Doppia coppia alla Biennale Danza 2019: Bára Sigfúsdóttir ed Eivind Lønning, Luke George e Daniel Kok

Il 26 giugno, ore 19.30, alle Tese dei Soppalchi dell’Arsenale, nell'ambito della Biennale di Venezia

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 Biennale Danza
©Nanna_D

Mercoledì 26 giugno alle Tese dei Soppalchi dell’Arsenale (ore 19.30) per il 13. Festival Internazionale di Danza Contemporanea va in scena un singolare duetto: Bára Sigfúsdóttir, coreografa islandese per la prima volta in Italia, ed Eivind Lønning, sassofonista e compositore norvegese, insieme autori e interpreti di Tide.

Sono due performer, due corpi che gravitano sulla scena creando una relazione vibrante tra suono e silenzio, movimento e staticità. Artisti dalle esperienze diverse, danzatrice e musicista si ritrovano qui connessi e costantemente influenzati l’uno dall’altro mentre esplorano interazioni e opposizioni tra stimoli visivi e sonori, dando vita a uno scambio artistico improvvisato e strutturato al tempo stesso. Danza e musica si fondono, suono e movimento fluiscono con il ritmo della marea – tide, in inglese – che sale e scende per l’eterna forza di attrazione esercitata dalla luna e dal sole. Gli autori invitano gli spettatori a percepire Tide non soltanto con gli occhi e le orecchie, ma anche con la pelle. Perché “Tide amplifica i sensi, apre l’immaginazione e crea una tensione comunicativa unica” (B. Sigfúsdóttir).

Islandese, classe 1984, Bára Sigfúsdóttir ha studiato danza e coreografia all’Accademia delle arti prima in Islanda e poi ad Amsterdam, per proseguire al PARTS di Bruxelles di Anne Teresa De Keersmaeker. Ha collaborato con artisti di varia provenienza prima di intraprendere la carriera di coreografa nel 2012. Classe 1983, Eivind Lønning è una delle figure di maggior rilievo della scena musicale nordeuropea con riconoscimenti a livello internazionale, attivo nella musica contemporanea come nel jazz.

Anche Bunny – in scena la sera al Teatro alle Tese (ore 21.00) – del coreografo australiano Luke George e di Daniel Kok, originario di Singapore, opera, anche se in maniera diversa, sul tema della percezione, approfondendo la relazione tra spettatore e pubblico, con quella che si chiama “relational performance practice”. Spettacolo felicemente trasgressivo, Bunny mette in scena un gioco di corde e nodi ispirati alla tradizione dello shibari come a quella marinara scardinando convenzioni sociali e teatrali e interrogandosi sulla consensualità, la fiducia, le aspettative, la complicità tra artisti e spettatori. C’è consenso nella relazione artista-spettatore perché entrambi hanno deciso di condividere lo stesso spazio, ma chi è che veramente detta i contenuti artistici? L’artista serve i bisogni del pubblico, oppure il primo si limita a giocare con quest’ultimo?

Bunny rappresenta due persone in tensione tra loro. Usiamo processi e abilità derivate dal bondage ma anche dal macramé, dalla tecnica dei nodi nautici e di quelli da camping; leghiamo oggetti, animali e anche la gente; indaghiamo su come si interagisce, come ci si relaziona, con quali aspettative e quali esiti; si tratta di fatti intimi ma anche politici, di pratiche che cambiano le persone e le situazioni” (Kok e George).

I lavori di Luke George, sempre tesi a operare con metodi non ortodossi e presentati spesso in collaborazione con altri artisti, sono stati presentati ai Rencontres Chorégraphiques Internationales de Seine-Saint-Denis, a Berlino, Düsseldorf, Barcellona, Tokyo, Singapore, New Haven (Yale University), New York City (Abrons Arts Centre, Movement Research and The Chocolate Factory Theatre).

Per il ciclo di film proposto al Giardino Marceglia (ore 16.30), verrà proiettato Goldberg Variations di Steve Paxton, uno dei suoi lavori più memorabili: i 54 minuti del film, ad opera del video artista belga Walter Verdin, condensano 8 anni di ricerca e 13 ore di sperimentazioni del danzatore e coreografo americano che più di tutti ha aperto strade innovative alla danza e insieme a tutte le arti.

A seguire, un’altra icona della danza contemporanea: Lucinda Childs, La grande fugue de Beethoven di Marie-Hélène Rebois. Il film è la ripresa della personale lettura che la coreografa americana, già Leone d’oro alla carriera, fa del celebre pezzo di Beethoven per il Ballet de l’Opéra de Lyon.

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IL PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 26 GIUGNO

ore 16.30 Giardino Marceglia, film Goldberg Variations (2008, 54’) di Walter Verdin con improvvisazione di danza di Steve Paxton

ore 18.00 Giardino Marceglia, film Lucinda Childs, La grande fugue de Beethoven (2016, 77’) di Marie-Hélène Rebois con i ballerini del Ballet de l’Opéra National de Lyon

ore 19.30 Tese dei Soppalchi (Arsenale), TIDE (2016, 30′) di Bára Sigfúsdóttir & Eivind Lønning

a seguire conversazione con la coreografa

ore 21.00 Teatro alle Tese (Arsenale), Bunny (2016, 120′) di Luke George & Daniel Kok

Navetta gratuita dall’Arsenale per Sant’Elena, San Zaccaria, Zattere e Piazzale Roma.

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Informazioni e punti vendita

La Biennale di Venezia – Ca’ Giustinian ( mar.>sab., 10.00>17.00) o www.labiennale.org

Venezia Unica (P.le Roma, Lido S.M.E., Ferrovia, P.zza San Marco, Tronchetto, Rialto, Accademia, Tessera, Mestre, Dolo, Sottomarina).

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