Trend, “Killology” fra sadismo e senso etico

Stefano Santospago, Emiliano Coltorti ed Edoardo Purgatori nello straordinario appuntamento della rassegna Trend, fino al 24 novembre 2018 al Teatro Belli di Roma

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 Killology
Foto di Manuela Giusto

Un dramma morale che indaga con tocco lucido e inaspettato fra sadismo e senso etico, che si interroga sulle conseguenze drammatiche della contaminazione fra finzione e realtà, sui limiti morali dell’intrattenimento, ma che parla anche di traumi, di bullismo, di libero arbitrio, di vendetta. Tutto questo e molto di più è Killology di Gary Owen, straordinario testo in scena in prima nazionale al Teatro Belli di Roma (fino al 24 novembre) nell’ambito della rassegna Trend – nuove frontiere della scena britannica, un testo al limite, costruito come un thriller etico, durissimo, che non lascia scampo scuotendo violentemente la coscienza di ciascuno.

Legato “al presupposto di emergenza di situazione al limite di orrore di panico” scrive Rodolfo di Giammarco che cura il consolidato festival all’insegna delle nuove proposte della drammaturgia inglese arrivato ormai alla XVII edizione, Killology è un dramma tradotto e diretto da Maurizio Mario Pepe che orchestra sulla nuda scena la presenza di Stefano Santospago, Emiliano Coltorti, Edoardo Purgatori, misuratissimi attori che trascinano la platea nel più cupo dei drammi.

Quasi mai i tre uomini interagiscono l’uno con l’altro, ma tutti raccontano gradualmente le loro storie che finiscono per intrecciarsi offrendo via via i pezzi di un puzzle narrativo che si costruisce sotto gli occhi degli spettatori: esiste un limite in quello che viene consentito dalla creatività senza pensare alle conseguenze? Un dubbio arcaico quello dei “cattivi esempi” della produzione artistica che in Killology viene portato alle estreme conseguenze che offrire uno spaccato di una società disgregata e senza valori. Motore del dramma è Killology, un violentissimo, controverso videogame, che sta spopolando e che sta influenzando una generazione intera: i giocatori ricevono tanti più bonus tanto più pensano a come torturare crudelmente le loro vittime accumulano punti in modo proporzionale al loro sadismo. E se il gioco riesce a dare sfogo alle fantasie più oscure non è detto che svolga solo unazione catartica perché le conseguenze nella realtà sono impensabili.

Le tre voci si intrecciano in scena per ricostruire in un serrato un racconto che prende sempre più forma e assume un taglio cinematografico fra flashback e suspance.

Paolo è il creatore multimilionario di Killology che deve fare i conti con i complessi di inferiorità nei confronti di un padre severo. Michele è un ragazzo che si porta sulla pelle il trauma dell’abbandono del padre, un’infanzia difficile e un’adolescenza tragica: i suoi ricordi svelano un ritratto agghiacciante del bullismo in tutta la sua drammaticità che lo ha reso vittima, pochi anni dopo, di due adepti di Killology.

C’è una repulsione istintiva nel prendere la vita di un altro essere umano. E questa repulsione può essere conquistata” dice in un momento dello spettacolo Stefano Santospago che interpreta il padre di Michele che deve fare i conti con i suoi fantasmi del passato e alla ricerca disperata di vendetta.

Il testo di Owen, classe 1972, che lo scorso anno era inserito nella rassegna Trend con Ifigenia in Cardiff, aveva debuttato allo Sherman Theatre, al Royal Court Theatre nel 2017 e aveva ricevuto l’Oliver Awards 2018, è una storia di perdizione, forse a tratti anche di rinascita e di rivalsa, ma senza nessun compiacimento verso l’ottimismo.

Traumi di famiglia, fragilità, rischi dell’emulazione, sono al centro di un testo forte e disturbante che guarda alla crudeltà estrema della scrittura di Pinter, ma si personalizza con uno stile proprio nel pieno solco della tradizione british e che mostra come nonostante tutto esistono la forza di un senso etico e il libero arbitrio in ciascuno di noi anche se facciamo parte di una società allo sbando. Da non perdere, in scena fino al 24 novembre al Teatro Belli, ore 21,00 – ingresso posto unico 10.

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