Teatro dell’Opera di Roma, “Rigoletto” secondo Gatti e Abbado apre la nuova stagione

Tutte le contraddizioni dell’opera di Verdi fra comico e tragico ambientata nella Repubblica di Salò. Daniele Gatti sul podio, Daniele Abbado alla regia. Dal 2 dicembre a Roma

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Rigoletto
Foto di Yasuko Kageyama

Sarà Rigoletto la più nera delle opere delle trilogia popolare di Giuseppe Verdi, Rigoletto a inaugurare il 2 dicembre (alle ore 18) la stagione 2018/2019 del Teatro dell’Opera di Roma con un nuovo allestimento di Daniele Abbado, al debutto capitolino, diretto dal Maestro Daniele Gatti.

Non era troppo prevedibile che potesse essere Rigoletto ad aprire la nuova stagione del Costanzi: da una parte l’inaugurazione di stagione è all’insegna della continuità con il ritorno (per il terzo anno di seguito) del maestro Gatti (dopo Tristan und Isolde e La damnation de Faust) e della novità, con il debutto romano di Abbado, ma d’altra parte un titolo tradizionale come Rigoletto sembrerebbe stridere con il progetto di teatro musicale portato avanti in questi anni dal’Opera.

Rigoletto come apertura di stagione rappresenta una scelta inusitata rispetto agli ultimi anni perché abbiamo aperto con opere meno legate al grande repertorio, da Bassaridi a Rusalka, da Tristan a Faust – le parole del Sovrintendente del Teatro Carlo Fuortesma apriamo la stagione con Rigoletto perché è stato un titolo fortemente voluto da Gatti e che arriva dopo il grande repertorio tedesco e francese. Siamo stati un po’ perplessi anche perché l’inaugurazione è un po’ la bandiera della programmazione e cercare di rinnovare il racconto di una grande opera è molto complesso”.

Se i dubbi non sono stati pochi, sembra anche che le condizioni per “aprire la nuova stagione nel migliore dei modi ci siano tutte” – continua Fuortes – “perché Gatti ha fatto un lavoro di profondità straordinaria che offre un Rigoletto del tutto nuovo. Dopo aver ascoltato parte delle prove abbiamo capito che questo Rigoletto è perfettamente in linea con la nostra idea di teatro musicale. La nostra speranza è di poter offrire una nuova idea di un grande titolo”.

La nuova idea proietta il Rigoletto in epoca moderna, alla fine del fascismo, durante la Repubblica di Salò “uno dei periodi più fragili e drammatici della storia italiana in modo tale da far coesistere tragedia personale e senso morboso della storia e della politica” spiega il regista Daniele Abbado, ma senza insistere nella volontà di ricostruzione storica. Al centro della scena (curata da Gianni Carluccio) un impianto di ispirazione elisabettiana che contiene tutti gli elementi per favorire il più possibile la chiarezza narrativa con i costumi di Francesca Livia Sartori ed Elisabetta Antico.

Rigoletto è l’opera della parola, sembra un’opera del Novecento – sottolinea Abbado che ha voluto mettere in evidenza tutto il mondo di contraddizioni di Rigoletto nella sua regia – tanti mondi diversi si intrecciano. Il mondo del Duca è lirico, splendido, quasi mozartiano, il Duca è il teatro e piacere dell’esibizione, è il canto. Il mondo di Rigoletto inizia laddove il canto del Duca si interrompe e appartiene al mondo degradato della parola”.

Una feroce dicotomia attraversa tutta l’opera dall’impianto drammaturgico che guarda a Shakespeare, ma con riferimenti precisi che anticipano il Novecento.

In questa opera – continua Abbado approfondendo quanto messo in evidenza da Berio – i personaggi riflettono parlando e cantando su quello che accade loro in scena. Si vive uno straniamento quasi brechtiano” e il terzo atto mette in scena tutte le laceranti contraddizioni quando i muri perdono la funzione di separazione con un’incredibile invenzione drammaturgica.

Di forti contraddizioni è disseminato tutto il testo ricco elementi del teatro comico in un’ossatura drammatica in modo inedito, ma anche perché Rigoletto è al tempo stesso deforme e regale, “è imperfetto al di là della sua deformità fisica, è tanto negativo quanto sublime – spiega Abbado nelle note di regia – consapevole della propria ambiguità, ma la sua vera deformità è morale, interiore”.

Nel lavoro di revisione di un’opera tradizionale, viene anche spogliata di superstizione la maledizione di Rigoletto che assume una connotazione politica e soprattutto sociale perché “Rigoletto per difendersi aggredisce – spiega Abbado – crea disordine ed è destinato ad attirarsi l’odio altrui”.

A far coesistere le due maschere commedia e tragedia, in una visione fortemente pessimistica dell’uomo come ribadito da Abbado, è il Maestro Daniele Gatti alla terza inaugurazione del Costanzi dopo il Tristan e il Faust, e un ritorno a Rigoletto dopo tanti anni.

Perché Rigoletto? Lo conoscono tutti, è un’opera che sta nel sangue di ognuno di noi. Sono trascorsi 14 anni dal mio ultimo Rigoletto a Bologna 2004 e dopo tanto tempo ho voluto ripartire da zero per cercare di recuperare l’idea di Verdi dietro la partitura – spiega il direttore d’orchestra – Rigoletto è stato scritto in modo molto vicino alle regole della tonalità del Novecento e ogni situazione drammatica viene connotata da Verdi secondo uno schema musicale molto preciso”.

Se ogni “nota aggiunta è arbitraria” secondo Gatti, alla quarta collaborazione con Abbado, è indispensabile anche “rispettare i tempi tentando una proposta di interpretazione che si avvicina a un’opera moderna”.

Il risultato sarà un Rigoletto sfrondato dalla tradizione, “non un progetto di inanellamento di pagine famose, ma realizzato nel massimo rispetto delle intenzioni di Verdi”.

Due i cast che si alterneranno in scena per trovare il giusto colore dei personaggi: entusiasta Riccardo Frontali (si alterna con Sebastian Catana, il 13, 18 dicembre) che interpreta Rigoletto, che affronta il ruolo “stregato dalla produzione totalmente legata all’aspetto drammaturgico”, altrettanto entusiasta Lisette Oropesa (si alterna con Claudia Pavone 13, 18 dicembre) che interpreta Gilda “con un approccio completamente diverso da tutte le altre volte e senza pregiudizi, estremamente legato alla drammaturgia”.

Ismael Jordi e Ivan Ayon Rivas (13, 18 dicembre) interpreteranno il Duca di Mantova, Sparafucile è  Riccardo Zanellato, Maddalena è Alisa Kolosova, il Coro, è diretto da Roberto Gabbiani.

Chiudiamo con un incasso superiore del 26% rispetto allo scorso anno e oltre 14 milioni – – conclude Fuortes – abbiamo circa 7 milioni di euro che arrivano dalla biglietteria e ciò significa che riusciamo a rinnovare la programmazione grazie al pubblico diventando un teatro d’opera che riesce a rinnovarsi grazie all’impegno del suo pubblico e l’auspicio è che anche la nuova stagione sia all’altezza della precedente. L’auspicio è che la nuova stagione sia all’altezza della precedente ricordando anche che il nostro Faust si è aggiudicato il Premio Abbiati come miglior spettacolo dell’anno”.

Per avvicinare il pubblico all’opera è previsto per la giornata di sabato 1 dicembre alle 11,30 nel Foyer primo piano del Teatro Costanzi, un incontro di Daniele Gatti e Daniele Abbado che parleranno con il pubblico del loro Rigoletto (2 euro il costo del biglietto di ingresso), mentre il nuovo appuntamento della Lezioni di Operatenute dal Maestro Giovanni Bietti è fissata lunedì 3 dicembre al Teatro Costanzi (ore 20, costo del biglietto, 8 euro).

Proseguono anche nella nuova stagione, attività loro dedicate ai giovani con l’iniziativa Vietato ai maggiori di 26 anni con l’anteprima riservata agli under 26 il 30 novembre, alle ore 19.

Otto le recite in totale la primadi domenica 2 dicembre (ore 18), trasmessa in diretta su Rai Radio3, il Rigoletto di Verdi sarà replicato martedì 4 (ore 20), giovedì 6 dicembre (ore 20), domenica 9 (ore 16.30), martedì 11 (ore 20), giovedì 13 (ore 20), sabato 15 (ore 18), martedì 18 (ore 20).

Info su operaroma.it.

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