La Biennale di Venezia 2019

Ecco i i programmi dei festival di danza, musica e teatro

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La Biennale di Venezia
Foto di Benedict Johnson

BIENNALE DANZA

Il Festival

10 giorni – dal 21 al 30 giugno – con 29 spettacoli di 22 coreografi e compagnie da tutto il mondo per il 13. Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Marie Chouinard e organizzato dalla Biennale di Venezia, presieduta da Paolo Baratta.

5 le prime assolute, 9 quelle nazionali e 8 gli interventi inediti creati per il teatro all’aperto nel cuore della città; numerosi incontri con gli artisti; un ciclo di film: tutto negli spazi dell’Arsenale –Teatro alle Tese, Teatro Piccolo Arsenale, Sale d’Armi, Giardino Marceglia – ma anche al Teatro Malibran e in Via Garibaldi.

Sono i Leoni, artisti che condividono strategie compositive originali e un approccio multidisciplinare alla danza, alfieri di un’idea estesa e “permeabile” di questa disciplina, a dare il via il 21 giugno al Festival e a marcarne la fisionomia.

Alessandro Sciarroni, Leone d’oro alla carriera, artista di formazione “mista” tra arte, teatro e coreografia è a Venezia con Your Girl, spettacolo-rivelazione, e Augusto, dove la pratica fisica e vocale attraverso la quale viene concesso agli interpreti di esprimersi è esclusivamente quella della risata a oltranza. Anche Steven Michel con studi di mimo, danza, percussioni – e Théo Mercier – formato alle arti visive e alla regia – Leoni d’argento, si incontrano nell’intersezione tra arte e coreografia, frutto di processi di costruzione simili ma con strumenti diversi: da una parte il corpo e dall’altra gli oggetti. Come in Affordable Solution for Better Living, assolo che disseziona con humour la standardizzazione dei nostri stili di vita che trovano un modello esemplare nei mobili Ikea.

Così Piece for Person and Ghetto Blaster della scrittrice, regista, performer, designer australiana Nicola Gunn e Un Poyo Rojo dello strepitoso duo argentino Nicolás Poggi e Luciano Rosso coesistono all’interno del Festival pur viaggiando su binari differenti, persino opposti. Pluripremiato in Australia, il primo è una “digressione filosofica in movimento”, tra gag, aneddoti, interrogativi e affondi sul più essenziale e ambiguo degli enigmi morali – la differenza tra giusto e sbagliato – innescato da un “incidente” tra un uomo una donna e un’anatra; mentre il secondo, che ha girato il mondo e al Festival Fringe di Edimburgo è rimasto un mese intero, è puro “physical theatre”, un’azione drammatica con due uomini e una radio che si fronteggiano, si sfidano, si combattono e si seducono a colpi di humour in un mix esilarante di danza, sport ed erotismo.

La relazione artista – spettatore, un tema oggi portante nella danza contemporanea, è affrontato espressamente da alcuni spettacoli invitati al Festival scardinando le nostre abitudini percettive. E’ il caso di Blink della brasiliana Michelle Moura (anche interprete con Clara Saito), definito “un pas de deux metafisico”, una coreografia ipnotica che ha per strumento compositivo l’atto riflesso dello sbatter di ciglia e la sua interruzione che provoca impercettibili mutamenti psico-fisici e infinite trasformazioni. O come Habiter, dove la scrittura visiva della canadese Katia-Marie Germain, vincitrice del Prix de la Danse de Montréal nella sezione “scoperte”, in un gioco illusionistico compone un dipinto che poco alla volta si svela davanti ai nostri occhi come una successione di fermoimmagine: in scena due donne, un tavolino apparecchiato per la colazione e un un’unica fonte di luce utilizzata come un pittore fa col chiaroscuro. Anche il lavoro di Simona Bertozzi, a lungo con Virgilio Sieni prima di intraprendere una strada personale, invitata al Festival con Ilinx – Don’t stop the Dance, mira a rendere visibile l’invisibile lavorando su articolazioni, muscoli, organi, cellule. Il nuovo lavoro, che amplia e ridisegna lo spettacolo del 2008, propone “un’inedita riflessione sulla solitudine del performer e del suo universo ludico” ispirandosi a una delle categorie ludiche di Roger Caillois.

E precisamente sulla “relational performance practice” si basa la ricerca del coreografo australiano Luke George, che con Daniel Kok firma Bunny, spettacolo felicemente trasgressivo dove in un gioco di corde e nodi – ispirati alla tradizione dello shibari come a quella marinara – si scardinano le convenzioni sociali e teatrali interrogandosi sulla consensualità, la fiducia, le aspettative, la complicità tra artisti e spettatori. Un tema affrontato anche da Forecasting di Giuseppe Chico e Barbara Matijevi

, che è anche in scena insieme a un laptop alla ricerca di nuove forme di narrazione che esplorino l’incidenza del web sul gesto del performer e sui nostri sensi. La sfera del virtuale trasforma infatti la premessa che è alla base di ogni spettacolo: l’attore davanti al pubblico.

Apre altri orizzonti al movimento Every Body Electric dell’austriaca Doris Uhlich (laureata in Pedagogia della danza), che impegna artisti disabili a liberare tutte le loro potenzialità fisiche ed espressive, con sedie a rotelle, stampelle e protesi che diventano strumento coreografico. “Ogni essere umano è unico e speciale” ci ricorda la Uhlich che vede nella danza un “nutrimento per il corpo” e nel movimento “una specie di combustibile interno” così che “l’energia di un movimento è più importante della sua forma”.

Nel rapporto tra suono e silenzio, movimento e immobilità si dispiega il delicato intreccio tra musica e danza di Tide, ispirato al moto delle maree. Protagonisti sono la danzatrice e coreografa islandese, per la prima volta in Italia, Bára Sigfúsdóttir insieme al compositore e trombettista norvegese Eivind Lønning, fra i nomi di maggior spicco nel panorama musicale nordeuropeo.

La musica ha un ruolo rilevante negli spettacoli di tre fra i massimi protagonisti della scena contemporanea: Sasha Wlatz, Daniel Léveillé, William Forsythe.

Agli Improvvisi di Schubert, una sorta di diario intimo affidato alla voce sola del pianoforte, guarda lo spettacolo Impromptus del 2004, quasi un classico di Sasha Waltz, autrice dal personalissimo immaginario coreografico, capace, con la sua danza, di illuminare la struttura classica della musica vedendola sotto una nuova luce.

In Quatuor Tristesse di Daniel Léveillé gli accenti lirici delle partiture barocche contrastano con l’assenza di emozione dei danzatori che il coreografo canadese scolpisce in gruppi plastici dove la nudità austera, l’economia del movimento, la sua ripetizione ossessiva sono contenuto e forma della ricerca di una purezza originaria.

E’ William Forsythe, artista in continuo rinnovamento, a regalare al pubblico A Quite Evening of Dance nell’arco teso tra le geometrie del balletto accademico e le forme dell’hip hop, tra nuove creazione e altre preesistenti, interpreti 7 fra i suoi più fidati collaboratori con l’innesto di Rauf “Rubberlegz” Yasit, performer di break dance.

24 anni, da Napoli, europea di formazione, Maria Chiara De Nobili proviene dal vivaio di giovani coreografi di Biennale College, l’iniziativa con cui la Biennale di Venezia promuove nuovi talenti offrendo loro di operare a contatto di maestri affermati per la messa a punto di nuove creazioni. Il debutto sul palcoscenico del Festival 2018 trova ora conferma con un lavoro a serata intera che la Biennale le ha commissionato per il 2019. Così nasce Wrap, in cui la giovane autrice persegue la sua ricerca attraverso la forma dell’assolo e del duetto, immaginando una coreografia per immagini in sequenza, come le tessere di un mosaico o i pezzi di un puzzle.

Alcuni degli artisti ospiti – Simona Bertozzi, Nicolás Poggi e Luciano Rosso, Luke George e Daniel Kok, Katia-Marie Germain, Bára Sigfúsdóttir, Nicola Gunn, i danzatori e i coreografi di Biennale College porteranno la danza direttamente nel fluire della vita quotidiana facendo dialogare le loro creazioni con il mondo esterno: saranno brevi interventi coreografici, tutti in Via Garibaldi, su un palcoscenico allestito per l’occasione.

Incontri al Giardino Marceglia (Arsenale) e conversazioni dopo gli spettacoli con straordinarie donne e straordinari uomini di teatro: un mosaico di immagini, visioni, racconti, saperi per sollecitare un rapporto aperto alla conoscenza e al confronto, anche con un pubblico consapevole, sensibile alla ricerca dei diversi linguaggi espressivi.

Infine un ciclo di proiezioni ancora al Giardino Marceglia che allarga lo sguardo con la danza oltre la danza.

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Biennale College – Danzatori

Sono gli italiani Maria Chiara Bono, Rebecca Carluccio, Andrea Cipriani, Ludovica Di Santo, Anna Forzutti, Eva Scarpa Dabalà, Vanessa Loi, Alice Pan, Noemi Piva; gli australiani Arabella Frahn-Starkie, Benjamin Hurley, Oonagh Slater, l’inglese Megan Harris, l’indiano Kunaal Sangtani e lo statunitense Ramon Vargas i 15 danzatori selezionati tra un centinaio di domande pervenute dopo il lancio del bando internazionale lo scorso novembre.

Tutti tra i 18 e i 25 anni, i 15 danzatori parteciperanno per 3 mesi (1 aprile > 30 giugno 2019) a un percorso intensivo che integra sessioni dedicate alla consapevolezza del corpo o somatic approach, tecniche contemporanee, ricerca del movimento e interpretazione con particolare riferimento al repertorio di Trisha Brown.

Il percorso dei 15 danzatori si conclude con la presentazione di due lavori all’interno del 13. Festival Internazionale di Danza Contemporanea (27 e 28 giugno, Teatro Piccolo Arsenale):

  • una nuova creazione ideata appositamente per loro da Alessandro Sciarroni

  • Set and Reset/Reset realizzato sotto la guida degli stessi interpreti della Trisha Brown Company per cui l’opera fu originariamente concepita.

Il training dedicato alla consapevolezza del corpo o somatic approach sarà affrontato con esperti di rilievo come Judith Koltai (Authentic Movement), Gaby Agis (Skinner Releasing Technique), Shelley Senter (Alexander Technique), Linda Rabin (Continuum), Ami Shulman (Feldenkrais), Tika Bowrin (Postural Pilates, Yoga, Somatic and Meditative Training).

Saranno alcuni danzatori provenienti dalla Trisha Brown Dance Company che si faranno maestri per i 15 danzatori selezionati, in termini di tecnica contemporanea, ricerca del movimento e interpretazione.

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Biennale College – Coreografi

Nel 2017 Marie Chouinard, Direttrice del Settore Danza, ha introdotto per la prima volta l’arte della coreografia fra le discipline del College. Da allora sono state prodotte 6 brevi coreografie originali.

I vincitori del bando internazionale 2019 sono:

– Adriano Bolognino, 24 anni da Napoli

– Sofia Nappi, 25 anni da Firenze

un terzo in via di definizione

A ognuno di loro è affidata l’elaborazione di una creazione libera e originale di circa 20 minuti

A questo scopo i tre coreografi ammessi saranno residenti a Venezia dal 14 maggio al 30 giugno e dopo una prima fase propedeutica, dedicata quest’anno all’analisi del meccanismo compositivo e ideativo di Trisha Brown, inteso come spunto per la personale ricerca, lavoreranno per 6 settimane consecutive con 7 danzatori professionisti appositamente selezionati.

Nelle diverse fasi di ricerca ed elaborazione delle 3 creazioni originali i coreografi si potranno confrontare con esperti: Marc Crousillat relativamente al metodo Trisha Brown, Guy Cools per la drammaturgia, Catherine Schaub Abkarian nel ruolo di “occhio esterno”, Simone Derai per la regia e l’allestimento scenico.

Alla fine di questo percorso i tre coreografi presenteranno le loro tre creazioni nella serata conclusiva del 13. Festival Internazionale di Danza Contemporanea (29 e 30 giugno, Teatro Piccolo Arsenale).

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Biennale College – ASAC

Per il secondo anno verrà lanciato il bando Scrivere in residenza, destinato a giovani laureati italiani under 30, che prevede un percorso di ricerca sul campo con la partecipazione al Festival e di studio con la frequentazione dell’Archivio Storico della Biennale, attraverso il tutoraggio di professionisti e la supervisione dei Direttori di settore. Il bando coinvolge tutti i settori della Biennale: Danza, Musica, Teatro, Cinema, Architettura, Arte.

Come per ogni settore, Scrivere di danza avrà un tema specifico scelto in relazione al programma del festival e verrà approfondito sotto la guida di un tutor. Successivamente alla visione degli spettacoli del festival, i giovani laureati selezionati entreranno nello specifico del proprio tema in Archivio: guidati dal tutor porteranno avanti una ricerca di fonti, di riferimenti storici per la redazione di un testo.


BIENNALE MUSICA

Il festival

A Venezia dal 27 settembre al 6 ottobre il 63. Festival Internazionale di Musica Contemporanea, diretto da Ivan Fedele e organizzato dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, presenta 16 appuntamenti per un totale di 31 prime esecuzioni: 19 assolute (con 12 commissioni della Biennale) e 12 italiane.

Dopo i temi trattati nelle due edizioni precedenti, – scrive Ivan Fedele – che riguardavano le relazioni tra musiche e culture del Continente asiatico (2017) e di quello americano (2018) con le esperienze europee di punta, il prossimo Festival si occuperà eminentemente di alcune delle realtà più interessanti (compositori e interpreti) del “Vecchio Continente” il quale resta un punto di riferimento della musica e, in generale, della cultura del nostro tempo. Un continente che non ha cessato di porsi domande cruciali riguardo all’arte e alla sua relazione con il proprio presente e che, ancora oggi, è protagonista di molteplici spinte propulsive che investono gli ambienti artistici di tutto il mondo”.

In accordo con questo tema è George Benjamin, Leone d’oro alla carriera 2019 a inaugurare il 63. Festival Internazionale di Musica Contemporanea il 27 settembre con il suo primo lavoro operistico di ampio respiro salutato come un capolavoro: Written on Skin, eseguito dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Clemens Schuldt. Realizzato nel 2012 per il festival di Aix-en-Provence, Written on Skin – che accanto al compositore britannico più osannato dal mondo della musica internazionale vede Martin Crimp per il libretto e Katie Mitchell alla regia, la scena anglosassone più avvertita – ha avuto tre anni di programmazione e cinque diverse realizzazioni dopo quella inaugurale.

E se da un lato George Benjamin rivitalizza il teatro musicale con una magistrale operazione di “raccordo” con il passato (fin dalla storia che attinge alla vita e all’infelice amore del leggendario poeta trobadorico Guillem de Cabestaing), dall’altro il compositore franco-greco Georges Aperghis, rinnova radicalmente la pratica musicale creando un proprio universo surreale e polifonico dove tutti gli ingredienti – vocali, strumentali, gestuali, scenici, tecnologici – traslati dall’uno all’altro contesto si integrano. Come accade in Thinking Things, l’ultimo lavoro di Aperghis in prima italiana a Venezia, scritto per quattro interpreti, estensioni robotiche, video, luci ed elettronica. L’uomo e la macchina, la nuova coabitazione imposta all’uomo dalla sua creatura non sono proposte nella tradizionale visione apocalittica ma con humour e fantasia che fanno pensare al mondo magico di Méliès più che a Metropolis.

Accanto ai maestri, molte proposte in programma al Festival ad opera delle nuove generazioni sembrano uscire sempre più dal proprio perimetro per incontrare altre modalità di espressione. Eclettismo, commistioni inedite, giustapposizione di materiali e influenze in modi sempre diversi e sempre nuovi sembrano caratterizzarle.

Ci sono accostamenti strumentali impensabili che cortocircuitano ambiti tradizionalmente diversi, come in Songbook, che unisce un quartetto rock, un ensemble classico amplificato e il live electronics, progetto firmato dal suo autore-performer Matteo Franceschini, premiato con il Leone d’argento, e realizzato incrociando gli interpreti dell’Icarus Ensemble e del Cantus Ensemble di Zagabria. Ultimo tassello di un trittico intitolato Live che intende unire ”la complessità, profondità e ricchezza della scrittura contemporanea (la pagina ‘scritta’) con l’energia ‘illimitata’, l’impatto visionario e la ricerca costante di nuove sonorità proprie di un electro-rock live set” (M. Franceschini).

Ci sono poi apparentamenti tra strumenti lontani nel tempo e nello spazio che si integrano e reinventano la musica come in Nomaden, opera del compositore tedesco residente ad Amsterdam Joël Bons premiata con il Grawemeyer Music Award 2019, il Nobel della musica. Composto per il grande violoncellista Jean-Guihen Queyras e l’Atlas Ensemble, che raccoglie 18 musicisti da Cina, Giappone, Medio Oriente, Asia Centrale ed Europa, Nomaden incorpora una vastissima gamma di strumenti – dal duduk armeno al setar iraniano e al tombak siriano, dall’ehru cinese allo shakuhachi giapponese e al sarangi indiano – e la loro, per lo più sconosciuta, tavolozza timbrica. Un lavoro che per Bons, che vede l’arte come creazione interculturale, è un punto di arrivo dopo 14 anni passati a esplorare insieme all’Atlas Ensemble, di cui è fondatore, queste possibilità.

Un concerto per arpa elettrica per scoprirne le seduzioni nel connubio fra sonorità apparentemente distanti e contrastanti è la proposta di Emanuela Battigelli. Da un lato uno degli strumenti più affascinanti che incarnano l’armonia e anche uno dei più antichi, con migliaia di anni di storia alle spalle e alterne fortune nella storia della musica, capace di coprire tanti generi – classica, folk, pop – ma ancora oggi usato con parsimonia. Dall’altro le potenzialità dell’elettronica che caratterizza la ricerca della musica dal secondo novecento a oggi. L’arpista Emanuela Battigelli, notevole solista e in formazione da camera oltre che in un concerto con tre nuovi pezzi commissionati dalla Biennale a Michele Sanna, Daniele Bravi, Maurizio Azzan, una prima italiana di Malika Kishino e un brano di Daniela Terranova, collaborazione con importanti orchestre come Berliner Philharmoniker, London Philharmonia, Orchestra del Teatro alla Scala, impagina

Rendere in musica il cuore emotivo della parola” è ciò che può accomunare il repertorio antico alla creazione contemporanea. Come nella giustapposizione della Missa da cappella a sei voci di Claudio Monteverdi sul mottetto In illo tempore del Gomberti alla composizione di Gianvincenzo Cresta per sei voci ed elettronica, che debutta in prima assoluta alla Biennale, e intitolata al testo di Giordano Bruno De l’infinito, universo e mondi da cui estrapola alcuni brani. “Le due opere sono vicine nella genesi, cioè nel processo compositivo, e nella prassi, cioè nella scelta soggettiva di accostare il suono delle voci umane a suoni artificiali” (dalle note al progetto). Ad eseguirlo sono l’ensemble vocale Spirito di Lione, diretto da Nicole Corti, affiancato per Monteverdi da I Ferrabosco, consort specializzato nella polifonia italiana sacra e profana, e per Cresta, dall’elettronica curata da Francesco Abbrescia.

Anche lo spazio di ascolto della musica si trasforma con interpreti-performer, ambienti sonori scenografici e installazioni multimediali immersive.

Così è pensato il concerto di Filippo Perocco e Lucia Ronchetti, due fra le voci più riconosciute della musica contemporanea italiana, interprete l’ensemble L’arsenale, premio Abbiati 2016, diretto dallo stesso Perocco. Due nuovi brani commissionati dalla Biennale, due lavori indipendenti che condividono una comune matrice “teatrale” con i testi del poeta e saggista russo-americano Eugene Ostashevsky, oltre all’apporto scenografico e registico di Antonino Viola e Antonello Pocetti.

Anche il concerto del complesso fiammingo Hermes Ensemble, fondato nel 2000 dal direttore Koen Kessels, è un viaggio al confine tra arte e musica contemporanea. I lavori in programma di Wim Henderickx e Vykintas Baltakas sono concepiti con l’artista visivo e musicista newyorchese Kurt Ralkse. Non diversamente, la nuova opera che Roberto David Rusconi presenta alla Biennale nasce con l’artista multidisciplinare sloveno Tju-La-Net.

Un progetto particolare è affidato ai Solisti Aquilani con un concerto legato ai dieci anni che ci separano dal sisma del 2009. Formazione storica, nata nel solco della rivalutazione del patrimonio strumentale italiano sei-settecentesco e attiva da più di 50 anni con un repertorio che spazia dalla musica pre-barocca alla musica contemporanea, i Solisti Aquilani hanno sempre avuto particolare riguardo ai compositori italiani. Così il concerto impagina tutti nuovi brani che Stefano Taglietti, Andrea Manzoli, Roberta Vacca, Pasquale Corrado a Venezia in veste anche di direttore – hanno composto in memoriam.

Formazioni di rilievo internazionale sono invitate al Festival con concerti che mettono a confronto stili, linguaggi, generazioni diversi: il Quartetto Prometeo, un quartetto d’eccellenza con una qualità interpretativa riconoscibile, premiato con il Leone d’argento nel 2012, e che ha appena inserito nel suo organico Danusha Wasklewicz, prima viola dei Berliner Philarmoniker, presenta un trittico composto da Marco Momi, Georges Aperghis e Alessandro Solbiati; l’israeliano Meitar Ensemble, che in 15 anni di vita ha commissionato ed eseguito oltre 200 nuovi brani, offre tutte novità per l’Italia con brani di Philippe Leroux, Noriko Baba, Mauro Lanza, Amos Elkana, Philippe Hurel; fondato dal compositore argentino naturalizzato spagnolo Fabián Panisiello e specializzato nella musica contemporanea, il Plural Ensemble impagina un concerto che attraversa la musica spagnola – da Luís de Pablo a Gabriel Erkoreka, Alberto Posadas e José María Sánchez-Verdú e lo stesso Panisiello.

L’Orchestra della Toscana, infine, fondata da Luciano Berio nel 1980 e naturalmente votata alla musica contemporanea, a Venezia sarà diretta da Peter Rundel in un concerto con pagine dei migliori autori del nostro tempo: Michel Van der Aa, Wolfgang Rihm, entrambi con prime italiane, e Claudio Ambrosini con un brano nuovo commissionato dalla Biennale.

Dopo il successo dello scorso anno di Victor Wooten, campione del basso elettrico, quest’anno arriva dall’India una delle più grandi e più giovani virtuose di questo strumento: Mohini Dey, classe 1996, straordinaria bassista indiana dal talento precocissimo, cresciuta in una famiglia devota alla jazz fusion e alla musica classica. Perché è anche attraverso il jazz – anzi, più facilmente attraverso il jazz che attraverso la musica classica – che passa una corrente alternata di sonorità tra occidente e oriente, “migrazioni” che alimentando trasversalità, innovazione e creatività (John McLaughlin e Trilok Gurtu, per fare un esempio). Sarà un concerto fusion dal ritmo incalzante, dove al basso elettrico di Mohini Dey ruotano attorno le tastiere di Louis Banks, la batteria di Gino Banks, il mandolino U Rajesh e il ghatam di Giridhar Uddupa.

Un sound che mescola jazz e rock, ma anche ambient e world music caratterizza il Malafede Trio, ospite di jazz club e dei festival più importanti d’Europa. Il trio si è formato soltanto quattro anni fa da Federico Malaman, un asso del basso elettrico, ma anche contrabbassista e arrangiatore, dal chitarrista Riccardo Bertuzzi, e dal batterista Ricky Quagliato, anche compositore e programmatore musicale. Nel 2016 nasce Touché, il primo disco tutto di inediti: undici tracce che spaziano dalla vanguard alla fusion più astratta e intimista.

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Biennale College – Compositori e librettisti

Dall’anno del suo avvio, nella stagione 2013, Biennale College per il Settore Musica ha scelto come tema privilegiato il teatro musicale. Ad oggi sono state realizzate 15 brevi opere e la loro presentazione è ormai appuntamento fisso del Festival.

Il bando internazionale per l’anno 2019 è stato lanciato a dicembre, destinato a team di compositore e librettista di non più di 35 anni per realizzare 4 progetti low budget di teatro musicale da camera su tema comico, surreale, fantastico e/o giocoso di una durata non superiore ai 18 minuti. Fra le proposte giunte da Italia, Spagna, Israele, Portogallo, Gran Bretagna, Svizzera, sono stati selezionati:

  • One / A Trash Comedy del compositore Alessandro De Rosa e della librettista Mimosa Campironi;

  • Lay Your Egg on my Shoulder delle israeliane Talya Eliav e Liron Barchat, rispettivamente compositrice e librettista;

  • Tredici secondi o Un bipede implume ma con unghie piatte del compositore Marco Benetti e il librettista Fabrizio Funari;

  • The colour’s mechanicsi dei portoghesi Nuno Costa, compositore, e Madalena dos Santos, librettista.

La novità di quest’anno è nell’organico strumentale che prevede, oltre a nove strumenti – flauto, clarinetto, tromba, due violini, corno, violoncello, percussioni, pianoforte – l’utilizzo del live electronics. Sarà il Centro di Informatica Musicale e Multimediale della Biennale di Venezia a mettere a disposizione hardware e software necessari sotto la guida di un realizzatore in informatica musicale e di un ingegnere del suono. Quattro le voci a scelta tra soprano, mezzosoprano, tenore, baritono, basso.

I team selezionati realizzeranno i loro progetti attraverso un percorso formativo e di produzione che si svolgerà in quattro fasi – tra marzo e settembre 2019 a Venezia – coordinate dal Direttore del Settore Musica Ivan Fedele e con l’ausilio di una equipe di tutor dedicati alle varie discipline: Sergio Casesi e Giuliano Corti per la drammaturgia, Matteo Franceschini per la composizione. Come lo scorso anno, il Direttore del Settore Teatro Antonio Latella suggerirà la figura del regista.

Le brevi opere saranno presentate il 6 ottobre al Teatro Piccolo Arsenale a conclusione del 63. Festival Internazionale di Musica Contemporanea.

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CIMM – Centro di Informatica Musicale e Multimediale

E’ una nuova infrastruttura destinata ad attività permanenti di ricerca e sperimentazione, di pratica e laboratorio, utile a tutti i Settori artistici della Biennale, ai progetti di Biennale College, all’Archivio Storico (ASAC), al progetto Scrivere in residenza, all’Educational.

Curato per il triennio 2019-2021 da Ivan Fedele, il centro vuole rispondere a un’esigenza sempre più sentita, nell’ambito delle diverse attività della Biennale, di un’autonomia nel campo della tecnologia digitale. Il Centro intende, inoltre, offrire al territorio la possibilità di svolgere attività creative e ricreative negli ambiti di pertinenza del Centro stesso.

Il centro è articolato in due poli:

– il primo polo a Venezia, con due studi alle Sale d’Armi dell’Arsenale dedicati ad attività di ricerca artistica e progetti stabili al servizio di mostre, festival e iniziative della Biennale: ideazione e sperimentazione di strumenti; tecniche e modelli creativi relativi a tutte le forme di spettacolo dal vivo e a installazioni multimediali; realizzazione di nuove opere attraverso le tecnologie più avanzate disponibili o attraverso nuovi modelli creativi prodotti dal Centro stesso (a questo scopo sono previste residenze di artisti); organizzazione di un College Elettronica dedicato a giovani artisti di tutto il mondo, selezionati tramite bando internazionale; organizzazione periodica di pavillon internazionali di aggiornamento e comunicazione delle più recenti applicazioni di tecnologia avanzata nei settori dell’arte.

Nei due studi all’Arsenale verrà realizzata la parte elettronica delle 4 brevi opere da camera di Biennale College e il concerto per arpa elettronica di Emanuela Battigelli.

– il secondo a Mestre, nel Centro Civico e Teatro della Bissuola (che sarà riqualificato grazie al Comune di Venezia) con uno studio di prova e uno studio di registrazione dedicati a musicisti e giovani del territorio, in primo luogo studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado, e università, con l’assistenza di tutor: una struttura rivolta a favorire la creatività, con l’organizzazione di attività laboratoriali formative sia di base, sia evolute, destinate agli studenti di tutti i livelli scolastici. L’organizzazione di attività laboratoriali presterà particolare attenzione alla dimensione creativa del DJing, il genere elettronico più conosciuto e praticato dalle giovani generazioni.

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Biennale College – ASAC

Per il secondo anno verrà lanciato il bando Scrivere in residenza, destinato a giovani laureati italiani under 30, che prevede un percorso di ricerca sul campo con la partecipazione al Festival e di studio con la frequentazione dell’Archivio Storico della Biennale, attraverso il tutoraggio di professionisti e la supervisione dei Direttori di settore. Il bando coinvolge tutti i settori della Biennale: Danza, Musica, Teatro, Cinema, Architettura, Arte.

Come per ogni settore, Scrivere di musica avrà un tema specifico scelto in relazione al programma del festival e verrà approfondito sotto la guida di un tutor. Successivamente alla visione degli spettacoli del festival, i giovani laureati selezionati entreranno nello specifico del proprio tema in Archivio: guidati dal tutor porteranno avanti una ricerca di fonti, di riferimenti storici per la redazione di un testo.


BIENNALE TEATRO

Il Festival

Il 47. Festival Internazionale del Teatro diretto da Antonio Latella e organizzato dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta si svolgerà a Venezia dal 22 luglio al 5 agosto: 14 gli artisti in programma, ognuno con più titoli in una sorta di breve “biografia artistica”; 28 gli spettacoli con 23 novità, di cui 2 in prima europea e 6 in prima assoluta.

Dopo il focus sulle registe europee e l’indagine sul rapporto attore/performer, il 47. Festival Internazionale del Teatro affronta il suo terzo atto con Drammaturgie, “titolo volutamente lasciato al plurale – spiega il Direttore Antonio Latella – proprio perché crediamo che, nel ventunesimo secolo, sono tante e differenti le drammaturgie per la scena e, direi, per tutto ciò che concerne lo spettacolo dal vivo. (…) In questo terzo atto cercheremo quindi di evidenziare diversi tipi di drammaturgia e dell’essere drammaturghi, dal ruolo drammaturgico rivestito dalla Direzione Artistica al regista autore o autrice che mette in scena i propri testi; dal gemellaggio tra registi e autori che scrivono per loro e per gli attori di un ensemble all’artista-performer che traccia percorsi scrivendo per la scena; dalla scrittura propria del teatro visivo a quella del teatro che ha una matrice musicale o che è a stretto contatto con il teatro-danza. Citando per ultima, ma forse prima per importanza, la drammaturgia destinata al teatro-ragazzi, nata per creare un nuovo pubblico, crescerlo e proteggerlo dall’ovvietà, proponendo grande teatro non rivolto soltanto a un pubblico giovane o molto giovane”.

Proprio dal teatro-ragazzi dell’olandese Jetse Batelaan, Leone d’Argento, prende il via il 22 luglio il Festival, riallacciandosi a una tradizione della Biennale che in passato aveva dato ampio spazio a questo settore, oggi forte di un rinnovamento linguistico che lo rende partecipe degli sviluppi della ricerca teatrale. War e The Story of the Story, presentati alla Biennale, rappresentano lo stile visionario che questo regista e autore intreccia a una vena filosofica affrontando miti e temi di oggi.

Ma è anche nel segno di Heiner Müller che si apre il 47. Festival Internazionale del Teatro. Con il più osannato, controverso e imprescindibile degli scrittori tedeschi si misurano infatti la scrittura registica, la biografia e la storia di due nomi di punta della scena europea e dei loro ensemble: dai Balcani Oliver Frlji

, autore di una graffiante e provocatoria messinscena di Mauser, e dalla Germania Sebastian Nübling, che realizza The Hamletmachine con l’Exile Ensemble.

Il nome di Sebastian Nübling – in questo ideale gemellaggio fra registi e autori proposto dal Festival – si associa anche a quello di Sibylle Berg, autrice di culto tradotta in più di trenta lingue, per The So-Called Outside Means Nothing to Me, premiato da Theater Heute come testo dell’anno nel 2014.

Per la prima volta in Italia arrivano alla Biennale Teatro le australiane Susie Dee – regista, attrice, direttrice di teatroe Patricia Cornelius – una delle voci più forti della drammaturgia di lingua inglese – che da trent’anni costituiscono un inossidabile sodalizio artistico votato al teatro indipendente e militante. Coraggioso nei temi, tra degrado morale e critica sociale, tutti improntati all’oggi e spesso affidati programmaticamente a team di sole donne. Da questo retroterra nascono anche i due spettacoli presentati alla Biennale: Shit e Love.

Cerca invece il “timbro riconoscibile” di un classico del teatro come Il giardino dei ciliegi di Cechov Alessandro Serra, artigiano della scena che della scrittura cura ogni aspetto – costumi, luci, scene, musiche – e che da più di vent’anni persegue una sua idea di teatro-laboratorio con la compagnia Teatropersona. Atteso in questa prova dopo il successo internazionale di Macbettu.

Tra gli autori che mettono in scena i propri testi, il Festival ospita la cilena Manuela Infante, scrittrice di primo piano della scena sudamericana ma anche direttrice del prestigioso Teatro de Chile oltre che regista, i cui spettacoli sono stati presentati in tutta Europa e negli Stati Uniti e i testi tradotti in inglese e in italiano. Della Infante si vedranno due spettacoli, due esilaranti ma profonde riflessioni – suffragate dalle più moderne correnti di pensiero – per un teatro non antropocentrico: Estado Vegetal, un one-woman-show che prende spunto dalle teorie rivoluzionarie sulla vita e l’intelligenza delle piante del filosofo Michael Marder e del neurologo Stefano Mancuso; e Realismo, ispirato alla corrente filosofica del realismo speculativo che “ricolloca” il mondo degli oggetti stravolgendo le abituali gerarchie.

Anche Paola Vannoni e Roberto Scappin, noti come Quotidianacom, lavorano sul linguaggio facendo del meccanismo dialogico, quello sinteticamente indicato come Q/A, una cifra stilistica, tra folgoranti battute e siparietti surreali intinti nel curaro, o incongrui al limite dell’assurdo. A Venezia presentano segmenti della loro biografia artistica con L’anarchico non è fotogenico, Sembra ma non soffro e la novità Il racconto delle cose mai accadute.

Già apprezzato ma meno conosciuto al grande pubblico, il regista e autore Pino Carbone alla Biennale Teatro propone ProgettoDue, che mette in rapporto due lavori distanti nel tempo ispirati al mondo della fiaba e del mito. Si tratta di BarbabluGiuditta scritto con Francesca De Nicolais e di PenelopeUlisse con Carla Broegg: due testi che operano un rovesciamento dei punti di vista nella scrittura (sono le due autrici a dare voce a Barbablu e Ulisse mentre il regista scrive le battute dei personaggi femminili) e che si strutturano drammaturgicamente sull’esempio del melodramma. Infine, Pino Carbone presenta la novità assoluta Assedio da Cyrano de Bergerac: riscrittura che trasporta l’eroe romantico ai nostri giorni, sullo sfondo dell’assedio di Sarajevo, quando la guerra irrompe nella vita con le sue devastazioni mutando per sempre i nostri destini.

Lucia Calamaro è riconosciuta autrice di un teatro fondato sulla lingua, un teatro di parola che nasce sulla scena e che richiede ai suoi attori di essere “atleti della parola” (Christian Raimo), affrontando temi universali attraverso storie personali. Alla Biennale Lucia Calamaro presenta il suo nuovo lavoro: Nostalgia di Dio.

Il Festival ospita anche nomi che sono punta avanzata fra gli artisti-performer: il tedesco residente ad Amsterdam Julian Hetzel, formato alle arti visive e alla musica, la belga Miet Warlop, con studi nelle arti multimediali, l’ensemble di teatro musicale Club Gewalt da Rotterdam. Invitati nei contesti più diversi, sono figure poliedriche che spostano i confini delle diverse discipline mettendo in gioco le reciproche influenze e proponendo nuovi linguaggi drammaturgici dove la scrittura è per lo più scrittura scenica e non testuale.

Per la prima volta in Italia, Julian Hetzel, autore di performance dal segno politico, è invitato alla Biennale con tre opere. All Inclusive è stato paragonato alla versione teatrale del film di Ruben Ostlund The Square: al centro l’estetizzazione della violenza che un cumulo di macerie provenienti dall’area del conflitto siriano rappresenta, sollevando il velo sulla linea sottile e ambigua tra sfruttamento e impegno nel processo artistico. The Automated Sniper riflette sull’oscillazione tra reale e virtuale, sulla “ludicizzazione” della violenza, quando le guerre sono combattute sempre più a distanza, attraverso i droni, per cui guardare in uno schermo equivale a uccidere. I’m Not Here Says the Void è un “poema” sull’assenza tra teatro visivo, danza, scultura, musica elettronica, un lavoro sull’immaginazione e sulla realtà come creazione dello spettatore.

Ha fatto il giro del mondo Mystery Magnet di Miet Warlop, oltre ad aver vinto il premio Stuckemarkt Theatertreffen nella sezione per nuovi modi di teatro, con la sua trama di colori, forme e figure che prendono vita in un universo allucinato e stravagante. Di Miet Warlop si vedrà anche Ghost Writer and the Broken Hand Break, performance fondata sull’ossessione per il movimento concentrico: tre performer danzano sul proprio asse come dervisci rotanti, fanno esplodere la loro potenza nascosta propagando negli spettatori un senso di libertà.

Monteverdi e David Bowie, Wagner, Skrjabin e Kaynee West, ma anche Andy Warhol e Marcel Duchamp: è l’energia esplosiva (questo significa Gewalt) del collettivo di sette performer, cantanti, musicisti, attori che offrono una vitale e anticonformista alternativa al mondo dell’opera. Alla Biennale, che li ospita per la prima volta in Italia, si vedranno Yuri, ovvero ascesa e caduta del “signore degli anelli”, il ginnasta olandese Yuri Van Gelder, e la techno-opera Club Club Gewalt 5.0 Punk, un night club folle ed eclettico con le sue esplosive esibizioni musicali e un bar che non chiude mai.

È infine Jens Hillje, premiato con il Leone d’oro alla carriera, a compendiare in varia misura tutte le declinazioni del drammaturgo oggi. Per anni condirettore artistico della Schaubühne di Berlino che ha rivoluzionato insieme a Thomas Ostermeier e Sasha Waltz, Hilljie rappresenta il drammaturgo che non è più solamente artefice della scrittura o dell’elaborazione di testi teatrali. Oggi Hillje è condirettore artistico del Gorki Theater, che ha contribuito a rendere fulcro della nuova scena berlinese, collaborando con i più importati nomi della scena internazionale ma anche cercando sinergie fra giovani artisti, autori, registi, scoprendo nuovi talenti e creando anche un nuovo pubblico.

Il tema drammaturgie sarà sotto i riflettori di un simposio con alcuni esponenti delle migliori riviste internazionali di teatro; il tema sarà, inoltre, oggetto degli incontri quotidiani con gli artisti del Festival, moderati da Claudia Cannella, critica di teatro e direttrice della rivista “Hystrio”, con la traduzione simultanea di Ilaria Matilde Vigna.

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Biennale College – Registi

Dedicato ai giovani italiani under 30 per dare voce e visibilità a chi opera nel panorama teatrale del nostro Paese tenendo conto delle difficoltà di ingresso e del divario generazionale, Biennale College – Registi si sviluppa nell’arco di un biennio. La seconda edizione, che copre il 2018/19, si completa quindi con la presentazione di due spettacoli all’interno del 47. Festival Internazionale del Teatro mentre è già avviata la terza edizione.

– Leonardo Manzan, romano, 26 anni, vincitore dell’edizione 2018/19 presenterà all’interno del Festival Cirano deve morire, liberamente ispirato al Cyrano de Bergerac, spettacolo prodotto dalla Biennale di Venezia e realizzato con il tutoraggio del Direttore Antonio Latella.

– Il College riserva al Festival il debutto di un altro giovane regista: Giovanni Ortoleva, 26 anni fiorentino, destinatario della menzione speciale, che presenterà Saul, liberamente ispirato ad André Gide e all’Antico Testamento.

Il bando per la terza edizione di Biennale College – Registi, che copre il biennio 2019-20, lanciato a novembre, ha raccolto 72 domande per la prima selezione.

Dal 25 al 28 marzo a Venezia i primi registi ammessi parteciperanno a una discussione dei loro progetti con il Direttore Antonio Latella: da questa fase verranno selezionati fino a 12 registi.

Dal 24 al 26 aprile, sempre a Venezia, i nuovi selezionati presenteranno una parte del proprio progetto (da 5 a 10 minuti), presentazione da cui emergeranno fino a 6 registi.

Nel corso del 47. Festival Internazionale del Teatro i registi ammessi presenteranno la prima parte del loro lavoro (da 20 a 30 minuti) alla presenza degli allievi e dei maestri che partecipano alle attività di Biennale College – Masterclass 2019. Da quest’ultima prova emergerà il vincitore del premio di produzione previsto dal bando.

Terminata le fasi di selezione, è nel corso del prossimo anno che il regista vincitore realizzerà il suo spettacolo, definendolo e sviluppandolo in tutti i suoi aspetti con il tutoraggio del Direttore del Settore Teatro Antonio Latella. Lo spettacolo verrà quindi presentato al 48. Festival Internazionale del Teatro.

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Biennale College – Autori

Lo scorso anno è stato lanciato un bando, sviluppato nell’arco del triennio 2018-19-20, dedicato a scrittori di teatro under 40 del nostro Paese, invitandoli a confrontarsi con una scrittura in grado di raccontare il presente. Bando tanto più importante se si considera il grande interesse che oggi suscita l’autorialità in molti Paesi europei ed extra-europei, e la centralità del tema “drammaturgie” per la Biennale Teatro quest’anno.

Al bando hanno risposto 181 autori tra cui sono stati selezionati 20 nomi.

Dalla partecipazione dei 20 alla masterclass di drammaturgia di Linda Dalisi e Letizia Russo (tutor per tutto il triennio di Biennale College – Autori) lo scorso anno sono emersi 11 autori.

Agli 11 selezionati è stata affidata la scrittura di un testo su un unico tema: alla fine di questa prova, i testi ammessi e proposti in lettura durante il 47. Festival Internazionale del Teatro sono quelli di Caroline Baglioni, Pier Lorenzo Pisano, Dario Postiglioni.

Biennale College – Autori si concluderà nel 2020 saldandosi con Biennale College – Registi nell’unico progetto della produzione di uno o due testi inediti messi in scena dagli stessi giovani registi che verranno selezionati.

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Biennale College – Masterclass

Artisti, attori, autori, danzatori, scenografi, sound designer, performer, registi sono i destinatari delle sei masterclass di regia, recitazione, arte performativa, coreografia, traduzione e drammaturgia, sound e set design che si svolgeranno nel corso del 47. Festival Internazionale del Teatro (22 luglio > 5 agosto) con Julian Hetzel, Thom Luz, Annelisa Zaccheria e Franco Visioli, Michele Di Stefano, Monica Capuani, Susie Dee. I bandi saranno on line dalla fine di febbraio all’indirizzo: www.labiennale.org/it/biennale-college.

Come ogni anno, il Direttore Antonio Latella offre ai maestri un tema comune di lavoro: quest’anno sarà la “ricetta”.

La mano di un cuoco, forse, nel nostro gioco metaforico, può essere paragonata a quella di un drammaturgo, che durante la stesura di un testo dosa le sue ispirazioni prima di servirlo al pubblico. Come un cuoco, può creare quasi dal nulla una ricetta o elaborarne una dai sapori tradizionali per appagare chi lo avrà scelto o chi avrà scelto il suo piatto o il ristorante per cui lavora.

Raramente un cuoco cucina solo per se stesso e così è, o dovrebbe essere, il risultato del lavoro di un drammaturgo; se un racconto non riguarda in qualche modo lo spettatore o l’ascoltatore questi ultimi probabilmente non gli presteranno attenzione, dimenticando facilmente un testo che ha come riferimento solo se stesso.

Invitiamo i Maestri di quest’anno a lavorare su una ricetta, qualsiasi essa sia, cercando insieme agli attori e ai suoi collaboratori di costruire metaforicamente il piatto da servire al pubblico, il piatto di apertura di Biennale College”.

Il 5 agosto si svolgerà la tradizionale maratona finale che presenterà senza soluzione di continuità nell’unico spazio del Teatro alle Tese le brevi performance realizzate dai giovani artisti e i maestri di Biennale College.

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Biennale College – ASAC

Per il secondo anno verrà lanciato il bando Scrivere in residenza, destinato a giovani laureati italiani under 30, che prevede un percorso di ricerca sul campo con la partecipazione al Festival e di studio con la frequentazione dell’Archivio Storico della Biennale di Venezia, attraverso il tutoraggio di professionisti e la supervisione dei Direttori di settore. Il bando coinvolge tutti i settori della Biennale: Danza, Musica, Teatro, Cinema, Architettura, Arte.

Come per ogni settore, Scrivere di teatro avrà un tema specifico scelto in relazione al programma del festival e verrà approfondito sotto la guida di un tutor. Successivamente alla visione degli spettacoli del festival, i giovani studiosi entreranno nello specifico del proprio tema in Archivio: guidati dal tutor porteranno avanti una ricerca di fonti, di riferimenti storici per la redazione di un testo.

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Si ringraziano il Ministero per i Beni e le Attività Culturali per il suo importante contributo e la Regione del Veneto per il sostegno accordato ai programmi dei Settori Danza Musica e Teatro della Biennale di Venezia.

Da oggi tutte le informazioni sulle attività 2019 dei Settori Danza Musica e Teatro sono disponibili sul sito della Biennale di Venezia www.labiennale.org

 

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