 di Beethoven.

Impegnato in un’intensa attività concertistica è invitato nei più importanti festival internazionali tra i quali il Festival di Edimburgo, MITO Settembre Musica, GOG di Genova, ecc. Prossimamente sarà presente per un concerto alla Kleine Philarmonie di Berlino e si uniranno con il violinista Julian Rachlin per un concerto cameristico a Lugano.

In occasione del 150° dei rapporti diplomatici tra l’Italia e la Svizzera, sono stati invitati dal Consolato Generale svizzero a Milano per un concerto straordinario, dove sono stati affidati loro i preziosi strumenti custoditi dal “Centro di musicologia Walter Stauffer” di Cremona. I violini Guarneri del Gesù e Ceruti, una viola Amati e un violoncello Stradivari.

Il Quartetto è formato da Hans Liviabella, Barbara Ciannamea, Ivan Vukcevic e Felix Vogelsang i quali suonano rispettivamente i violini di A. Stradivari (1708) e L. Ventapane (1830), una viola C. F. Landolfi (1753) e un violoncello di Don Nicolò Amati (1730).

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