“Dalibor” di Bedřich Smetana

Telecrazia cavalleresca all'Opera di Francoforte

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Dalibor
Izabela Matuła (Milada) e Aleš Briscein (Dalibor). Foto di Monika Rittershaus

Dalibor di Bedřich Smetana non fa parte del novero di opere di compositori cechi che passano regolarmente sui palcoscenici lirici e che comprende i lavori di Leoš Janáček, Rusalka di Antonín Dvořák e La sposa venduta (Prodaná nevěsta) dello stesso Smetana. L’unico dramma musicale scritto da Smetana ha carattere di epos nazionale (nonostante il libretto in tedesco). Si è nel quindicesimo secolo e Dalibor attende nelle segrete del castello di Praga la sua esecuzione. Il cavaliere si è macchiato dell’uccisione di un tiranno. La sorella del despota, Milada, prima testimonia contro di lui, poi se ne innamora e cerca di liberarlo, introducendosi nella segreta travestita in abiti maschili. Una trama simile al Fidelio, con la differenza che qui non c’è lieto fine e l’opera si conclude con la morte di Milada fra le braccia dell’eroe. Opera drammatica, di nobile argomento cavalleresco e di sentimenti forti.

Dalibor
Gordon Bintner (Vladislave) e Ensemble. Foto di Monika Rittershaus

Si apprezza quindi la scelta dell’Opera di Francoforte di proporre Dalibor al proprio pubblico. Peccato che lo spettacolo creato dal team registico di Florentine Klepper banalizzi la vicenda cavalleresca inserendola in un assemblaggio di cronaca insipida da rotocalco politico e traportandola in un mondo sospeso fra telecrazia e black block (ma i gilet gialli non sarebbero stati più attuali?) in cui si perde ogni epica romantica. Dalibor è processato non in un tribunale ma in un reality-show giudiziario “TV-TRIBUNAL” in cui gli spettatori in studio applaudono a comando. Gli imputati sono condannati o assolti in base ai “like” e ai “dislike” del pubblico. Pollice verso per il nobile Dalibor che finisce in una prigione post-moderna, guardato a vista da una selva di telecamere. Il re Vladislav perde ogni nobiltà e si trasforma un anchor-man in giacchina di lamé blu fosforescente (il baritono Gordon Bintner si appropria con perizia del ruolo, sia nei movimenti che nel canto). Il generoso popolo ceco che si ribella e cerca di salvare Dalibor diventa un’orda di manifestanti in felpa nera appena usciti da un centro sociale. Jitka la leader dei ribelli (il soprano Angela Vallone, incantevole per voce e gesto) all’inizio della recita viene trasformata in una dimostrante Femen. In questo catalogo di ovvietà non può certo mancare la scritta con lo spray Fuck the System. In tutto ciò, anche la tensione fra le dimensioni drammaturgiche dell’opera (libertà e ordine costituito, amore, speranza) affoga nell’ovvio. Vista la cronica assenza di Dalibor dalle scene ci si aspettava di meglio. Un’occasione persa. Non meraviglia che alla prima la regia sia stata salutata da una salva di fischi.

Dalibor
Ensemble. Foto di Monika Rittershaus

Fortunatamente il lato musicale dello spettacolo risolleva la serata. La Frankfurter Opern- und Museumsorchester, ai comandi di Stefan Soltesz, rimanda il caldo colore romantico della partitura e ne lascia trasparire i richiami wagneriani. Nel tessuto musicale intrecciato da Smetana spiccano le parti solistiche, come i violini malinconici che ricordano a Dalibor l’amico Zdeněk ucciso dal tiranno. I due spasimanti riscuotono i favori della platea. Aleš Briscein restituisce con voce tenorile generosa gli accenti virili, e a volte annoiati, di Dalibor. Izabela Matuła si cala nella parte non facile di Milada, padroneggiandone bene sia gli acuti che i momenti più lirici e distesi. Appassionato il duetto notturno del secondo atto. Bene i comprimari fra cui risaltano Thomas Faulkner nei panni del carceriere mediatico. Sempre eccellente il coro.

Alla fine applausi calorosi per cantanti e orchestra.

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Dalibor
Angela Vallone (Jitka) e Theo Lebow (Vítek) e comparse della Oper Frankfurt. Foto di Monika Rittershaus

DALIBOR

Bedřich Smetana1824-1884

Opera lirica in tre atti

Libretto in tedesco di Josef Wenzig

Prima rappresentazione: 16 maggio 1868, Praga

In tedesco con sovratitoli in tedesco e in inglese

Direttore Stefan Soltesz

Regia Florentine Klepper

Scene Boris Kudlička

Costumi Adriane Westerbarkey

Video Anna Henckel-Donnersmarck, Kai Ehlers

Luci Jan Hartmann

Maestro del coro Tilman Michael

Drammaturgia Norbert Abels

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CAST

Dalibor Aleš Briscein

Milada Izabela Matuła

Vladislav Gordon Bintner

Budivoj Simon Bailey

Beneš Thomas Faulkner

Vítek Theo Lebow

Jitka Angela Vallone

Chor della Oper Frankfurt

Frankfurter Opern- und Museumsorchester

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