Fog (Mind the Step)

Andato in scena il 21 settembre al Florian Espace di Pescara nell'ambito del Festival Scenari Europei 2019

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Mind the Step
Foto di Malì Erotico

Mind the Step è il nome della giovanissima formazione campana diretta da Salvatore Cutrì ed è per certi versi un piccolo, assertivo manifesto programmatico: il lavoro della compagnia intende analizzare la realtà contemporanea, i suoi strumenti materiali ed i meccanismi immateriali (sociali, psicologici, cognitivi) che questi attivano. L’obiettivo dichiarato è quello del teatro “dialettico”, potremmo dire, ovvero stimolare la riflessione sollevando dubbi più che consolidando certezze.

Fog, una delle rivelazioni del Premio Scenario 2019, è un lavoro che esprime perfettamente questa visione teatrale. In scena, solo quattro sedie allineate, frontali al pubblico. Chi legge sarà già colto da un retro-pensiero e forse da uno sbadiglio: niente di nuovo, anzi niente di più visto e rivisto, usato ed usurato.

Non è così. È solo un’impressione che lo spettacolo farà presto svanire, alimentato da ritmi sempre vertiginosi. Proseguiamo, dunque: quando la luce si accende sulla scena, la percezione dello spettatore riceve da subito un messaggio di specularità, con gli attori che guardano anziché essere oggetto di sguardo. Ma anche questo dura un attimo, perché lo spettacolo non gioca su tecniche di interazione né di provocazione del pubblico, se non di carattere intellettivo. Anzi, Fog è un lavoro che trasuda contemporaneità e freschezza giovanile, ma è sostenuta da un impianto solido in tutte le sue componenti: drammaturgia, regia, recitazione.

La frontalità è un elemento fondativo dello spettacolo, presentato al festival Scenari Europei di Pescara nel formato di corto teatrale di venti minuti. I personaggi in scena parlano tra di loro ma guardano sempre gli spettatori. Si rivolgono a loro. L’un l’altro – più che parlare – interagiscono, condividono parole, frasi, monconi e singole stringhe verbali, ma con il pubblico esprimono l’interezza del loro flusso di pensieri, talvolta in contrasto con quanto dichiarano direttamente.

Ma non si tratta di monologo interiore, perché in Fog la parola drammatica viene elusa, superata, ricreata a partire da un materiale studiatamente narrativo. Siamo insomma davanti ad una formula riattualizzata di teatro epico, impossibile da immaginare prima dell’avvento massivo del digitale e dunque eminentemente voce dei nostri tempi.

I tre personaggi principali si attivano ad intermittenza davanti a noi, proprio come se fossero degli utenti di una chat di cui il pubblico possiede le chiavi, alla stregua di un amministratore occulto. C’è anche un quarto personaggio che si attiva però solo in un secondo momento, quando le vicende dei tre giovanissimi vengono condivise in diretta, esponendole così alla fruizione pubblica indiscriminata.

Ma si tratta di personaggi a tutti gli effetti. Ciò vuol dire che, nella loro rimodulazione del linguaggio teatrale, i Mind The Step non ricorrono ad una pura coralità impersonale tramite cui il testo venga giocato in termini ritmici, espediente che pure ricorre di sovente nei lavori degli artisti emergenti nell’ultimo decennio (da Babilonia Teatri a Liv Ferrachiati). Anche la nudità estrema della scena non risponde a scelte stilistiche in chiave minimalista, per farsi elemento programmatico e necessario di un intero progetto di spettacolo.

Il tutto incornicia e sostiene il quadro di una serata qualunque tra adolescenti, sospesa tra senso del vuoto ed un bisogno di assenso riacceso oltre i limiti naturali dalla comunicazione tecnologica (autoscatti, condivisione, accumulo di like). Una iper-possibilità che abitua la mente ad una illusione di controllo sulla realtà. Ma cosa succede quando la realtà si reimpone, quando gli eventi precipitano e la situazione diventa urgente o addirittura tragica?

È qui che si mostra in tutta la sua compattezza la nebbia, l’obnubilamento della percezione, la consapevolezza di quanto accade realmente e delle sue conseguenze effettive.

Lavoro estremamente interessante, proposto in una messinscena che trasmette accuratezza e preparazione, dove una levità godibilissima delle battute convive con un precipitato profondo ed inquieto.

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CREDITS:

Fog

Con Chiara Celotto, Claudia D’Avanzo, Simone Mazzella, Manuel Severino

Compagnia: Mind the Step (Caserta)

Testo: Francesco Ferrara

Regia: Salvatore Cutrì

Festival Scenari Europei 2019 (V edizione)

Florian Metateatro (Centro di Produzione Teatrale)

Collaborazione con Associazione Scenario